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	<title>Chi sono</title>
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	<description>Modelli inediti di narrazione</description>
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	<title>Chi sono</title>
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		<title>Trianon Viviani, la sfida dei giovani</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Nacarlo Antonio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 Oct 2026 00:50:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A Forcella la nuova stagione si chiama Curre curre guaglio’. Il direttore artistico presenta a F2 Radio Lab un progetto che contamina canzone popolare, sperimentazione e accessibilità, con un biglietto speciale per gli studenti. La scommessa di Pierpaolo Sepe parte dalla musica napoletana Che cosa deve fare oggi un teatro pubblico per diventare un luogo [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>A Forcella la nuova stagione si chiama</strong> <em><strong>Curre curre guaglio’</strong></em><strong>. Il direttore artistico presenta a F2 Radio Lab un progetto che contamina canzone popolare, sperimentazione e accessibilità, con un biglietto speciale per gli studenti.</strong></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="960" height="516" src="https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/10/TRIANON_25_26_STAGIONE_Sito.jpg-1.jpeg" alt="" class="wp-image-2053" srcset="https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/10/TRIANON_25_26_STAGIONE_Sito.jpg-1.jpeg 960w, https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/10/TRIANON_25_26_STAGIONE_Sito.jpg-1-300x161.jpeg 300w, https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/10/TRIANON_25_26_STAGIONE_Sito.jpg-1-768x413.jpeg 768w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading">La scommessa di Pierpaolo Sepe parte dalla musica napoletana</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Che cosa deve fare oggi un teatro pubblico per diventare un luogo frequentato anche da chi, per abitudine, formazione o possibilità economiche, resta lontano dalla sua programmazione? La domanda accompagna il progetto presentato da <strong><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Pierpaolo_Sepe">Pierpaolo Sepe</a></strong>, direttore artistico del <a href="https://www.napoliupclose.it/trianon_viviani-danza-moderna/">Trianon Viviani,</a> intervenuto a F2 Radio Lab, la radio dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, per illustrare le linee della stagione <em><strong>Curre curre guaglio</strong>’</em>, al debutto venerdì 16 ottobre.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’ambizione dichiarata è portare più giovani in platea, ma la questione investe anche il modo in cui un’istituzione culturale sceglie di parlare alla città, quali espressioni artistiche decide di accogliere e quanto sia disposta a misurarsi con forme musicali che appartengono alla contemporaneità napoletana. Il Trianon, nel cuore di Forcella, individua nella canzone un terreno di confronto particolarmente fertile, capace di mettere in relazione tradizione e sperimentazione senza confinare il repertorio partenopeo in una rappresentazione esclusivamente nostalgica.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La canzone napoletana fuori dal museo</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La stagione si apre con <em><strong>Radio Trianon – Neomelodica</strong></em>, concerto che mette al centro un genere musicale spesso raccontato attraverso giudizi contrapposti, ma che occupa uno spazio significativo nell’immaginario e nei consumi musicali di Napoli. L’idea di Sepe è affidarne la rilettura a interpreti provenienti da esperienze differenti, lasciando che la materia neomelodica incontri sonorità indie, rap e rock e si confronti con sensibilità artistiche lontane tra loro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A curare gli arrangiamenti e la direzione musicale sarà<strong> Ernesto Nobili,</strong> mentre <strong><em>Maldestro </em></strong>vestirà i panni di voce narrante, firmando anche i testi originali. <strong>Sul palco si alterneranno Bagarija orkestar, Francesco Di Bella, EbbaneSis, Ivan Granatino, Ida Rendano, Dario Sansone, Irene Scarpato e ’o Zulù, </strong>in una formazione che riunisce percorsi musicali e linguaggi differenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La scelta è significativa perché sposta l’attenzione dal giudizio sul genere alla possibilità di comprenderne la presenza nella vita culturale della città. <strong>La canzone neomelodica,</strong> con il suo immaginario sentimentale, le sue forme espressive e la sua diffusione popolare, costituisce un fenomeno che merita di essere osservato anche attraverso le trasformazioni che attraversano la società napoletana. Portarla in teatro e affidarla a musicisti provenienti da altri ambiti significa aprire uno spazio di interpretazione, nel quale il repertorio può essere riascoltato e sottoposto a nuove letture.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il progetto inaugurale suggerisce dunque una direzione precisa: fare del teatro un luogo nel quale le espressioni musicali della città possano incontrarsi, anche quando provengono da ambienti che raramente condividono lo stesso palcoscenico.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un teatro pensato per chi deve ancora scoprirlo</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il rapporto con le nuove generazioni costituisce l’altro asse della programmazione annunciata da Sepe. Tra le iniziative previste figurano uno spettacolo prodotto ogni anno e rivolto al pubblico under 35 e una rassegna musicale dedicata agli artisti under 30 della scena napoletana e campana. A queste proposte si affianca l’invito ai giovani musicisti e creativi a presentare i propri progetti, con l’obiettivo di favorire un confronto diretto tra il teatro e le realtà artistiche che operano sul territorio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Durante l’intervista a<strong> F2 Radio Lab</strong>, Sepe ha espresso chiaramente il senso di questa scelta:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph"> «Da quest’anno vogliamo che i giovani riempiano il teatro». Il direttore artistico ha inoltre criticato un modello di programmazione costruito sull’assenza del pubblico giovane, definendolo espressione di un «teatro borghese, stanco e noioso».</p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Il tema, tuttavia, non riguarda soltanto la capacità di intercettare gusti e interessi differenti. Un teatro che desidera ampliare il proprio pubblico deve anche interrogarsi sulle condizioni che rendono possibile la partecipazione, a partire dal costo del biglietto e dalla familiarità con i luoghi della cultura. Per questo la proposta artistica viene accompagnata da una misura concreta: un biglietto speciale al prezzo di cinque euro per gli studenti universitari di tutte le facoltà, esteso agli allievi dell’<strong>Accademia di Belle Arti</strong> e delle scuole di teatro, musica e danza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’agevolazione si rivolge a una platea che comprende tanto chi studia discipline artistiche quanto chi frequenta percorsi universitari apparentemente lontani dal mondo dello spettacolo. L’intento è favorire un accesso più ampio alla programmazione e offrire agli studenti la possibilità di frequentare il teatro con maggiore continuità.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><em>Curre curre guaglio’</em>, una dichiarazione d’intenti </h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il titolo scelto per la stagione richiama il celebre brano dei 99 Posse e porta con sé una precisa associazione con la cultura musicale napoletana degli ultimi decenni. La corsa evocata dal titolo diventa così un&#8217;immagine coerente con l&#8217;idea di una programmazione che vuole muoversi tra generazioni, linguaggi e forme espressive, mantenendo il proprio radicamento nel quartiere che ospita il teatro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Trianon Viviani opera in un contesto urbano nel quale la musica popolare, le relazioni di prossimità e le trasformazioni sociali fanno parte della vita quotidiana. Il rapporto con Forcella costituisce perciò un elemento importante del progetto: un teatro pubblico può contribuire alla vitalità culturale di un territorio anche attraverso le scelte con cui costruisce il proprio pubblico, apre le porte a nuovi artisti e favorisce occasioni di incontro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La stagione di Sepe muove da questa prospettiva, affidando alla musica il compito di mettere in relazione un patrimonio conosciuto con le sensibilità del presente. Sarà il confronto con il pubblico, nel corso dei prossimi mesi, a mostrare quanto questa impostazione riuscirà a tradursi in una frequentazione più ampia e continuativa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’intervista integrale a Pierpaolo Sepe è disponibile nella sezione web TV del sito istituzionale del Trianon Viviani, <a href="https://teatrotrianon.org/">teatrotrianon.org</a>. Il teatro si avvale del sostegno della Regione Campania, della Città Metropolitana di Napoli e del Ministero della Cultura, con il patrocinio di Rai Campania.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per Napoli Up Close, raccontare questa nuova stagione significa osservare da vicino una delle questioni centrali della vita culturale napoletana: la possibilità che le istituzioni pubbliche costruiscano un rapporto vivo con le generazioni che crescono nella città, riconoscendone gusti, linguaggi e capacità creative senza rinunciare alla complessità della proposta artistica. È in questo incontro, tra il palcoscenico e la platea, che si misurerà la scommessa del Trianon Viviani.</p>



<div style="background-color:#f3efe6;color:#1a1a1a;border-left:4px solid #b60202;padding:22px 24px;margin:28px 0;font-family:Georgia,serif;box-sizing:border-box;">
<h3 style="color:#b60202;margin-top:0;margin-bottom:18px;">Trianon Viviani – Curre curre guaglio’</h3>
<p style="color:#1a1a1a;"><strong>Inaugurazione della stagione:</strong> venerdì 16 ottobre 2026, ore 21:00</p>
<p style="color:#1a1a1a;"><strong>Spettacolo:</strong> Radio Trianon – Neomelodica</p>
<p style="color:#1a1a1a;"><strong>Luogo:</strong> Teatro Trianon Viviani, Forcella, Napoli</p>
<p style="color:#1a1a1a;"><strong>Biglietto studenti:</strong> 5 euro per universitari di tutte le facoltà, allievi dell’Accademia di Belle Arti e delle scuole di teatro, musica e danza.</p>
<p style="color:#1a1a1a;"><strong>Botteghino:</strong> dal martedì al sabato, 10:00–13:30 e 16:00–19:00; domenica e festivi, 10:00–13:30.</p>
<p style="color:#1a1a1a;"><strong>Telefono:</strong> 081 0128663</p>
<p style="color:#1a1a1a;margin-bottom:0;"><strong>Informazioni:</strong> <a href="https://teatrotrianon.org/" style="color:#b60202;">teatrotrianon.org</a> – <a href="mailto:boxoffice@teatrotrianon.org" style="color:#b60202;">boxoffice@teatrotrianon.org</a></p>
</div>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="555" src="https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/10/teatro_trianon1-1024x555.jpg" alt="" class="wp-image-2054" srcset="https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/10/teatro_trianon1-1024x555.jpg 1024w, https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/10/teatro_trianon1-300x163.jpg 300w, https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/10/teatro_trianon1-768x416.jpg 768w, https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/10/teatro_trianon1.jpg 1500w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
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		<title>Videocittà, Napoli incontra l’arte digitale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Nacarlo Antonio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 Oct 2026 01:13:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Videocittà Napoli 2026 arriva al Real Albergo dei Poveri con installazioni immersive, videoarte e sperimentazione digitale dedicate al mare. Videocittà Napoli, il mare incontra l’arte digitale al Real Albergo dei Poveri Napoli accoglie Videocittà e lo fa scegliendo uno dei luoghi più emblematici della propria storia urbana. Il Real Albergo dei Poveri, monumentale edificio settecentesco [&#8230;]</p>
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<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Videocittà Napoli 2026 arriva al Real Albergo dei Poveri con installazioni immersive, videoarte e sperimentazione digitale dedicate al mare.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="798" src="https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/10/e016fc7e-2b9f-4b02-aa83-8ce6cc236128-1024x798.jpg" alt="" class="wp-image-2057" srcset="https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/10/e016fc7e-2b9f-4b02-aa83-8ce6cc236128-1024x798.jpg 1024w, https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/10/e016fc7e-2b9f-4b02-aa83-8ce6cc236128-300x234.jpg 300w, https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/10/e016fc7e-2b9f-4b02-aa83-8ce6cc236128-768x599.jpg 768w, https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/10/e016fc7e-2b9f-4b02-aa83-8ce6cc236128-1536x1197.jpg 1536w, https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/10/e016fc7e-2b9f-4b02-aa83-8ce6cc236128.jpg 1600w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h3 class="wp-block-heading">Videocittà Napoli, il mare incontra l’arte digitale al Real Albergo dei Poveri</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Napoli accoglie Videocittà e lo fa scegliendo uno dei luoghi più emblematici della propria storia urbana. Il Real Albergo dei Poveri, monumentale edificio settecentesco oggi interessato da un importante processo di recupero. Il monumento diventa per il 10 e 11 ottobre lo scenario di un percorso dedicato alle arti digitali. Installazioni immersive e alle nuove forme di espressione audiovisiva.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ideato da Francesco Rutelli, il festival arriva in città dopo nove edizioni romane, portando con sé una ricerca che mette in dialogo immagini in movimento, architettura e trasformazione degli spazi urbani. A Napoli il tema scelto è il mare, elemento che attraversa la storia e l’identità del territorio. Dalle rotte del Mediterraneo al paesaggio del Golfo, e che diventa materia visiva attraverso cui artisti e creativi esplorano il rapporto tra natura e tecnologia.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le istallazioni</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Nella Galleria Centrale, le opere di Juan Carlos Beltrán, MAOTIK, Matías Alonso Revelli e Milkorva costruiscono un paesaggio digitale fatto di immagini, geometrie e simulazioni in movimento. Nel Refettorio, <em>UNDA</em> di Visioni Parallele Creative Studio intreccia luce, laser e suono. Tutto accompagnato dalle tracce di Francesca Heart e NZIRIA. La Corte Interna ospita invece videoarte, proiezioni e incontri. Li troveremo i lavori di Quayola, Adrian Paci e Ilaria Abbiento, oltre alle opere presentate da Ibrida Festival.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Accanto alle installazioni, il programma comprende talk dedicati alla rigenerazione urbana, alla tutela della risorsa idrica e al rapporto tra cultura, innovazione e sviluppo della città. Il Real Albergo dei Poveri diventa così un punto d’incontro tra ricerca artistica e questioni contemporanee, in un dialogo che coinvolge istituzioni, professionisti e protagonisti della scena creativa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Videocittà Napoli 2026 è promosso e finanziato dal Comune di Napoli e dalla Regione Campania, con il sostegno di Scabec nell’ambito delle iniziative di valorizzazione del patrimonio UNESCO e degli itinerari culturali regionali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un appuntamento che porta le arti digitali in uno spazio storico di straordinaria dimensione, offrendo una prospettiva diversa sul patrimonio architettonico e sulle possibilità di rigenerazione culturale della città.</p>



<div style="background-color:#f3efe6;color:#1a1a1a;border-left:4px solid #b60202;padding:22px 24px;margin:28px 0;font-family:Georgia,serif;box-sizing:border-box;">
<h3 style="color:#b60202;margin-top:0;margin-bottom:18px;">Videocittà Napoli 2026</h3>
<p style="color:#1a1a1a;"><strong>Date:</strong> sabato 10 e domenica 11 ottobre 2026</p>
<p style="color:#1a1a1a;"><strong>Luogo:</strong> Real Albergo dei Poveri, Napoli</p>
<p style="color:#1a1a1a;"><strong>Apertura al pubblico:</strong> dalle 18:00 alle 00:00 in entrambe le giornate</p>
<p style="color:#1a1a1a;"><strong>Ingresso:</strong> gratuito su registrazione</p>
<p style="color:#b60202;"><strong>
<p style="color:#1a1a1a;"><strong>Programma:</strong> installazioni immersive di luce e laser, videoarte, videoinstallazioni monumentali, talk, screening e appuntamenti musicali.</p>
<p style="color:#1a1a1a;"><strong>Tema:</strong> il mare, tra arte digitale, paesaggio mediterraneo, tecnologia e rigenerazione urbana.</p>
<p style="color:#1a1a1a;margin-bottom:0;"><strong>Sito ufficiale:</strong> <a href="https://www.videocitta.com/" style="color:#b60202;">www.videocitta.com</a></p>
</div>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Oltre il punto di vista @MANN</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Nacarlo Antonio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 12:39:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA]]></category>
		<category><![CDATA[arte e salute]]></category>
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		<category><![CDATA[dignità della persona]]></category>
		<category><![CDATA[FAIS]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dal 7 al 19 ottobre 2026, il Museo Archeologico Nazionale di Napoli ospita Oltre il punto di vista @MANN, un progetto espositivo promosso dalla FAIS Quando l’arte incontra la realtà dei corpi L’Ercole Farnese, la Venere Callipigia, i Tirannicidi, l’Apollo Citaredo, i Corridori e il Satiro Ebbro sono le sei opere della statuaria classica scelte [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Dal 7 al 19 ottobre 2026, il Museo Archeologico Nazionale di Napoli ospita <em>Oltre il punto di vista @MANN</em>, un progetto espositivo promosso dalla FAIS</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/10/FAIS_MANN_FOTO_STATUE_061026-2-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-2047" srcset="https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/10/FAIS_MANN_FOTO_STATUE_061026-2-1024x683.jpg 1024w, https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/10/FAIS_MANN_FOTO_STATUE_061026-2-300x200.jpg 300w, https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/10/FAIS_MANN_FOTO_STATUE_061026-2-768x512.jpg 768w, https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/10/FAIS_MANN_FOTO_STATUE_061026-2-1536x1024.jpg 1536w, https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/10/FAIS_MANN_FOTO_STATUE_061026-2.jpg 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Quando l’arte incontra la realtà dei corpi</h2>



<p class="wp-block-paragraph">L’Ercole Farnese, la Venere Callipigia, i Tirannicidi, l’Apollo Citaredo, i Corridori e il Satiro Ebbro sono le sei opere della statuaria classica scelte per <em>Oltre il punto di vista @MANN</em>, il progetto espositivo che porta al Museo Archeologico Nazionale di Napoli la campagna di sensibilizzazione <em>Siamo un’opera d’arte</em>, promossa dalla FAIS – Federazione delle Associazioni Incontinenti e Stomizzati, in collaborazione con il MANN e l’Istituto Nazionale Tumori IRCCS Fondazione G. Pascale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le sculture, espressione di una tradizione artistica nella quale il corpo umano ha assunto un ruolo centrale nella definizione dei canoni estetici occidentali, vengono presentate attraverso un intervento visivo inedito: pannelli trasparenti in plexiglass, con immagini ad alta definizione di presidi medici per stomia e incontinenza, sono collocati in modo da sovrapporsi prospetticamente alle figure scolpite. Al visitatore basta cambiare posizione per cogliere la presenza del dispositivo oppure tornare a osservare l’opera nella sua configurazione consueta, sperimentando direttamente il significato del titolo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il progetto si sviluppa così attraverso un’esperienza concreta, nella quale il movimento dello spettatore diventa parte integrante della riflessione. La percezione cambia insieme al punto di osservazione e ciò che solitamente rimane nascosto entra nel campo visivo, accanto a opere che appartengono alla storia della bellezza e della rappresentazione del corpo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una realtà che riguarda milioni di persone</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo i dati riportati dai promotori, incontinenza e stomia interessano oltre il 10% della popolazione italiana. Si tratta di condizioni che possono accompagnare patologie e percorsi terapeutici complessi, incidendo sulla quotidianità delle persone e delle loro famiglie, mentre il disagio, la vergogna e i pregiudizi continuano spesso a rendere difficile parlarne apertamente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La campagna della FAIS interviene proprio su questo terreno, portando il tema all’interno di un’istituzione culturale frequentata da un pubblico ampio e diversificato. L’utilizzo di una sacca per stomia, di un catetere o di un pannolone può modificare l’esperienza quotidiana del corpo, ma non esaurisce ciò che una persona è, né definisce la sua identità, le sue relazioni e il suo posto nella società.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Pier Raffaele Spena, presidente della FAIS, sottolinea la necessità di cambiare il modo in cui vengono percepite l’incontinenza e la stomia, condizioni con le quali convivono ogni giorno milioni di persone. La campagna <em>Siamo un’opera d’arte</em> nasce per rompere il silenzio e mettere in discussione i pregiudizi, ricordando che un presidio medico può cambiare il corpo senza intaccare il valore e la dignità di chi lo utilizza.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="730" height="1024" src="https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/10/Save-the-date_Oltre-il-punto-di-vista-21-730x1024.jpg" alt="" class="wp-image-2049" srcset="https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/10/Save-the-date_Oltre-il-punto-di-vista-21-730x1024.jpg 730w, https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/10/Save-the-date_Oltre-il-punto-di-vista-21-214x300.jpg 214w, https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/10/Save-the-date_Oltre-il-punto-di-vista-21-768x1077.jpg 768w, https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/10/Save-the-date_Oltre-il-punto-di-vista-21-1096x1536.jpg 1096w, https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/10/Save-the-date_Oltre-il-punto-di-vista-21.jpg 1276w" sizes="(max-width: 730px) 100vw, 730px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Il MANN luogo di confronto tra arte e salute</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La collaborazione con l’Istituto Nazionale Tumori IRCCS Fondazione G. Pascale amplia il significato dell’iniziativa, mettendo in relazione la dimensione sanitaria con quella sociale e umana. Alfredo Budillon, direttore scientifico dell’Istituto, richiama la responsabilità delle strutture sanitarie nel promuovere una cultura della salute capace di accompagnare le persone lungo il percorso di cura e nella vita quotidiana, evitando che le conseguenze di una malattia o di un trattamento diventino motivo di isolamento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche Francesco Sirano, direttore generale del MANN, invita a interrogarsi sul rapporto tra bellezza, armonia e condizione umana, osservando come ciascuno possa riconoscersi in un’opera d’arte attraverso sentimenti, esperienze, desideri e fragilità. La bellezza, in questa prospettiva, non si esaurisce nelle proporzioni di un corpo scolpito nel marmo, ma comprende la complessità delle esperienze che contribuiscono a definire ogni individuo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’esposizione trova così nel museo un contesto particolarmente significativo. Le opere della Collezione Farnese, conservate e valorizzate per il loro straordinario rilievo storico e artistico, diventano parte di una riflessione contemporanea che riguarda il modo in cui la società guarda ai corpi e alle differenze. La loro presenza consente di affrontare un tema delicato senza sottrarlo alla dimensione pubblica, favorendo un confronto nel quale il patrimonio culturale contribuisce alla conoscenza e alla consapevolezza collettiva.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’iniziativa, inaugurata il 7 ottobre alla presenza di rappresentanti istituzionali, professionisti sanitari, associazioni di pazienti e operatori dell’informazione, rimarrà visitabile fino al 19 ottobre negli spazi della Sala Collezione Farnese e della Villa dei Papiri.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/10/FAIS_MANN_FOTO_STATUE_061026-3-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-2048" srcset="https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/10/FAIS_MANN_FOTO_STATUE_061026-3-1024x683.jpg 1024w, https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/10/FAIS_MANN_FOTO_STATUE_061026-3-300x200.jpg 300w, https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/10/FAIS_MANN_FOTO_STATUE_061026-3-768x512.jpg 768w, https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/10/FAIS_MANN_FOTO_STATUE_061026-3-1536x1024.jpg 1536w, https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/10/FAIS_MANN_FOTO_STATUE_061026-3.jpg 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">Napoli Up Close è onorata di contribuire alla diffusione di un progetto promosso dal MANN insieme ai suoi partner, che affida alla cultura e alla forza comunicativa dell’arte un messaggio di grande rilevanza sociale.</p>
</blockquote>



<div style="background-color:#f3efe6;color:#1a1a1a;border-left:4px solid #b60202;padding:22px 24px;margin:28px 0;font-family:Georgia,serif;box-sizing:border-box;">
<h3 style="color:#b60202;margin-top:0;margin-bottom:18px;font-family:Georgia,serif;">Oltre il punto di vista @MANN</h3>
<p style="color:#1a1a1a;"><strong>Mostra:</strong> dal 7 al 19 ottobre 2026</p>
<p style="color:#1a1a1a;"><strong>Sede:</strong> Museo Archeologico Nazionale di Napoli</p>
<p style="color:#1a1a1a;"><strong>Spazi espositivi:</strong> Sala Collezione Farnese e Villa dei Papiri</p>
<p style="color:#1a1a1a;"><strong>Orario:</strong> dalle 9:00 alle 19:30</p>
<p style="color:#1a1a1a;"><strong>Ingresso:</strong> compreso nel biglietto del Museo</p>
<p style="color:#1a1a1a;"><strong>Promotori:</strong> FAIS – Federazione delle Associazioni Incontinenti e Stomizzati e MANN, in collaborazione con l’Istituto Nazionale Tumori IRCCS Fondazione G. Pascale.</p>
<p style="color:#1a1a1a;margin-bottom:0;"><em>Sei capolavori della statuaria classica diventano protagonisti della campagna di sensibilizzazione “Siamo un’opera d’arte”, dedicata al superamento dei pregiudizi su stomia e incontinenza.</em></p>
</div>
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		<title>Adda passà ’a nuttata</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Nacarlo Antonio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Oct 2026 16:53:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA]]></category>
		<category><![CDATA[25 marzo 1945]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il 25 marzo 1945, in un San Carlo requisito dagli inglesi, Eduardo portò in scena la guerra che non finiva e davanti agli amici di partito rifiutò di cambiare il finale. Prima della prima La sera del 24 marzo 1945 la compagnia di Eduardo fece le ultime due prove al San Carlo e trascorse la [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il 25 marzo 1945, in un San Carlo requisito dagli inglesi, Eduardo portò in scena la guerra che non finiva e davanti agli amici di partito rifiutò di cambiare il finale.</strong></p>



<figure class="wp-block-image alignwide size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/10/Ritratto-di-Eduardo_-disegno-di-Antonio-Nacarlo-1024x683.jpg" alt="Eduardo Napoli milionaria!" class="wp-image-2042" srcset="https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/10/Ritratto-di-Eduardo_-disegno-di-Antonio-Nacarlo-1024x683.jpg 1024w, https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/10/Ritratto-di-Eduardo_-disegno-di-Antonio-Nacarlo-300x200.jpg 300w, https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/10/Ritratto-di-Eduardo_-disegno-di-Antonio-Nacarlo-768x512.jpg 768w, https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/10/Ritratto-di-Eduardo_-disegno-di-Antonio-Nacarlo.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Eduardo &#8211; disegno di Antonio Nacarlo &#8211; collezione Catania</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Prima della prima</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La sera del 24 marzo 1945 la compagnia di Eduardo fece le ultime due prove al San Carlo e trascorse la notte all&#8217;interno del teatro. Il comando inglese aveva requisito il Massimo napoletano e per ottenere la sala fu necessario presentare lo spettacolo come una serata di beneficenza. La guerra continuava e il mattino dopo, domenica 25 marzo, alle dieci e mezza, Eduardo portò in scena <em>Napoli milionaria!</em>, una commedia che si sarebbe chiusa con una famiglia in attesa che passasse la nottata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per ottenere il teatro servirono anche rapporti personali. Paolo Ricci, giornalista, militante comunista e vicino di casa di Eduardo al Parco Grifeo, aveva rapporti con l&#8217;avvocato Gennaro Fermariello, presidente del CLN napoletano e, dall&#8217;8 gennaio 1945, sindaco di Napoli ed esponente del Partito d&#8217;Azione. Fermariello si rivolse più volte agli ufficiali inglesi, ricevendo ogni volta un rifiuto, finché la presentazione dello spettacolo come serata di beneficenza rese possibile la concessione del teatro per la mattina del 25 marzo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In sala sedevano Mario Alicata, Paolo Ricci, Giorgio Amendola, Maurizio Valenzi e il giovanissimo Giorgio Napolitano. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La prima arrivò così in una Napoli nella quale la guerra continuava a vivere nelle cose, nei rapporti e nelle necessità quotidiane. La rete che aveva permesso a Eduardo di arrivare al San Carlo univa l&#8217;amministrazione della città liberata, l&#8217;antifascismo, l&#8217;ambiente comunista e il mondo della cultura. Prima ancora che cominciasse lo spettacolo, quella rete aveva già portato la politica dentro la storia di <em>Napoli milionaria!</em>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il ritorno in città</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Eduardo era tornato in una città profondamente diversa da quella che aveva lasciato. Per comprendere <em>Napoli milionaria!</em> occorre ricordare il percorso precedente dell&#8217;autore. La guerra non cancella la sua storia teatrale e la commedia non nasce da una improvvisa conversione al dramma politico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il maestro viene da una formazione fondata sulla tradizione della farsa napoletana. Dall&#8217;esperienza della compagnia con Peppino e Titina, dal rapporto decisivo con Pirandello negli anni Trenta e da una conoscenza scenica, più sotterranea, della lezione di Čechov. Il teatro di Eduardo aveva già attraversato il confine tra il comico e il tragico molto prima degli eventi bellici. Aveva imparato a trasformare la vita quotidiana in materia scenica senza perdere il respiro popolare della lingua napoletana.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In <em>Napoli milionaria!</em> quella lezione riaffiora nel motivo dell&#8217;adulterio, nella cameretta separata che torna ad avere una funzione drammatica quando Gennaro rientra dalla guerra, nella scena del finto morto, in quel continuo slittamento fra realtà e rappresentazione che raggiunge uno dei suoi momenti più evidenti quando il protagonista, mentre gli altri mangiano e parlano, osserva la scena come se fosse un mondo dal quale fosse stato improvvisamente escluso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La guerra aveva spezzato il rapporto fra il teatro e quella normalità sociale sulla quale per anni si era costruito il repertorio della compagnia. <a href="https://www.napoliupclose.it/questi-fantasmi/">Eduardo</a> tornava in una Napoli impoverita e devastata, in una città nella quale la morale quotidiana era stata sottoposta a uno sconvolgimento radicale. Il mercato nero era diventato uno dei grandi meccanismi attraverso i quali la sopravvivenza aveva preso forma durante l&#8217;occupazione. Il denaro, i rapporti con gli alleati, la fame, l&#8217;ingegno necessario per vivere avevano creato una nuova gerarchia del valore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Norman Lewis, osservatore inglese della Napoli occupata, ricordò che al San Carlo, proprio in occasione della prima di Eduardo, molte signore dell&#8217;alta e media borghesia cittadina indossavano cappotti ricavati da coperte militari provenienti dal mercato nero di Forcella. L&#8217;immagine è quasi impietosa nella sua semplicità. Dentro uno dei teatri più importanti d&#8217;Europa, mentre va in scena una commedia costruita intorno alla corruzione morale prodotta dalla guerra, il pubblico porta addosso i materiali stessi di quell&#8217;economia parallela.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cambiare per sopravvivere</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La trasformazione più interessante di <em>Napoli milionaria!</em> si vede nel personaggio di Gennaro Jovine. In una prima versione manoscritta il protagonista aveva un carattere diverso, ancora più vicino al mondo pirandelliano e segnato dalla follia e dal trauma: usciva da una degenza in manicomio dopo lo choc provocato dal ferimento subito durante le Quattro Giornate. Il testo originario sembrava costruito intorno a lui e perfino lo spazio scenico lo dichiarava, indicando il luogo dell&#8217;azione come il <em>“basso di don Gennaro”</em>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nella versione arrivata al debutto del 1945 la funzione di Gennaro cambia e con essa cambia il centro della commedia, perché il basso diventa quello di donn&#8217;Amalia. La donna conquista il centro dell&#8217;azione, mentre Gennaro assume una posizione più intermittente e laterale, che gli permette di osservare ciò che accade e di intervenire nei momenti decisivi. Progressivamente guarda gli altri personaggi e, attraverso il suo sguardo, sembra rivolgersi anche al pubblico: entra ed esce dall&#8217;azione, rimane ai margini di alcune scene e torna quando la vicenda sembra ormai avviata verso la conclusione, fino ad assumere una funzione morale che gli consente di interpretare ciò che accade intorno a lui.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È il reduce che torna in una casa che non riconosce più, l&#8217;uomo che ha attraversato la guerra e cerca di comprendere ciò che è accaduto mentre era lontano. La sua parola nasce dall&#8217;esperienza della storia e dal bisogno di interpretarla, e proprio per questo acquista un peso che supera la semplice funzione narrativa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando nel primo atto parla del calmiere, la scena assume un tono che va oltre la comicità. Gennaro denuncia un meccanismo nel quale chi possiede la parola, la cultura e la possibilità di stabilire le regole finisce per considerare il popolo incapace di decidere per sé. La sua denuncia investe il fascismo, le classi dirigenti, la diseguaglianza e l&#8217;uso politico dell&#8217;ignoranza attribuita al popolo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il discorso nasce dalla lingua di un personaggio popolare e contiene una precisa idea della responsabilità collettiva e del rapporto fra governanti e governati. Anche attraverso Gennaro, <em>Napoli milionaria!</em> costruisce così la propria forza politica a partire dalla vicenda concreta dei suoi personaggi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Donn&#8217;Amalia, metafora della Napoli del 1943</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La guerra apre ad Amalia uno spazio nel quale il commercio diventa prima una possibilità di sopravvivenza, poi un&#8217;abitudine e infine una forma di potere. Lei vende, nasconde, accumula e aspetta il momento favorevole per aumentare i prezzi, mentre il basso si trasforma nello stesso tempo in abitazione, deposito e luogo di contrattazione e la famiglia finisce per confondersi con l&#8217;impresa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Amalia appartiene alla guerra tanto quanto le appartengono le bombe, il mercato nero e la presenza degli occupanti. Nel tentativo di sopravvivere, assorbe progressivamente la logica del conflitto e lascia che la merce acquisti un peso sempre maggiore nella vita della famiglia. Quando il valore delle cose prende il posto dell&#8217;attenzione per le persone, la guerra produce un effetto che supera la distruzione materiale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il meccanismo appare con particolare evidenza nel terzo atto, quando Rituccia si ammala gravemente e la famiglia non riesce a trovare la medicina necessaria. Una medicina capace di salvare una bambina rimane fuori dalla disponibilità di chi ne ha bisogno perché qualcuno la trattiene per alimentare la speculazione. Amalia, che aveva partecipato a quella stessa logica, si trova allora nella condizione di dover cercare una merce che qualcun altro custodisce per aumentarne il prezzo. La stessa economia alla quale aveva affidato la propria fortuna entra così nella sua casa e produce le conseguenze più dure proprio nel momento in cui riguarda sua figlia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Rituccia non compare mai in scena. Può essere letta come una metafora del futuro di Napoli: una creatura che nasce malata e deve aspettare che passi la nottata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo punto <em>Napoli milionaria!</em> racconta un&#8217;economia morale rovesciata, nella quale la logica dello scambio arriva a coinvolgere anche ciò che appartiene alla cura e alla vita.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Brecht, forse</h2>



<p class="wp-block-paragraph">È qui che la questione di Bertolt Brecht diventa interessante.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La somiglianza fra <em>Napoli milionaria!</em> e <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Madre_Coraggio_e_i_suoi_figli"><em>Madre Courage e i suoi figli</em> </a>non riguarda un&#8217;impressione generica. I punti di contatto sono numerosi e, presi insieme, difficili da ignorare. Entrambe le opere si articolano lungo tre momenti storici distinti; entrambe mettono al centro una donna che ricava un guadagno dalla guerra e che trasforma la sopravvivenza in commercio. In entrambe la merce viene nascosta o trattenuta per modificare il prezzo; in entrambe compare il rapporto ambiguo con gli occupanti, la presenza della seduzione, la corruzione legata alle forniture, il conflitto fra madre e figlia e il momento in cui la protagonista si trova costretta a riconoscere, almeno per un istante, il costo umano delle proprie scelte.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ci sono poi particolari ancora più sorprendenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In <em>Madre Courage</em> la protagonista vive della guerra e della circolazione delle merci; in <em>Napoli milionaria!</em> Amalia fa altrettanto. In Brecht le bende destinate ai soldati vengono trattenute perché potrebbero essere vendute a un prezzo maggiore; in Eduardo il problema delle medicine sottratte alla circolazione arriva fino alla bambina morente. In un caso e nell&#8217;altro la guerra diventa una struttura economica che produce comportamenti, incentivi e compromessi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La somiglianza più profonda riguarda la concezione stessa della guerra. In entrambe le opere essa tende a non finire davvero quando cessano le operazioni militari. Rimane nelle persone, nei rapporti sociali, nelle forme economiche, nei valori che sono stati distrutti o sostituiti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per questo Gennaro può dire, quando gli altri credono che tutto sia finalmente terminato, che la guerra non è ancora finita e che, con essa, non è finito niente. La frase acquista un valore più ampio del semplice commento alla vicenda familiare: la guerra è diventata un modo di vivere e la sua conclusione politica non coincide con la fine delle sue conseguenze.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il problema della fonte</h3>



<p class="wp-block-paragraph">A questo punto nasce una domanda inevitabile: Eduardo aveva letto <em>Madre Courage</em>?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Qui occorre essere rigorosi. <em>Madre Courage e i suoi figli</em> debuttò a Zurigo nel 1941, mentre l&#8217;edizione italiana arrivò soltanto nel 1951, nella traduzione di Franco Fortini e Ruth Leiser. Questo dato non consente quindi di affermare che Eduardo disponesse nel 1945 di una traduzione italiana del testo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel 1945 Eduardo si muoveva però all&#8217;interno di un ambiente nel quale Brecht poteva circolare attraverso intellettuali capaci di leggere il tedesco, e soprattutto aveva uno stretto rapporto con il mondo comunista napoletano. Paolo Ricci, già coinvolto nella vicenda della prima al San Carlo, abitava vicino a Eduardo al Parco Grifeo e apparteneva a quell&#8217;ambiente culturale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La possibile mediazione di Ricci rimane un&#8217;ipotesi. Gli indizi convergono, ma la documentazione non permette di affermare che Ricci abbia consegnato a Eduardo una copia di <em>Madre Courage</em> e che Eduardo l&#8217;abbia poi trasformata in <em>Napoli milionaria!</em>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il problema diventa allora più interessante: come può una cultura teatrale attraversare un ambiente politico e riemergere in una forma completamente diversa? Eduardo non avrebbe semplicemente trasportato Brecht sul palcoscenico napoletano. Anche quando dialoga con un modello europeo, il materiale passa attraverso la memoria della città, la struttura della famiglia napoletana, la comicità fisica, il ritmo della lingua e una concezione profondamente personale del teatro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per questo è forse più corretto parlare di una presenza brechtiana dentro Eduardo, piuttosto che di una dipendenza da Brecht. Un procedimento simile appartiene già alla storia del teatro napoletano, dove materiali esterni alla tradizione entrano nel linguaggio degli autori, vengono assorbiti e trasformati fino ad assumere una forma nuova. Anche il rapporto fra fonte e creazione può essere letto in questa prospettiva: il materiale attraversa l&#8217;autore e, nel passaggio, cambia forma.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;uomo che parla al pubblico</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La funzione di Gennaro rende ancora più forte questa possibilità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il personaggio è dentro la commedia e, nello stesso tempo, sembra poterla osservare dall&#8217;esterno. Entra nella trama, se ne allontana, viene ignorato dagli altri e proprio per questo sembra rivolgersi a chi siede in platea. La sua funzione sta soprattutto in ciò che comprende e in ciò che dice.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il pubblico viene così portato a guardare ciò che accade con una certa distanza, a interrogarsi sul meccanismo sociale che ha prodotto quei comportamenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È uno dei punti nei quali la possibile lezione brechtiana acquista un significato concreto. Eduardo conserva il suo teatro e modifica la posizione dello spettatore. Il pubblico continua a ridere, a commuoversi, a riconoscere la lingua e i personaggi, mentre viene spinto a giudicare ciò che vede. La risata non basta più.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La battuta che permane</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Prima della prima, Eduardo aveva letto privatamente il copione alla presenza, tra gli altri, di Paolo Ricci e Maurizio Valenzi, insieme ad alcuni esponenti del mondo culturale napoletano. Secondo le testimonianze raccolte nella ricostruzione della vicenda, Ricci espresse il proprio dissenso per la conclusione della commedia e chiese a Eduardo di modificare <em>adda passà ’a nuttata</em>, arrivando a dirgli, in sostanza, che quella scelta lo avrebbe escluso dal loro ambiente politico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Eduardo non la cambiò.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quel rapporto con il mondo comunista era profondo e politicamente riconoscibile. Eduardo poteva condividere una cultura politica, riconoscere il ruolo del PCI, parlare il linguaggio della sinistra e costruire un&#8217;opera fortemente permeata di contenuti civili, conservando la propria libertà artistica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La commedia stessa contiene un&#8217;altra traccia significativa. La prima pubblicazione del testo, uscita nel 1946 sulla rivista <em>La Voce</em>, legata al PCI e curata da Ricci e Alicata, riportava un passaggio esplicito sul comunismo pronunciato da Gennaro. Nelle successive versioni del testo Eduardo eliminò quel passo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dalla prima al dopoguerra</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Quella prima rappresentazione fu probabilmente il punto più stretto e più produttivo della vicinanza di Eduardo al PCI. Il partito cercava in lui una figura capace di parlare al popolo e di dare forma a un teatro civile di grande forza comunicativa; Eduardo restava un autore troppo complesso per lasciarsi trasformare in semplice interprete di una linea culturale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il confronto emerge anche nella critica. Quando <em>Napoli milionaria!</em> venne pubblicata in volume nel 1950, il critico militante Carlo Muscetta accolse il testo riconoscendo il grande talento di Eduardo e gli rimproverò una eccessiva indulgenza verso il pubblico piccolo-borghese, chiedendogli di spingersi più decisamente verso una forma di arte meno conciliatoria.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Eduardo avrebbe continuato a cambiare <em>Napoli milionaria!</em>. Il film del 1950, diretto e interpretato da lui, attenua alcuni degli aspetti più militanti della versione teatrale, modifica i rapporti tra i personaggi e sposta il peso dell&#8217;opera verso una dimensione più direttamente popolare e spettacolare. Negli anni successivi il testo continuerà a essere riscritto, fino alla versione lirica musicata da Nino Rota.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La storia delle trasformazioni di <em>Napoli milionaria!</em> diventa così anche la storia del rapporto mutevole di Eduardo con la politica e con il dopoguerra italiano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;impegno politico di Eduardo prosegue nel tempo. Nel 1975, quando Maurizio Valenzi divenne il primo sindaco comunista di Napoli, Eduardo manifestò pubblicamente il proprio apprezzamento per quella elezione, salutandola come un segnale di cambiamento per una città che aveva conosciuto per troppo tempo rapporti di potere dominati dal clientelismo e dall&#8217;interesse privato. La sua posizione politica aveva ormai assunto una forma più ampia, civile, profondamente legata alla città e alle sue ferite.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sei anni dopo, nel 1981, Sandro Pertini lo nominò senatore a vita. Eduardo entrò in Senato nel gruppo della Sinistra Indipendente, dove rimase fino alla morte nel 1984.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Da Napoli a Brecht, e ritorno</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Forse è questo il punto più interessante di tutta la vicenda. <em>Napoli milionaria!</em> prende forma dentro una Napoli ancora occupata dagli inglesi e davanti a un pubblico nel quale siedono uomini destinati a occupare posti importanti nella storia politica del dopoguerra. Eduardo lavora all&#8217;interno di una rete culturale e politica che lo mette in contatto con un ambiente nel quale il teatro può diventare uno strumento capace di intervenire sulla realtà, mentre la struttura della commedia e alcune delle sue situazioni presentano affinità sorprendenti con <em>Madre Courage</em>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il dato storico più serio consiste proprio nel non trasformare queste coincidenze in una certezza che le fonti non consentono. Non sappiamo attraverso quale percorso Eduardo sia arrivato a conoscere Brecht nel 1945, e non disponiamo di una documentazione definitiva che lo dimostri. Sappiamo però che le affinità testuali sono numerose, che l&#8217;ambiente nel quale Eduardo si muoveva conosceva la cultura europea e che la trasformazione della commedia, soprattutto nella nuova funzione di Gennaro e nella centralità di Amalia, accompagna una precisa svolta verso un teatro nel quale la storia passa attraverso i suoi effetti sulla vita quotidiana.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per questo <em>Napoli milionaria!</em> conserva un&#8217;importanza che supera il suo stesso valore teatrale. La commedia diventa un documento della Napoli del dopoguerra e raccoglie tradizioni e influenze diverse: la farsa napoletana, Pirandello, la cultura popolare, l&#8217;esperienza della guerra, il comunismo napoletano, il teatro europeo e una concezione dell&#8217;arte come forma di responsabilità civile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il 25 marzo 1945, al San Carlo, una città devastata, una classe politica ancora giovane, un ambiente culturale impegnato nella ricostruzione del dopoguerra e un artista come Eduardo si trovarono nello stesso spazio, mentre la guerra continuava altrove e Napoli cominciava già a confrontarsi con il tempo che sarebbe venuto dopo.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<h3 class="wp-block-heading">Nota dell&#8217;autore</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Questa lettura nasce anche dallo studio del saggio di Toni Iermano, <em>Eduardo e la politica. Napoli milionaria! da Pirandello a Brecht andata e ritorno</em>, pubblicato nel 2015 in <em>Forum Italicum</em>, dedicato al rapporto fra Eduardo, la politica e l&#8217;ambiente culturale napoletano del dopoguerra.</p>
</blockquote>



<h3 style="color:#b60202; font-family:Georgia,serif; font-size:25px; margin:35px 0 18px 0; padding-bottom:10px; border-bottom:1px solid #b60202;">
Bibliografia
</h3>

<div style="font-family:Georgia,serif; font-size:16px; line-height:1.55; color:#1f1f1f; background:#f3efe6; padding:18px 22px; border-left:4px solid #b60202;">

<p style="margin:0 0 13px 0;">
<strong style="color:#b60202;">Brecht, Bertolt</strong>, <em>Madre Courage e i suoi figli. Cronache della Guerra dei Trent&#8217;anni</em>, in <em>Teatro</em>, volume secondo, a cura di Enrico Castellani, Torino, Einaudi, 1963, pp. 539-635.
</p>

<p style="margin:0 0 13px 0;">
<strong style="color:#b60202;">Brecht, Bertolt</strong>, <em>Madre Courage e i suoi figli</em>, traduzione di Franco Fortini e Ruth Leiser, Torino, Einaudi, 2014.
</p>

<p style="margin:0 0 13px 0;">
<strong style="color:#b60202;">Canessa, Ferruccio</strong>, <em>Attori si nasce</em>, Capri, Edizioni La Conchiglia, 2014.
</p>

<p style="margin:0 0 13px 0;">
<strong style="color:#b60202;">De Filippo, Eduardo</strong>, <em>Napoli milionaria!</em>, in <em>Teatro</em>, volume secondo, tomo primo, <em>Cantata dei giorni dispari</em>, a cura di Nicola De Blasi e Paola Quarenghi, Milano, Mondadori, 2005, pp. 5-270.
</p>

<p style="margin:0 0 13px 0;">
<strong style="color:#b60202;">Di Franco, Franco</strong>, <em>Eduardo</em>, Roma, Gremese, 1978.
</p>

<p style="margin:0 0 13px 0;">
<strong style="color:#b60202;">Hatem, Heide</strong>, «1945-1950: Il tema della guerra nel teatro di Eduardo De Filippo», <em>Narrativa</em>, n. 24, 2003, pp. 209-225.
</p>

<p style="margin:0 0 13px 0;">
<strong style="color:#b60202;">Iermano, Toni</strong>, «Eduardo e la politica. <em>Napoli milionaria!</em> da Pirandello a Brecht andata e ritorno», <em>Forum Italicum</em>, vol. 49, n. 3, 2015, pp. 749-773. DOI: 10.1177/0014585815592620.
</p>

<p style="margin:0 0 13px 0;">
<strong style="color:#b60202;">La Capria, Raffaele</strong>, <em>L’occhio di Napoli</em>, Milano, Mondadori, 1994.
</p>

<p style="margin:0 0 13px 0;">
<strong style="color:#b60202;">Lewis, Norman</strong>, <em>Napoli ’44</em>, Milano, Adelphi, 1993.
</p>

<p style="margin:0 0 13px 0;">
<strong style="color:#b60202;">Muscetta, Carlo</strong>, «Napoli milionaria», in <em>Letteratura militante</em>, Napoli, Liguori, 2007, pp. 216-219.
</p>

<p style="margin:0 0 13px 0;">
<strong style="color:#b60202;">Rea, Ermanno</strong>, <em>Mistero napoletano. Vita e passione di una comunista negli anni della guerra fredda</em>, Torino, Einaudi, 2002.
</p>

<p style="margin:0;">
<strong style="color:#b60202;">Ricci, Paolo</strong>, «Il teatro di Eduardo De Filippo», <em>Cronache meridionali</em>, V, n. 4, 1958, pp. 296-304.
</p>

</div>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Quartieri Spagnoli</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Nacarlo Antonio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Oct 2026 09:42:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[LUOGHI]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nati per le truppe vicereali, segnati da povertà, prostituzione e camorra, oggi i Quartieri Spagnoli vivono fra rigenerazione urbana, turismo e una possibile mercificazione dell&#8217;identità. Una città costruita per i soldati Basta il nome, Montecalvario, per evocare un luogo in cui per secoli la topografia della città si è sovrapposta all&#8217;immaginario della Passione. Qui la [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Nati per le truppe vicereali, segnati da povertà, prostituzione e camorra, oggi i Quartieri Spagnoli vivono fra rigenerazione urbana, turismo e una possibile mercificazione dell&#8217;identità.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="768" src="https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/10/Quartieri-spagnoli-copertina-1024x768.jpg" alt="Disegno a china vicolo dei Quartieri spagnoli" class="wp-image-2035" srcset="https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/10/Quartieri-spagnoli-copertina-1024x768.jpg 1024w, https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/10/Quartieri-spagnoli-copertina-300x225.jpg 300w, https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/10/Quartieri-spagnoli-copertina-768x576.jpg 768w, https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/10/Quartieri-spagnoli-copertina.jpg 1448w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Una città costruita per i soldati</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Basta il nome,<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Montecalvario"> Montecalvario</a>, per evocare un luogo in cui per secoli la topografia della città si è sovrapposta all&#8217;immaginario della <em>Passione</em>. Qui la devozione ha trovato strade ripide, valloni, scalinate e chiese che nella memoria collettiva hanno assunto una fisionomia quasi gerosolimitana, mentre pochi passi più in là la vita quotidiana scorreva fra bassi, botteghe, taverne, mercati e vicoli nei quali la casa e la strada sembravano appartenere allo stesso spazio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quella che oggi chiamiamo Quartieri Spagnoli è una delle aree più riconoscibili di Napoli e una delle più difficili da definire. Il nome nasce da una funzione militare: nel Cinquecento, durante il viceregno di Pedro de Toledo, l&#8217;espansione della città verso le pendici della collina di San Martino fu organizzata anche per accogliere le truppe spagnole e le loro famiglie. La maglia urbana, regolare e ancora evidente dall&#8217;alto, si dispose fra via Toledo e la collina, vicino ai luoghi del potere vicereale e alle fortificazioni di Castel Sant&#8217;Elmo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le strade strette e uniformi che oggi sembrano appartenere da sempre alla Napoli popolare nacquero dunque da un progetto politico e militare. Ospitare soldati, seguire la logica della guarnigione, contribuire al controllo della capitale del Regno. La posizione teneva le truppe vicine sia al centro amministrativo sia alle fortezze che dominavano la città.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alla presenza militare si affiancò presto una popolazione civile sempre più numerosa. Attorno ai soldati nacquero commerci, taverne, piccoli mestieri. La densità abitativa, il continuo passaggio di uomini e la conformazione delle strade favorirono <a href="https://www.napoliupclose.it/napoli-e-la-prostituzione/">prostituzione</a>, gioco e altre attività ai margini della legalità. Per secoli i Quartieri conservarono questa doppia natura: parte del cuore della città e, insieme, luogo in cui la città confinava ciò che preferiva tenere lontano dai propri spazi rappresentativi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La nascita del quartiere popolare</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Quando la funzione militare perse importanza, il quartiere aveva già una propria identità sociale. Vi si stabilirono artigiani, piccoli commercianti, lavoratori dei servizi, famiglie arrivate da altre zone del Regno e, col tempo, una popolazione sempre più radicata. La vicinanza a via Toledo lo teneva a contatto con la città amministrativa e commerciale, mentre la struttura interna alimentava un vicinato fittissimo, fatto di scale, cortili, bassi, botteghe e portoni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per molto tempo i Quartieri furono una città nella città, con differenze sociali che convivevano a pochi metri di distanza. Nei palazzi abitavano famiglie di condizioni diverse e la strada ospitava gran parte della vita quotidiana. Il basso, aperto direttamente sul vicolo, esponeva ciò che altrove restava dentro le mura domestiche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La prostituzione non si spiega con il solo arrivo delle truppe spagnole. Nei secoli assunse forme diverse e si intrecciò con povertà, sovraffollamento, economia informale ed emarginazione. Nel Novecento divenne uno degli elementi attraverso cui il quartiere veniva percepito dall&#8217;esterno, fino a entrare stabilmente nella sua reputazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La legge Merlin del 1958 cambiò il sistema delle case di tolleranza e anche a Napoli la prostituzione uscì dai luoghi regolamentati per farsi più dispersa e clandestina. Nei Quartieri restò visibile per molti anni, accanto ad altre attività illegali e a una condizione in cui povertà e lavoro irregolare pesavano molto sull&#8217;economia quotidiana. Era ancora presente negli anni Settanta e Ottanta, poi scomparve gradualmente dalle strade.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="683" height="1024" src="https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2025/06/overtourism-a-Napoli-683x1024.jpeg" alt="overtourism a Napoli DISEGNO CHINA ANTONIO NACARLO fondo avorio, effetto carta ruvida, disegno a matita con inchiostro schizzato e contrasti marcati in stile noir" class="wp-image-434" srcset="https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2025/06/overtourism-a-Napoli-683x1024.jpeg 683w, https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2025/06/overtourism-a-Napoli-200x300.jpeg 200w, https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2025/06/overtourism-a-Napoli.jpeg 720w" sizes="(max-width: 683px) 100vw, 683px" /><figcaption class="wp-element-caption">Vicolo &#8211; disegno a china di Antonio Nacarlo</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Gli anni della camorra</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Nello stesso tempo cresceva un altro potere. La criminalità dei Quartieri aveva radici antiche. Piccoli traffici, contrabbando, lotto clandestino. Negli anni Settanta e soprattutto Ottanta la trasformazione della camorra napoletana cambiò l&#8217;equilibrio. Con la parabola del sistema cutoliano e la guerra fra i grandi schieramenti, il controllo di una zona centrale come i Quartieri divenne un obiettivo di enorme valore economico e strategico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Negli anni Ottanta emersero i gruppi che avrebbero dominato il territorio nei decenni successivi. I Mariano, i Di Biase e altri legati alle grandi organizzazioni cittadine si contesero piazze, traffici e attività economiche. Droga, contrabbando, estorsioni e presenza capillare costruirono un sistema molto più strutturato della vecchia economia marginale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La camorra arrivò a condizionare la vita quotidiana, i negozi, la percezione stessa dello spazio. Alcune strade erano territorio di un gruppo, altre di un gruppo rivale, e la violenza poteva esplodere in qualsiasi momento. Il quartiere, già segnato dalla sua antica fama, divenne uno dei luoghi attraverso cui Napoli veniva raccontata come <em>città dell&#8217;illegalità.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il culmine arrivò nei primi anni Novanta, quando le guerre fra i gruppi raggiunsero una violenza estrema. La cosiddetta <em>Malapasqua</em> del 1991, maturata in una faida interna e costata la vita anche a persone estranee agli scontri, restò impressa nella memoria della città come uno degli episodi più drammatici di quegli anni. </p>



<p class="wp-block-paragraph">È storia recente: il quartiere che oggi migliaia di visitatori fotografano ogni giorno è lo stesso in cui, pochi decenni fa, molti entravano con cautela e altri evitavano di mettere piede. Per chi ha vissuto quella stagione è ancora memoria.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La stagione della rigenerazione</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Da quegli anni cominciò una trasformazione profonda. Dopo le faide, con la repressione giudiziaria e l&#8217;indebolimento di alcuni gruppi, nei Quartieri crebbero esperienze associative, culturali ed educative radicate nel territorio. La cultura divenne uno degli strumenti per ricostruire il rapporto fra gli abitanti e il quartiere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Teatro Nuovo restò un punto fermo della vita culturale cittadina; nuove iniziative sociali occuparono edifici rimasti per anni ai margini. La street art coprì muri e saracinesche; associazioni e fondazioni avviarono servizi e attività educative. Fra queste la Fondazione Quartieri Spagnoli, <a href="https://www.foqusnapoli.it/">FOQUS</a>, nata nel 2013 nell&#8217;ex Istituto Montecalvario e diventata uno dei principali riferimenti della rigenerazione sociale, educativa e urbana dell&#8217;area.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Negli ultimi anni la rigenerazione ha cambiato l&#8217;economia locale, la percezione della sicurezza, gli spazi culturali, il patrimonio edilizio, il rapporto con il resto della città. L&#8217;immagine pubblica si è rovesciata: i Quartieri, che Napoli mostrava con imbarazzo quando parlava delle proprie periferie interne, sono oggi fra le zone che mostra più volentieri per raccontarsi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La città che diventa attrazione</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Sono diventati uno dei simboli della nuova Napoli turistica. Chi prima percorreva via Toledo senza addentrarsi nei vicoli cerca ora nelle strade interne ciò che per decenni aveva alimentato la cattiva reputazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;autenticità è diventata una merce.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La trasformazione ha portato denaro, visibilità, lavoro, nuovi esercizi e un&#8217;attenzione diversa verso un patrimonio urbano a lungo trascurato, ma la stessa rappresentazione della vita popolare che un tempo alimentava lo stigma è entrata nel prodotto turistico. La napoletanità viene selezionata, confezionata e proposta attraverso immagini riconoscibili: il vicolo, il basso, il murale, la pizza, il caffè, la musica, il personaggio di quartiere, il santo, il corno, il balcone, il panno steso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il visitatore entra, fotografa, mangia, compra, dorme e riparte: è il modello del consumo rapido della città, che trasforma il quartiere in itinerario e l&#8217;itinerario in esperienza acquistabile. Una parte crescente dell&#8217;economia urbana ruota attorno alla presenza temporanea dei turisti e lo spazio pubblico subisce una pressione sempre maggiore. Le strade vicine a via Toledo sono molto affollate e ristoranti, bar e pizzerie ne hanno modificato l&#8217;uso.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Quando la rigenerazione cambia il quartiere</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il problema non è solo il numero dei turisti, ma la natura della trasformazione. Quando un quartiere popolare diventa una delle principali destinazioni della città, cambiano i prezzi, le attività economiche, gli affitti, la destinazione degli immobili. Il quartiere vive così una seconda trasformazione, determinata dalla forza economica dell&#8217;immagine che si è costruito.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Qui entra il termine <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Gentrificazione">gentrificazione</a>, da usare con prudenza perché il caso napoletano ha caratteri propri e non coincide con i processi osservati in altre città europee. La pressione turistica produce però fenomeni della stessa famiglia: aumento del valore immobiliare, crescita delle locazioni brevi, trasformazione del commercio, sostituzione di funzioni residenziali con funzioni di consumo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Chi abita la città che cambia</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Resta la questione degli abitanti. Una città può diventare più attrattiva e, insieme, più difficile da abitare per chi ci vive da sempre; un vicolo noto in tutto il mondo resta, per chi vi abita, la strada davanti casa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per secoli il quartiere ha conosciuto forme diverse di marginalità, oggi è fra i luoghi più ricercati della città, laboratorio di rigenerazione urbana e insieme spazio sotto forte pressione turistica. La trasformazione è reale, ma non è una semplice storia di riscatto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I Quartieri sono stati a lungo guardati come un problema e oggi come un prodotto. Nel passaggio, la città ha imparato a vendere anche ciò che prima nascondeva. Resta da capire quanta parte della nuova ricchezza andrà alla comunità che li ha abitati e conservati attraverso le generazioni.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<h2>Bibliografia</h2>

<ul>
  <li>Marco Perillo, <em>Misteri e segreti dei quartieri di Napoli. Itinerari per scoprire nuovi scorci, leggende, aneddoti e tradizioni</em>, Newton Compton Editori.</li>

  <li>Gino Doria, <em>Le strade di Napoli. Saggio di toponomastica storica</em>, R. Ricciardi, Napoli, 1943; nuova edizione riveduta, 1979.</li>

  <li>Isaia Sales, <em>La camorra, le camorre</em>, prefazione di Corrado Stajano, Editori Riuniti, Roma, 1988.</li>

  <li>Giovanni Laino, <em>Il cavallo di Napoli. I Quartieri Spagnoli</em>, FrancoAngeli, Milano, 1983.</li>

  <li>Giovanni Laino (a cura di), <em>Quartieri spagnoli. Note da quaranta anni di lavoro dell’Associazione</em>, Monitor, Napoli, 2018.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Piano City Napoli torna in città</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Nacarlo Antonio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 03 Oct 2026 06:13:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA]]></category>
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		<category><![CDATA[cultura Napoli]]></category>
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		<category><![CDATA[Napoli]]></category>
		<category><![CDATA[Napoli Città della Musica]]></category>
		<category><![CDATA[Napoli Up Close]]></category>
		<category><![CDATA[Piano City]]></category>
		<category><![CDATA[Piano City Napoli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dal 16 al 18 ottobre Napoli torna a trasformarsi in una grande sala da concerto diffusa, con pianoforti che entrano nei luoghi della cultura, nelle chiese, nei musei, negli spazi pubblici e persino nelle abitazioni private. È la dodicesima edizione di Piano City Napoli, il festival organizzato dall’Associazione Napolipiano con il patrocinio e il sostegno [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Dal 16 al 18 ottobre Napoli torna a trasformarsi in una grande sala da concerto diffusa, con pianoforti che entrano nei luoghi della cultura, nelle chiese, nei musei, negli spazi pubblici e persino nelle abitazioni private.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="723" height="1024" src="https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/10/manifesto-2026-723x1024.webp" alt="" class="wp-image-2032" srcset="https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/10/manifesto-2026-723x1024.webp 723w, https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/10/manifesto-2026-212x300.webp 212w, https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/10/manifesto-2026-768x1087.webp 768w, https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/10/manifesto-2026.webp 1054w" sizes="(max-width: 723px) 100vw, 723px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">È la dodicesima edizione di <strong>Piano City Napoli</strong>, il festival organizzato dall’Associazione Napolipiano con il patrocinio e il sostegno del Comune di Napoli nell’ambito di <strong>Napoli Città della Musica</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I numeri raccontano già la dimensione della manifestazione: <strong>oltre 200 pianisti, 65 eventi, 16 location storiche e culturali e 27 house concert</strong> distribuiti nella città. Ma l’edizione 2026 introduce un elemento particolarmente significativo. Accanto alla programmazione concertistica mette al centro la formazione e il rapporto con le nuove generazioni attraverso <strong>Piano City OFF</strong>, la sezione promossa e finanziata dal Comune di Napoli.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il progetto coinvolgerà gli allievi delle scuole primarie e secondarie, dei licei musicali e dei conservatori, mettendoli in relazione con pianisti professionisti di fama nazionale. Una scelta che lega la manifestazione alla dimensione formativa. La possibilità di costruire, attraverso la musica, un rapporto più continuativo tra istituzioni culturali, scuole, giovani musicisti e territorio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il tema scelto per questa dodicesima edizione è <strong>Napoli e il mare</strong>, un rapporto che attraversa la storia, l&#8217;immaginario e la stessa conformazione della città. Il territorio sarà raccontato anche attraverso alcune delle sedi coinvolte nel programma. Tra queste la terrazza sul mare del <strong>Circolo Ilva di Bagnoli</strong> e la chiesa di <strong>San Rocco a Chiaia</strong>. Alla storia del rapporto tra Napoli e il suo golfo sarà dedicato anche <em>aMare Napoli</em>, racconto musicale con <strong>Luis Di Gennaro</strong> al pianoforte.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Piano City Napoli è ormai una delle espressioni più riconoscibili della nostra idea di cultura». Ha dichiarato <strong>Sergio Locoratolo</strong>, coordinatore delle politiche culturali del Comune di Napoli, sottolineando il carattere diffuso della manifestazione e la scelta dell&#8217;Amministrazione di sostenere direttamente la sezione OFF. L&#8217;obiettivo indicato è quello di fare della formazione musicale uno degli strumenti attraverso cui ampliare l&#8217;accesso alla cultura e favorire la crescita di nuove competenze e vocazioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sulla stessa linea l&#8217;intervento di <strong>Ferdinando Tozzi</strong>, delegato del sindaco per l&#8217;industria musicale e l&#8217;audiovisivo. Ha ricordato inoltre il percorso di <em>Napoli Città della Musica</em>. In particolare, la scelta di portare nel 2022 la musica per la prima volta al <strong>Molo San Vincenzo</strong>. Per l&#8217;edizione 2026, l&#8217;attenzione si concentra invece sulla formazione, con Piano City OFF concepito come un laboratorio diffuso rivolto ai giovani.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il festival, nato da un&#8217;idea del pianista tedesco <strong>Andreas Kern</strong> e approdato a Napoli nel 2013, conferma la direzione artistica del maestro <strong>Dario Candela</strong>, con la consulenza di <strong>Alberto Bruno e Ornella Falco</strong> dell&#8217;associazione Live Tones per gli appuntamenti dedicati al jazz.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La manifestazione prenderà ufficialmente il via con una particolare anteprima già <strong>giovedì 15 ottobre alle 19</strong>. La pianista <strong>Gina Alice</strong>, da Amburgo, si esibirà su uno Steinway Spirio | r. Il pubblico potrà assistere alla performance in diretta nella <strong>Sala Chopin di Palazzo Mastelloni – Alberto Napolitano Pianoforti</strong>, osservando la trasmissione sincronizzata sul pianoforte presente in sala.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I <em>main concert</em> cominceranno invece <strong>venerdì 16 ottobre alle 21</strong> nella <strong>Basilica di San Paolo Maggiore</strong>, con il duo formato da <strong>Enrico Fagnoni e Antonello Cannavale</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il programma proseguirà sabato 17 con numerosi appuntamenti. Alle 17 il jazz di <strong>Francesco D&#8217;Errico</strong> al Refettorio di Santa Maria in Gerusalemme. Quindi alle 17.30 la maratona <strong>Piano Donna</strong> nella Sala Chopin di Palazzo Mastelloni, Alberto Napolitano Pianoforti. Alle 18 il concerto di <strong>Cristiana Pegoraro</strong> alle Gallerie d&#8217;Italia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Domenica 18 ottobre sarà invece aperta dal <strong>Concerto all&#8217;alba di Luigi Lombardi</strong> al Museo Nitsch. Alle 18, nella Basilica della Santissima Annunziata, <strong>Andrea Bacchetti</strong> proporrà Bach. La chiusura della manifestazione sarà affidata alla pianista cubana <strong>Marialy Pacheco</strong>, protagonista della serata a San Paolo Maggiore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;intera città diventa così, ancora una volta, parte della programmazione. Il pianoforte esce dalle sale tradizionalmente deputate al concerto e incontra architetture, quartieri, musei e abitazioni. Costruendo una geografia musicale che attraversa Napoli dal centro alle sue aree più periferiche.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Tutti i concerti sono gratuiti fino a esaurimento posti</strong>, con l&#8217;eccezione del Museo Nitsch e del MU-Casa Museo Murolo, dove è previsto rispettivamente un biglietto ridotto di 3 e 2 euro, comprensivo della visita alle collezioni. Per gli eventi speciali, le anteprime, gli appuntamenti al Circolo Ilva e gli house concert è invece necessaria la prenotazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il programma completo e le modalità di prenotazione sono disponibili sul sito ufficiale di Piano City Napoli.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://www.pianocitynapoli.it/?utm_source=chatgpt.com">Piano City Napoli – programma ufficiale</a></p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>De Nigris al Campania Libri Festival</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Nacarlo Antonio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Sep 2026 07:23:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA]]></category>
		<category><![CDATA[campania libri festival]]></category>
		<category><![CDATA[cultura napoletana]]></category>
		<category><![CDATA[De Nigris Editore]]></category>
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		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[Napoli]]></category>
		<category><![CDATA[Nino D’Angelo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dal 1° al 4 ottobre, a Palazzo Reale, oltre venti appuntamenti tra libri, cinema, televisione e musica. Lo stand nel Cortile delle Carrozze sarà dedicato a Nino D’Angelo. ❦ ❦ ❦ De Nigris Editore partecipa per il quarto anno consecutivo al Campania Libri Festival, in programma dall’1 al 4 ottobre a Palazzo Reale di Napoli. [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Dal 1° al 4 ottobre, a Palazzo Reale, oltre venti appuntamenti tra libri, cinema, televisione e musica. Lo stand nel Cortile delle Carrozze sarà dedicato a Nino D’Angelo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">❦ ❦ ❦</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="567" height="511" src="https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2025/09/Armando-De-Nigris-editori.webp" alt="Armando De Nigris editore fondo avorio, effetto carta ruvida, disegno a matita con inchiostro schizzato e contrasti marcati in stile noir" class="wp-image-645" srcset="https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2025/09/Armando-De-Nigris-editori.webp 567w, https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2025/09/Armando-De-Nigris-editori-300x270.webp 300w" sizes="(max-width: 567px) 100vw, 567px" /><figcaption class="wp-element-caption">Armando De Nigris editore &#8211; disegno di Antonio Nacarlo</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">De Nigris Editore partecipa per il quarto anno consecutivo al <a href="https://campanialibrifestival.it/programma-edizione-2026/">Campania Libri Festival,</a> in programma dall’1 al 4 ottobre a Palazzo Reale di Napoli. La casa editrice sarà presente nel Cortile delle Carrozze con oltre venti appuntamenti tra presentazioni, incontri e firmacopie.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo stand sarà dedicato quest’anno a Nino D’Angelo. La scelta segue l’omaggio del 2025 a Federico Salvatore e riguarda un artista la cui attività ha attraversato musica, cinema e teatro.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Venerdì</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Il programma comincia venerdì 2 ottobre al BiblioHUB – Canoneinverso Social Club con la presentazione di <em>Anatomia del quotidiano</em> di Clelia Attanasio, romanzo vincitore del programma “Per Chi Crea”, promosso dal Ministero della Cultura e gestito da SIAE.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Sabato</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Sabato 3 ottobre, alle 17 in Sala Sciurella, è in programma <em>Lo sguardo delle donne</em>, con Beatrice Luzzi, Carolina Rey, Magda Mancuso e Mariù Adamo. Le autrici presenteranno rispettivamente <em>Una famiglia a due piazze</em>, <em>In un’altra vita</em>, <em>La verità dentro me</em> e <em>Il coraggio di essere donna</em>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alle 18, sempre in Sala Sciurella, <em>Oltre i margini</em> riunirà Monica Buonanno, curatrice della collana <em>Periferie liquide</em>, Carla Ruocco, autrice di <em>La finanza è donna</em>, e Nicola Cotugno, autore de <em>La metamorfosi di Scampia</em>. L’incontro affronterà temi legati alle trasformazioni sociali e urbane, al rapporto tra istituzioni e territori, alla libertà finanziaria e all’autonomia economica. A condurre saranno Angela Senatore e Armando De Nigris.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Al BiblioHUB saranno presentati due nuovi titoli della collana <em>Meridiane</em>, diretta da Isabella Pedicini: <em>Come grano fiorire</em> di Fosca Navarra, dedicato a Biagia Marniti, e <em>Strega, Sibilla, Sirena</em> di Marialaura Simeone, dedicato a Lina Mangiacapre.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nello stesso spazio Sacha Lunatici presenterà <em>Quell’estate di 40 anni fa</em>, dedicato a <em>Stand by Me</em>.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Domenica</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Domenica 4 ottobre De Nigris sarà presente anche all’Arena Rai con Nicola Timpone, direttore artistico del Marateale – Premio Internazionale Basilicata, che presenterà il volume dedicato ai diciotto anni della manifestazione, e con Tommaso Martinelli, autore di <em>Eva e Maria</em>. Gli incontri saranno condotti da Gino Aveta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Al BiblioHUB Antonio D’Addio presenterà <em>Un tris di regine</em>, dedicato a Gilda Mignonette, Elvira Donnarumma e Ria Rosa. Rocco Romeo parlerà di Stefania Filo Speziale attraverso un volume della collana <em>Palepolis</em>, mentre Loris Danesi presenterà <em>Svestiti di etichetta – Vestiti di personalità</em>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alle 12, in Sala Pascarella, è prevista l’anteprima nazionale di <em>Sarà lui? Sarà lei? La mia nota più forte</em> di Mario Forte, in dialogo con Antonio D’Addio. Il libro ripercorre la carriera del cantante, dagli inizi al successo, fino alla malattia e alla successiva rinascita.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Infuga</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Il Festival sarà anche l’occasione per il rilancio di<em> Infuga Edizioni,</em> marchio nato in casa De Nigris e dedicato alle nuove voci. Tra i titoli segnalati figurano <em>Sky. Volume uno</em> di Francesca D’Angelo e <em>Tra i pali della vita</em> di Giuseppe Cantalamessa, presentato in dialogo con Daniela Di Maggio, presidente dell’associazione Giogiò Vive e madre di Giovanbattista Cutolo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il programma comprende quindi quattro giornate di incontri distribuiti tra le diverse sedi del Festival. Nello stand del Cortile delle Carrozze sarà presente anche un riferimento alle origini della casa editrice, con la frase: <strong>«</strong>Ci vediamo in terre pontine».</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<h3 class="wp-block-heading">INFORMAZIONI</h3>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Campania Libri Festival</strong><br><strong>Dove:</strong> Palazzo Reale di Napoli<br><strong>Quando:</strong> 1–4 ottobre 2026<br><strong>Editore:</strong> De Nigris Editore<br><strong>Stand:</strong> Cortile delle Carrozze<br><strong>Appuntamenti:</strong> oltre 20</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Sedi indicate nel programma:</strong> Sala Sciurella, Sala Pascarella, BiblioHUB – Canoneinverso Social Club, Arena Rai.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="512" src="https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/09/campania-libri-festival-2026-orizzontale-1200x600-1.jpg-1024x512.webp" alt="" class="wp-image-2017" srcset="https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/09/campania-libri-festival-2026-orizzontale-1200x600-1.jpg-1024x512.webp 1024w, https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/09/campania-libri-festival-2026-orizzontale-1200x600-1.jpg-300x150.webp 300w, https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/09/campania-libri-festival-2026-orizzontale-1200x600-1.jpg-768x384.webp 768w, https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/09/campania-libri-festival-2026-orizzontale-1200x600-1.jpg.webp 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">manifesto ufficiale della manifestazione &#8211; credit: Comune di Napoli</figcaption></figure>
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		<title>Settembre 1943: Napoli insorge</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Nacarlo Antonio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Sep 2026 11:12:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[RACCONTI]]></category>
		<category><![CDATA[4 giornate di Napoli]]></category>
		<category><![CDATA[Femminelli napoletani]]></category>
		<category><![CDATA[La castagnara]]></category>
		<category><![CDATA[Nazifacisti]]></category>
		<category><![CDATA[San Giovanniello]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Racconto storico ispirato a uno degli scontri principali delle Quattro Giornate di Napoli ❦ ❦ ❦ I Chi dice che a fare l&#8217;artista si mangia non si è mai esibito, a stomaco vuoto, in piazza a San Giovanniello alle otto di mattina, con la gente che ti passa davanti guardando per terra. Ci esibivamo lo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Racconto storico ispirato a uno degli scontri principali delle Quattro Giornate di Napoli</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">❦ ❦ ❦</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/09/settembre-1943-napoli-insorge5562212122204190916-1024x683.jpg" alt="Le barricate delle 4 giornate di napoli" class="wp-image-2009" srcset="https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/09/settembre-1943-napoli-insorge5562212122204190916-1024x683.jpg 1024w, https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/09/settembre-1943-napoli-insorge5562212122204190916-300x200.jpg 300w, https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/09/settembre-1943-napoli-insorge5562212122204190916-768x512.jpg 768w, https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/09/settembre-1943-napoli-insorge5562212122204190916.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">&#8216;O 48 &#8211; disegno di Antonio Nacarlo</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading">I</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Chi dice che a fare l&#8217;artista si mangia non si è mai esibito, a stomaco vuoto, in piazza  a San Giovanniello alle otto di mattina, con la gente che ti passa davanti guardando per terra. Ci esibivamo lo stesso, io, la Castagnara e la Pollera, perché la mattina era l&#8217;unico momento in cui qualcuno aveva ancora una moneta in tasca. Alle dieci il caldo e la fame se la portavano via. Quel settembre i banchi erano pochi. Una donna con i fichi secchi contati uno a uno, un <em>parulano</em> che vendeva cipolle e basta, e certuni che stavano dietro una cassetta vuota per non perdere il posto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il pezzo di bravura che rendeva di più era quello della<em> &#8220;munacella&#8221;</em>. Io cantavo. La <em>Castagnara </em>si metteva la tonaca, che era una tenda da campo barattata a un soldato in fuga per una minestra, e faceva la suora che scappa dal convento, a passettini, con le mani sulla pancia. La <em>Pullera</em> faceva il maresciallo che l&#8217;aspetta fuori. È alta un metro e ottanta e ha le spalle di un facchino, e per i baffi si bruciava un tappo di sughero sul fornello. Aveva un modo di torcerli che faceva ridere pure chi non aveva niente da ridere. Io ci mettevo la voce, che era l&#8217;unica cosa che avevo buona di sicuro. Quando arrivavo al punto in cui la monaca si volta sulla porta, i pochi passanti smettevano di contrattare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Poi passava la <em>Castagnara</em> col piattino di latta. Nel piattino cadeva poco: un soldo, un tozzo, una volta un uovo sodo che ci dividemmo in tre sul gradino del basso e fu il pranzo migliore del mese. Eravamo tre femminelli, ognuno a modo suo. Nel vicolo i fascisti ci lasciavano stare finché non davamo fastidio, la gente del quartiere ci rispettava. La Castagnara aveva venduto caldarroste a piazza Dante finché c&#8217;erano state le castagne, e il nome le era rimasto attaccato come l&#8217;odore di fumo. La <em>Pullera </em>aveva fatto la pollivendola a Porta Nolana finché c&#8217;erano stati i polli. Il basso era una stanza con la porta sul vicolo e un lucernario che non si apriva, si soffocava. Dormivamo in tre, due nel letto e uno a terra, a turno, e ogni sera si litigava su chi toccava il pavimento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sopra di noi c&#8217;era il <em>&#8220;48&#8221;</em>. Lo chiamavano così dal numero del portone, e a chi chiedeva rispondevano che era una pensione. Era in realtà un casino di quarta categoria, otto donne su due piani e i soldati di passaggio che salivano le scale col berretto in mano, per educazione. Donna Amalia, la tenutaria, ci faceva salire il sabato sera a cantare in cambio di un piatto di polvere di piselli. Le ragazze ci volevano bene perché con noi potevano stare quiete senza aprire le cosce. Da giugno al <em>48</em> c&#8217;era pure Rebecca, non faceva la vita. Veniva da un paese in provincia di Frosinone, aveva diciannove anni e Donna Amalia diceva a tutti che era una sua nipote. Siccome nessuno faceva domande a Donna Amalia, la cosa era passata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Rebecca stava chiusa nella stanza in fondo al corridoio. Di notte, quando le altre lavoravano o dormivano, scendeva da noi, ci portava qualche cosa da mangiare e ci chiedeva di cantare <em>zitto zitto</em>. Aveva una <em>erre </em>che non arrotava e le parole le diceva intere, come le insegnano a scuola, e a sentirla dopo un poco veniva voglia di parlare meglio pure a noi. Fu lei a dirmi cosa facevano al nord a quelli come lei: li prendevano di notte dalle case e li caricavano sui treni. Me lo disse mentre si tagliava le unghie, con lo stesso tono con cui avrebbe detto che pioveva.La guerra durava da tre anni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I bombardamenti avevo smesso di contarli dopo il centesimo, quando gli allarmi erano diventati come le campane, che sai già che suonano. Il porto non c&#8217;era più. I tedeschi avevano fatto saltare banchine e gru, le navi affondate stavano di traverso con le ciminiere fuori dall&#8217;acqua, e i palazzi intorno erano in piedi solo di facciata. L&#8217;acqua arrivava con le autobotti la mattina, e chi non c&#8217;era restava senza. Il pane non si trovava, e quando si trovava costava il doppio, poi il triplo, poi non si trovava di nuovo. Il giornale lo compravamo in tre, a turno, e io lo leggevo col dito sotto le righe, muovendo le labbra, mentre la <em>Pullera </em>mi diceva di sbrigarmi. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Quella mattina c&#8217;era l&#8217;ordine del <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Walter_Scholl">colonnello Scholl</a>, il comandante della piazza di Napoli. la cittadinanza doveva sfollare, e chi restava sarebbe stato trattato da nemico. Nel vicolo dicevano il resto. Che i tedeschi stavano minando la ferrovia, le fabbriche, i ponti, tutto quello che poteva servire agli americani che risalivano da Salerno. Che gli uomini validi li rastrellavano per mandarli a lavorare in Germania.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La <em>Pullera</em> aveva trentacinque anni e i baffi li faceva col sughero, ma i tedeschi il vestito non l&#8217;avrebbero guardato, avrebbero guardato le spalle. </p>



<p class="wp-block-paragraph">«Io &#8216;n Germania a zappà nun ce vaco» disse. </p>



<p class="wp-block-paragraph">«E allora addò jamme?» disse la Castagnara.</p>



<p class="wp-block-paragraph"> «N&#8217;faccia &#8216;a muntagna&#8230;» </p>



<p class="wp-block-paragraph">Si riferiva a Santa Maria dei Monti. D&#8217;estate ci salivamo a raccogliere more. Era tutto sterpi e rovi, senza una strada vera, con certe grotte dove un cristiano poteva starsene fermo una settimana senza che nessuno lo trovasse. Decidemmo in cinque minuti. Ognuno prese quello che aveva. Una coperta, la pentola, il pane duro, la bottiglia dell&#8217;acqua. La <em>Castagnara</em> portò anche la tonaca.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«&#8217;O mestiere nun se lassa» disse.</p>



<p class="wp-block-paragraph">All&#8217;angolo del vicolo, col fagotto in spalla, alzai gli occhi sul <em>48</em>. Le imposte erano chiuse. Le ragazze erano partite la sera prima su un carretto, con Donna Amalia davanti che teneva le redini e non si voltava. Fu la <em>Pullera</em> a fermarsi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«E Rebecca?»</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nessuno rispose. Tornammo indietro tutti e tre di corsa e salimmo le scale che puzzavano di piscio e creolina. La porta in fondo al corridoio era aperta. Rebecca stava seduta sul letto con una valigia di cartone sulle ginocchia. Donna Amalia le aveva detto di aspettare che venisse qualcuno a prenderla, poi era salita sul carretto. Rebecca aveva aspettato. Quando ci vide sulla soglia si alzò.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Non verrà nessuno a prendermi, vero?» Disse rassegnata e ci venne dietro giù per le scale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">II</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Camminammo un&#8217;ora e mezza, con la Pullera avanti a fare strada e Rebecca in mezzo a noi che non voleva farsi togliere la valigia. La Castagnara si lamentava delle scarpe, che erano di un morto e le andavano strette. La Pollera le disse che i morti hanno i piedi piccoli, che lo sapeva per esperienza, e per un tratto fummo quasi allegri. Si sentivano gli scoppi da lontano, dalla parte del mare, e una volta un rumore lungo dal Vomero, come un carro di ferro che scende una scala. Io dicevo che erano le mine. La Castagnara diceva che erano gli americani. Nessuno dei due sapeva.</p>



<p class="wp-block-paragraph">All&#8217;imbocco della salita, oltre i ponti romani c&#8217;era uno strano spaventapasseri. Ma no, era il corpo di un ragazzino. Stava sulla schiena, con un braccio piegato dietro la testa come uno che dorme all&#8217;ombra. Era appeso al muro, aveva la bocca aperta e le mosche gli camminavano sulle labbra. Dieci anni, forse dodici. Scalzo, coi calzoni corti tenuti su da uno spago. A due passi c&#8217;era una mitragliatrice puntata sulla strada, col nastro ancora inserito. Ultimo oltraggio, sul petto gli avevano appoggiato un pezzo di cartone con una parola scritta a matita rossa. Feci per leggerla e non ci riuscii. Le lettere erano le nostre, le parole no. Fu Rebecca a dirla.«Verräter.» La disse piano, come un nome di persona. «È tedesco. Vuol dire traditore.»</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Pullera guardò il cartone, poi il ragazzino, e disse in dialetto una cosa che non ripeto, contro chi l&#8217;aveva scritto. «Traditore? » disse la Castagnara. «E di chi, povero figlio!» Nessuno rispose. Rebecca posò la valigia, si inginocchiò, prese il cartone con due dita e lo voltò sull&#8217;erba con le lettere in basso. Provò a chiudere la bocca al ragazzino e non ci riuscì. Gli chiuse gli occhi, che erano già chiusi a metà.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Io non mi nascondo più.» disse.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Figlia mia» disse la Castagnara, «e che facimmo? Nuje simme artisti e miserabili&#8230;»</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Sono stata chiusa in una stanza da giugno. Ì miei non so che fine hanno fatto, voglio combattere.»</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Nuje nun simme suldate» disse la Pollera.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Io guardavo la mitragliatrice e non sapevo da che parte si sparasse. Guardavo il ragazzino e mi chiedevo chi avesse avuto il tempo di scrivere un cartello e posarglielo sul petto, con la guerra che c&#8217;era, come si lascia un avviso sulla porta. Lassù nessuno ci avrebbe cercati. Ma nemmeno giù, nel vicolo, ci aveva mai cercati nessuno, in quarant&#8217;anni, e mi venne da ridere, che è una cosa brutta da fare davanti a un morto, e mi fermai.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fu la Castagnara a muoversi. Aprì il fagotto, tirò fuori la tonaca, la spiegò e la stese sul ragazzino dalla testa ai piedi, tirando l&#8217;orlo sopra i piedi scalzi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Statte cujeto, guagliò» disse. «Mo staje cummigliato.»Poi, a noi: «Chesta nun me serve cchiù.» La Pullera si chinò, staccò la mitragliatrice da terra e se la mise sulla spalla col bipiede. Le si gonfiarono le vene del collo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Se sparano, sparano da quacche parte» disse. </p>



<p class="wp-block-paragraph">«Scennimme.» </p>



<p class="wp-block-paragraph">Io ero l&#8217;ultimo. Non dissi niente. Presi la valigia di Rebecca e lei me la lasciò.In città già trovammo le strade cambiate. Nel vicolo sotto il 48 c&#8217;era un materasso sbattuto contro un portone, e più avanti una donna in grembiule che ci gridò senza fermarsi di andare giù, verso piazza Carlo III, che lì stavano sparando. Ci andammo. Passammo dal Serraglio coi muri che ci restituivano gli spari due volte, e a un certo punto sbucammo davanti al Palazzo dei Poveri, che è lungo più di trecento metri e ha la facciata di una caserma.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In mezzo alla piazza avevano fatto la barricata con un tram rovesciato, un carretto senza ruote, due letti di ferro e le ante di un portone. Dietro c&#8217;era mezza città. Operai in tuta con i fucili da caccia. Un maresciallo dei carabinieri in canottiera. Ragazzini con le cartucce nelle tasche dei calzoni. Un signore con gli occhiali che spiegava a tre garzoni come si tiene un moschetto, tenendolo lui al contrario. Donne che passavano l&#8217;acqua con le brocche, e due suore coi secchi che nessuno fermava. Una di loro urlava che le servivano stracci per le fasce. Rebecca aprì la valigia in mezzo alla strada, ne cavò due camicie e una tovaglia ricamata, e la tovaglia la strappò a strisce coi denti, senza guardarla, e le strisce le passò alla suora. La valigia vuota la spinse sotto il tram col piede.</p>



<p class="wp-block-paragraph"> Il comandante era un capitano di fanteria con la barba di quattro giorni e la giacca senza gradi. Vide la Pollera con la mitragliatrice sulla spalla e non le chiese dove l&#8217;avesse presa. Ci guardò un momento, tutti e quattro, poi parlò a voce alta, perché lo sentissero anche gli altri.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Da via Foria sta salendo un convoglio. È diretto al campo volo di Capodichino. Non ci devono arrivare! Questo è un ordine e non ce n&#8217;è un altro. Il convoglio passa da qui o non passa.»</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Uè, capità» disse la Pullera. «&#8217;O maresciallo l&#8217;aggio fatto tanta vote.»Il capitano non rise, ma la bocca gli si mosse. «Allora sai come si sta in piedi.»</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ci mise due minuti a far vedere come si usava la mitragliatrice. Come carica il nastro, come si toglie l&#8217;inceppamento, come si tiene il dito lontano dal grilletto finché non serve. Poi corse all&#8217;altro capo della barricata perché lo chiamavano. La Pullera piazzò la mitragliatrice sulla fiancata del tram, con la canna sulla strada. La Castagnara si mise accanto a lei e prese in mano il nastro. Rebecca portò le cassette di ferro, le aprì, sistemò le cinghie una sopra l&#8217;altra. A me, quello più impaurito, diedero una cassetta di legno con dentro undici bombe a mano, corte, con la testa rossa. Un ragazzo col naso sporco di polvere me la mise davanti come si mette un piatto a tavola.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Quando arrivano vicino» disse. «Non prima.»</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi sedetti con la cassetta tra i piedi. Le mani mi tremavano e le nascosi sotto le cosce, come facevo da bambino a scuola quando il maestro chiamava alla lavagna. Il motore lo sentii prima di vederlo, anzi molti motori insieme, e sotto i motori un raschio di ferro sulla pietra. La Castagnara si voltò e mi guardò, e io mi ritrassi di un passo, poi di due, con la schiena contro il ventre del tram. Pensai alla salita. Da lì, in venti minuti, ci si arrivava, le grotte erano ancora là. Lo pensai con tutto il sollievo che portava. Poi il convoglio comparve in fondo a via Foria. Prima due blindati bassi e grigi con la torretta aperta. Dietro i blindati la fanteria a piedi, tedeschi con l&#8217;elmetto e in mezzo a loro certi in camicia nera, che tenevano i moschetti più in alto degli altri, per farsi vedere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Camminavano al passo dei blindati, con le scarpe chiodate che battevano sui sampietrini. Davanti a tutti un ufficiale con la mano sul cinturone e la faccia di uno che va a un appuntamento.La Pullera aprì il fuoco quando erano ancora lontani. Il rumore mi tolse il fiato. Sentii Rebecca gridare qualcosa alla Castagnara e il nastro che scorreva nel ferro. </p>



<p class="wp-block-paragraph">I primi in strada si buttarono a terra. Il blindato di testa non si fermò, e la torretta girò verso di noi. Non ricordo di aver preso la cassetta da terra. Ce l&#8217;avevo in mano, con la testa rossa contro il palmo, e con l&#8217;altra avevo già tolto le sicure. Il blindato veniva avanti a passo d&#8217;uomo. Aveva un numero bianco sulla fiancata e un buco di proiettile in una piastra, e sopra il motore, a tre metri da me, le persiane di ferro. Il tram era alto due metri. Salii sul bordo, mi tirai su sulla lamiera con le ginocchia che ancora mi tremavano, e saltai.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Epilogo</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La mattina del primo ottobre i soldati del generale Patton entrarono a Napoli e la trovarono già libera. Nessun&#8217;altra grande città d&#8217;Europa si era liberata dai tedeschi con le proprie mani, prima che arrivasse un esercito a farlo per lei. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il 27 settembre avevano cominciato a sparare i primi in strada, il 30 i tedeschi lasciarono la città. In quei quattro giorni combatterono operai e carabinieri, professori e scaricatori del porto, suore, ragazzini come Filippo Illuminato e Gennaro Capuozzo, che non arrivarono a quattordici anni, femminielli e donne di casino. Napoli si era scrollata di dosso l&#8217;occupazione come un cappotto vecchio. Sotto il cappotto c&#8217;era tutta questa gente insieme, e per quattro giorni nessuno aveva domandato a nessuno da dove venisse.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La città ebbe la medaglia d&#8217;oro della resistenza, cioè non la ebbe nessuno in particolare. Che cosa sarebbe potuto essere un mondo nuovo, fatto con quella gente messa insieme nello stesso posto, non lo sappiamo. Nessuno ci ha provato. Sotto il tram di piazza Carlo III restava una valigia di cartone vuota. Sopra il tram, a mezz&#8217;aria, un femminiello di San Giovanniello con una cassetta di bombe in mano si stava lasciando cadere sul blindato.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">❦ ❦ ❦</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>I Gigli di Barra, una festa resiliente</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Nacarlo Antonio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Sep 2026 09:33:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Oltre due secoli di storia, devozione, lavoro e appartenenza. Cosa sono i Gigli, quando nasce la tradizione barrese e perché questa festa continua a coinvolgere generazioni diverse nel quartiere ❦ ❦ ❦ A Barra la festa dei Gigli si prepara per mesi. Prende forma nelle associazioni, nelle botteghe, nelle paranze, prima che le grandi macchine [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Oltre due secoli di storia, devozione, lavoro e appartenenza. Cosa sono i Gigli, quando nasce la tradizione barrese e perché questa festa continua a coinvolgere generazioni diverse nel quartiere</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">                                                                         ❦ ❦ ❦</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="512" src="https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/05/Barra-all-about-her-1024x512.webp" alt="DISEGNO A MATITA CHE RAPPRESENTA I GIGLI DI BARRA, MACCHINE DLLA FETA ALTE 25 METRI E PESANTI FINO A 25 TONNELLATE" class="wp-image-1656" srcset="https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/05/Barra-all-about-her-1024x512.webp 1024w, https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/05/Barra-all-about-her-300x150.webp 300w, https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/05/Barra-all-about-her-768x384.webp 768w, https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/05/Barra-all-about-her.webp 1080w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">A Barra la festa dei Gigli si prepara per mesi. Prende forma nelle associazioni, nelle botteghe, nelle paranze, prima che le grandi macchine lignee comincino a muoversi e ciò che per il resto dell&#8217;anno appartiene al lavoro e alla memoria torni a occupare lo spazio pubblico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I Gigli di Barra sono una delle tradizioni popolari più importanti dell&#8217;area orientale di Napoli e hanno attraversato quasi due secoli cambiando continuamente forma. È cambiato il modo di costruire le macchine, è cambiato il loro trasporto, si è trasformata l&#8217;organizzazione della festa, si sono consolidate le paranze. A restare è il rapporto fra il Giglio e la comunità che lo costruisce, lo trasporta, lo accompagna per le strade.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cosa sono i Gigli</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il Giglio è una macchina da festa in legno e cartapesta, un obelisco di circa 25 metri che viene trasportato a spalla durante <em>la ballata.</em> La più recente scheda regionale del patrimonio culturale immateriale indica per i Gigli di Barra un peso di circa 45 quintali e una paranza composta da 128 uomini, disposti sotto <em>varre-tielle</em> e <em>varre</em> e guidati dai capiparanza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli alzatori, chiamati anche <em>cullatori</em> per il caratteristico movimento oscillante della macchina, devono muoversi secondo un ritmo comune, seguendo i comandi di chi coordina la paranza. Il Giglio avanza attraverso una successione di saltelli, scossoni, ondeggiamenti e girate, movimenti che richiedono forza, esperienza e una conoscenza precisa della macchina.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Costruire un Giglio mette insieme carpenteria, lavorazione della cartapesta, decorazione, pittura e scenografia. Le associazioni e le botteghe coinvolte lavorano durante tutto l&#8217;anno, e una parte importante delle conoscenze legate alla costruzione e al trasporto viene trasmessa all&#8217;interno della comunità. La documentazione regionale considera proprio questa trasmissione di tecniche e competenze, insieme al senso di appartenenza alla paranza, uno degli elementi caratterizzanti della festa.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Da dove vengono i Gigli</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La tradizione barrese nasce nel solco della <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Festa_dei_Gigli">Festa dei Gigli di Nola</a>. Il legame fra le due realtà passa anche attraverso gli uomini che partecipavano alla festa nolana. La Soprintendenza ricorda che molti degli alzatori erano originari di <a href="https://www.napoliupclose.it/barra-storia-e-abbandono/">Barra</a> e che furono loro a introdurre nel quartiere la tradizione dei Gigli.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una pratica si sposta insieme alle persone che la conoscono, trova un altro territorio e nel tempo assume caratteristiche proprie. È una dinamica comune alle tradizioni popolari, nelle quali il passaggio da una comunità all&#8217;altra non produce necessariamente una semplice copia del modello originario. A Barra il Giglio viene progressivamente inserito nella vita del quartiere, nelle sue associazioni, nei suoi rioni e nelle sue forme di partecipazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La storia documentata è già sufficiente a spiegare questa trasformazione. Non occorre cercare origini remote o collegamenti con culti antichi privi di riscontri per dare profondità alla festa.</p>



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<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:100%">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="724" height="1024" src="https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/09/Struttura-Giglio-724x1024.jpg" alt="" class="wp-image-2003" srcset="https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/09/Struttura-Giglio-724x1024.jpg 724w, https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/09/Struttura-Giglio-212x300.jpg 212w, https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/09/Struttura-Giglio-768x1086.jpg 768w, https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/09/Struttura-Giglio.jpg 770w" sizes="(max-width: 724px) 100vw, 724px" /><figcaption class="wp-element-caption">Struttura di un Giglio &#8211; Credits: Università di Urbino</figcaption></figure>
</div>
</div>



<h2 class="wp-block-heading">1822: il primo Giglio di Barra</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il punto di partenza è il 1822.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La storiografia indica quell&#8217;anno come quello dell&#8217;istituzione della festa, con la costruzione di un primo castelletto, il Giglio, che viene portato in processione soltanto dall&#8217;anno successivo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel 1823 il Giglio entra quindi effettivamente nella processione barrese. La macchina di allora aveva dimensioni e caratteristiche differenti da quelle contemporanee e anche il modo di trasportarla sarebbe cambiato nel tempo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La festa viene poi fissata stabilmente nell&#8217;ultima settimana di settembre a partire dal 1840, dando forma a una ricorrenza destinata a legarsi sempre più alla vita del quartiere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da quel momento la storia dei Gigli procede insieme a quella di Barra, attraversando la trasformazione del territorio, il passaggio di Barra nella città di Napoli e il mutamento delle forme della partecipazione popolare.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una festa che cambia nel tempo</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La continuità della festa passa attraverso le trasformazioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le macchine diventano progressivamente più elaborate, le tecniche di trasporto si definiscono, la musica assume un ruolo sempre più importante e le paranze si strutturano come gruppi riconoscibili, legati alle associazioni e ai rioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La preparazione non riguarda soltanto le settimane di settembre. Le associazioni barresi e nolane lavorano durante l&#8217;anno alla costruzione dei Gigli e alla preparazione della festa. La settimana conclusiva riunisce poi manifestazioni, spettacoli, momenti conviviali, musica e appuntamenti nei diversi rioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche il corpo conserva le tracce di questa pratica. La tradizione indica nella callosità alla base del collo uno dei segni prodotti dallo sforzo degli alzatori, una traccia fisica che finisce per diventare anche un segno di appartenenza alla paranza.</p>



<div class="wp-block-media-text is-stacked-on-mobile"><figure class="wp-block-media-text__media"><img loading="lazy" decoding="async" width="365" height="547" src="https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/09/images.jpg" alt="" class="wp-image-2002 size-full" srcset="https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/09/images.jpg 365w, https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/09/images-200x300.jpg 200w" sizes="(max-width: 365px) 100vw, 365px" /></figure><div class="wp-block-media-text__content">
<h2 class="wp-block-heading">Le girate di corso Sirena</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Fra i momenti più caratteristici della festa ci sono le <strong>girate</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Corso Sirena, indicato dalla documentazione regionale come la strada più antica del quartiere, è uno dei luoghi nei quali i Gigli compiono la loro particolare rotazione su se stessi seguendo il ritmo musicale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una macchina alta circa 25 metri, sostenuta da decine di uomini, cambia direzione e ruota senza perdere il proprio equilibrio. La spettacolarità del gesto nasce dalla tecnica stessa del trasporto e dalla capacità della paranza di muoversi come un unico corpo.</p>
</div></div>



<h2 class="wp-block-heading">La paranza</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La paranza è il gruppo che permette al Giglio di muoversi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sotto la macchina gli uomini prendono posto attorno alle <em>varre</em> e ai <em>varretielli</em>, ascoltano i comandi e seguono il ritmo della musica. La struttura tradizionale indicata dalle fonti del patrimonio culturale comprende 128 alzatori attivi, mentre il numero complessivo delle persone che possono alternarsi nel trasporto è più ampio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il movimento del Giglio richiede coordinazione. Una variazione del passo, un comando dato nel momento sbagliato o una risposta non sincronizzata possono compromettere l&#8217;equilibrio della macchina. La tecnica viene appresa attraverso l&#8217;esperienza e trasmessa insieme alle regole della paranza, alla musica e alla conoscenza delle strade.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per questo il Giglio appartiene alla storia sociale di Barra quanto alla sua dimensione religiosa.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La festa e i rioni</h2>



<p class="wp-block-paragraph">A Barra la festa si organizza anche attraverso i rioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le fonti sul patrimonio culturale immateriale individuano fra i caratteri della tradizione barrese la <strong>rivalità rionale</strong> e l&#8217;agonismo delle paranze.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ogni associazione costruisce il proprio rapporto con il Giglio, con la paranza, con la musica e con il territorio nel quale la macchina viene preparata e dal quale parte. La competizione può riguardare la costruzione, le decorazioni, le esibizioni musicali, il trasporto e le capacità della paranza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il risultato è una festa nella quale la dimensione religiosa convive con una forte identità territoriale. Il Giglio diventa un oggetto intorno al quale si riconoscono famiglie, associazioni, musicisti, artigiani, portatori e abitanti dello stesso rione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una tradizione che ha attraversato il tempo</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Quando la festa nacque, Barra era ancora un comune autonomo. Quella storia territoriale precede l&#8217;ingresso nel Comune di Napoli e rimane una parte importante della memoria del quartiere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel 2024 il Comune di Napoli ha costituito la <strong>Fondazione “I Gigli di Barra”</strong>, con la finalità di promuovere e tutelare la festa come patrimonio culturale immateriale, antropologico e artistico, sostenendo anche le arti e i mestieri legati alla sua realizzazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La costituzione della Fondazione rappresenta una fase nuova nella storia della festa: una tradizione nata nell&#8217;Ottocento viene oggi accompagnata da uno strumento istituzionale dedicato alla sua tutela e alla sua valorizzazione. Per l&#8217;edizione 2026 sono annunciati <strong>otto Gigli</strong>, alti oltre 25 metri e con un peso indicato intorno ai 45 quintali.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="539" src="https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/09/GIGLI26-sito.jpg-1024x539.webp" alt="" class="wp-image-2001" srcset="https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/09/GIGLI26-sito.jpg-1024x539.webp 1024w, https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/09/GIGLI26-sito.jpg-300x158.webp 300w, https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/09/GIGLI26-sito.jpg-768x404.webp 768w, https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/09/GIGLI26-sito.jpg-1536x808.webp 1536w, https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/09/GIGLI26-sito.jpg.webp 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">manifesto ufficiale &#8211; credits Comune di Napoli</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Una festa resiliente</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Dal primo castelletto di legno del 1822 alle grandi macchine che oggi attraversano Barra sono passate generazioni, sono cambiati il quartiere e la città. Il Giglio continua però a tornare nelle strade, sostenuto dal lavoro di chi lo costruisce e dalla preparazione di chi dovrà portarlo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La sua storia racconta una tradizione che ha attraversato il tempo modificandosi insieme alla comunità. Legno, cartapesta, musica, paranze e rioni appartengono al presente quanto alla memoria del quartiere; le conoscenze necessarie per costruire e trasportare il Giglio passano ancora attraverso le persone e le generazioni. La festa continua a vivere dentro questa trasmissione concreta, fatta di mestiere, corpo, musica e appartenenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>È in questa continuità trasformata che la festa dei Gigli di Barra trova la sua forma più concreta di resilienza</strong>. </p>



<div style="background:#f3efe6; border:2px solid #b60202; padding:24px; margin:30px 0; color:#111; font-family:Georgia,serif;">

  <h3 style="color:#b60202; margin-top:0; font-size:24px;">
    LA FESTA DEI GIGLI DI BARRA 2026
  </h3>

  <p><strong>Dove:</strong> Barra, Napoli<br>
  <strong>Periodo:</strong> 31 agosto – 28 settembre 2026<br>
  <strong>Appuntamento centrale:</strong> domenica 27 settembre 2026<br>
  <strong>Ballata:</strong> 9.00–14.00; dalle 18.00 fino alla conclusione<br>
  <strong>Chiusura:</strong> lunedì 28 settembre, Ballata dei Gigli delle donne e dei giovani<br>
  <strong>Luoghi interessati:</strong> Corso Sirena, Corso Bruno Buozzi, Piazza De Franchis, Piazza Crocella, Piazza Bisignano e le strade dei diversi rioni.</p>

  <p>Il programma può subire modifiche: prima di raggiungere Barra è opportuno verificare gli aggiornamenti relativi agli orari e alla viabilità.</p>

  <hr style="border:0; border-top:1px solid #b60202; margin:22px 0;">

  <h4 style="color:#b60202; margin-bottom:8px;">
    GEOLOCALIZZAZIONE
  </h4>

  <p style="margin-bottom:8px;">
    <strong>I Gigli di Barra</strong><br>
    Quartiere: Barra – Napoli<br>
    Area: Napoli orientale<br>
    Riferimento principale: Piazza De Franchis / Corso Sirena
  </p>

  <p style="margin-bottom:0;">
    <a href="https://www.google.com/maps/place/Piazza+de+Franchis/@40.8396995,14.3156227,17z/data=!3m1!4b1!4m6!3m5!1s0x133ba73b5b0c5b2b:0xf64a3083d4dc7e79!8m2!3d40.8396995!4d14.318203!16s%2Fg%2F11hz6tm2ck?entry=ttu&#038;g_ep=EgoyMDI2MDkyMS4wIKXMDSoASAFQAw%3D%3D"
       target="_blank"
       rel="noopener noreferrer"
       style="color:#b60202; font-weight:bold; text-decoration:none;">
       📍 Apri la posizione su Google Maps
    </a>
  </p>

</div>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"></p>



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		<title>Trianon-Viviani, appuntamenti con la danza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Nacarlo Antonio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Sep 2026 13:04:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Dal 25 settembre al 13 ottobre torna TrianonDanza, la rassegna che il Trianon Viviani dedica alla danza contemporanea ❦ ❦ ❦ Dieci spettacoli, sette compagnie del territorio, un palco, quello di Forcella, che per diciotto giorni diventa il luogo dove la città prova a raccontarsi attraverso il corpo invece che attraverso la parola. Scorrendo il [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Dal 25 settembre al 13 ottobre torna TrianonDanza, la rassegna che il Trianon Viviani dedica alla danza contemporanea</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">❦ ❦ ❦</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="742" height="912" src="https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/09/cartellone-1.jpg" alt="trianon-viviani
danza contemporanea" class="wp-image-1987" srcset="https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/09/cartellone-1.jpg 742w, https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/09/cartellone-1-244x300.jpg 244w" sizes="(max-width: 742px) 100vw, 742px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Dieci spettacoli, sette compagnie del territorio, un palco, quello di Forcella, che per diciotto giorni diventa il luogo dove la città prova a raccontarsi attraverso il corpo invece che attraverso la parola. Scorrendo il cartellone di <strong>TrianonDanza</strong> si intravede un filo. Quasi ogni lavoro in programma mette in scena una forma di esclusione, di memoria negata, di passaggio. Un corpo che porta addosso una storia che altrove non trova spazio.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Venerdì 25 settembre</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Il filo si annoda subito, con <strong><em>Samia</em> di Adriano Bolognino.</strong> Sei interpreti: <strong>Giovanni Karol Borriello, Laura Miotti, Laura Dell&#8217;Agnese, Raffaella Esposito, Ines Giorgiutti, Cristina Roggerini.</strong> Restituiscono la vicenda di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Samia_Yusuf_Omar">Samia Yusuf Omar</a>, l&#8217;atleta somala morta a Lampedusa mentre tentava di raggiungere l&#8217;Europa per qualificarsi alle Olimpiadi. Musiche originali di <strong>Vito Pizzo</strong>, chiusura affidata a <strong><em>A Winged Victory for the Sullen.</em></strong></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="960" height="516" src="https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/09/01_Samia.jpeg" alt="triano viviani danza" class="wp-image-1976" srcset="https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/09/01_Samia.jpeg 960w, https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/09/01_Samia-300x161.jpeg 300w, https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/09/01_Samia-768x413.jpeg 768w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /><figcaption class="wp-element-caption">Samia </figcaption></figure>



<h3 class="wp-block-heading">Sabato 26</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Il tema della memoria minacciata torna in <strong><em>Storie di carta</em> di Simone Liguori,</strong> che intreccia due libri sulla sopravvivenza della scrittura: <em><strong>I custodi del libro</strong></em> di <strong>Geraldine Brooks</strong>, con <em>l&#8217;<strong>Haggadah</strong></em> di Sarajevo salvata da un bibliotecario musulmano durante la guerra, e <strong><em>Una solitudine troppo rumorosa</em> di Bohumil Hrabal,</strong> il cui protagonista Hanta macera libri per mestiere e nei frammenti scampati al macero trova resistenza.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="960" height="516" src="https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/09/02_Storie-di-carta.jpg" alt="triano viviani danza" class="wp-image-1977" srcset="https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/09/02_Storie-di-carta.jpg 960w, https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/09/02_Storie-di-carta-300x161.jpg 300w, https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/09/02_Storie-di-carta-768x413.jpg 768w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /><figcaption class="wp-element-caption">Storie di carta </figcaption></figure>



<h3 class="wp-block-heading">Domenica 27 il registro cambia</h3>



<p class="wp-block-paragraph">In <em><strong>Keywords n° 19</strong> o </em><strong><em>il Metodo del caso</em> Gabriella Stazio </strong>estrae a sorte parole chiave da scatole trasparenti e le legge ad alta voce, lasciando che <strong>Luigi De Stefano, Sonia Di Gennaro e Christian Pellino</strong> le traducano in movimento senza copione fisso. Un esperimento sul caso, non un&#8217;improvvisazione allo stato puro, perché il materiale nasce comunque da un lavoro di prova con la coreografa.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="960" height="516" src="https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/09/03_Keywords-foto-Pasquale-Ottaiano.jpg" alt="Storie di carta -Foto: ufficio stampa Trianon Viviani." class="wp-image-1978" srcset="https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/09/03_Keywords-foto-Pasquale-Ottaiano.jpg 960w, https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/09/03_Keywords-foto-Pasquale-Ottaiano-300x161.jpg 300w, https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/09/03_Keywords-foto-Pasquale-Ottaiano-768x413.jpg 768w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /><figcaption class="wp-element-caption">Keywords &#8211; foto Pasquale Ottaiano</figcaption></figure>



<h3 class="wp-block-heading">Venerdì 2 ottobre</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Körper affida ai giovani di <strong>Körper Young <em>On the road</em></strong>, doppio spettacolo in due tappe. <em><strong>Last movement of Hope</strong></em>, a cura di <strong>Adriano Bolognino</strong> con <strong>Gabriella Luongo</strong> e <strong>Giorgia Mattiello</strong>, e <strong><em>Ruta de pedra e de agua</em> di Marianna Moccia</strong>, in cui otto danzatrici camminano sotto il peso di zaini pesanti finché il passo non si fa respiro.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/09/4_On-the-road-foto-Federica-Musella-1024x683.jpeg" alt="" class="wp-image-1979" srcset="https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/09/4_On-the-road-foto-Federica-Musella-1024x683.jpeg 1024w, https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/09/4_On-the-road-foto-Federica-Musella-300x200.jpeg 300w, https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/09/4_On-the-road-foto-Federica-Musella-768x512.jpeg 768w, https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/09/4_On-the-road-foto-Federica-Musella-1536x1024.jpeg 1536w, https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/09/4_On-the-road-foto-Federica-Musella.jpeg 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">On the road &#8211; foto Federica Musella</figcaption></figure>



<h3 class="wp-block-heading">Sabato 3 ottobre </h3>



<p class="wp-block-paragraph">Il punto più alto del filo drammaturgico arriva con <strong><em>Cervus. La morte e la primavera</em> </strong>di <strong>Fabrizio Varriale</strong>, che ne cura ideazione, scrittura scenica, coreografia, danza e voce. Il monologo nasce dai<strong> <em>Diari</em> di Vaslav Nijinsky,</strong> scritti in quarantacinque giorni fra gennaio e marzo 1919 alle soglie della malattia mentale del danzatore. Varriale vi innesta la figura del cervo come tramite fra umano e divino, il cui sacrificio, come nel <em>Sacre du printemps</em> di Stravinskij, prepara la primavera. In scena anche il violoncellista <strong>Marco Di Palo.</strong></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="960" height="516" src="https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/09/05_Cervus.jpg" alt="" class="wp-image-1980" srcset="https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/09/05_Cervus.jpg 960w, https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/09/05_Cervus-300x161.jpg 300w, https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/09/05_Cervus-768x413.jpg 768w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /><figcaption class="wp-element-caption">Cervus </figcaption></figure>



<h3 class="wp-block-heading">Domenica 4 </h3>



<p class="wp-block-paragraph">la <strong>compagnia Dissonanzen</strong> presenta <strong><em>Switched-on-Suites/reloaded</em> </strong>di <strong>Alessandra Petitti</strong>. Le Suites per violoncello di Bach scomposte secondo <em>Le passioni dell&#8217;anima</em> di Cartesio, in omaggio a Wendy Carlos. A ventisei anni dalla prima versione, Petitti e il compositore Marco Schiavoni la riportano in scena con la <strong>danzatrice Sara Lupoli</strong> e la <strong>violoncellista</strong> dal vivo <strong>Manuela Albano</strong>.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="960" height="516" src="https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/09/06_Switched-on-Suites-reloaded.jpg" alt="" class="wp-image-1981" srcset="https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/09/06_Switched-on-Suites-reloaded.jpg 960w, https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/09/06_Switched-on-Suites-reloaded-300x161.jpg 300w, https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/09/06_Switched-on-Suites-reloaded-768x413.jpg 768w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /><figcaption class="wp-element-caption">Switched-on-Suites reloaded</figcaption></figure>



<h3 class="wp-block-heading">Venerdì 9 </h3>



<p class="wp-block-paragraph">Il filo dell&#8217;esclusione torna esplicito con <em><strong>Pietas</strong></em> di <strong>Antonello Tudisco</strong>. Una parabola frammentata costruita intorno al pianto irrisolto di un bambino, che attraversa tre figure a cui la pietà è negata: una madre malata terminale, un homeless pestato nell&#8217;indifferenza generale, Pier Paolo Pasolini. Il riferimento dichiarato è la visione &#8220;religiosa&#8221; del mondo di Pasolini, distante da ogni confessionalismo.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="960" height="516" src="https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/09/07_Pietas.jpg" alt="" class="wp-image-1982" srcset="https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/09/07_Pietas.jpg 960w, https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/09/07_Pietas-300x161.jpg 300w, https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/09/07_Pietas-768x413.jpg 768w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /><figcaption class="wp-element-caption">Pietas</figcaption></figure>



<h3 class="wp-block-heading">Gli ultimi tre appuntamenti chiudono la rassegna </h3>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Sabato 10<em> Akerusia danza </em></strong>presenta<strong> <em>MO·ṢÀI·CO&#8230; Frammenti di..</em></strong><em>.</em>, ideato da <strong>Elena D&#8217;Aguanno e Paola Rivazio</strong>, che prende il mosaico, comprese le tessere scartate, come principio compositivo. <strong>Domenica 11 <em>In to Reveal</em> di Francesco Annarumma</strong>, su musiche di Beethoven, mette in scena il passaggio fra danzatori affermati e le nuove leve della <strong>Arb dance company</strong>. <strong>Martedì 13</strong>, a chiudere, <strong><em>Danze ardenti</em> di Chiara Alborino </strong>porta in scena <strong>gli allievi di Corpo Unico</strong>, il ciclo di danza inclusiva diretto da <em><strong>Davide Iodice</strong></em>, su suggestioni che vanno da Mendelssohn a Meredith Monk, da Fauré a Vivaldi.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="960" height="516" src="https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/09/08_Mosaico.jpg" alt="" class="wp-image-1983" srcset="https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/09/08_Mosaico.jpg 960w, https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/09/08_Mosaico-300x161.jpg 300w, https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/09/08_Mosaico-768x413.jpg 768w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /><figcaption class="wp-element-caption">Mosaico</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Un biglietto a 5 euro, una card che apre l&#8217;intera rassegna a 15, sono cifre che dicono qualcosa di preciso sulla natura di questo teatro. Il Trianon porta il nome di Raffaele<a href="https://www.napoliupclose.it/viviani-e-la-citta/"> Viviani</a>, che la scena popolare l&#8217;ha scritta prima ancora che raccontata, e mantenere la danza contemporanea a un prezzo che non seleziona il pubblico è una scelta coerente con quell&#8217;eredità.  La coreutica, genere spesso relegato a un pubblico ristretto, entra qui nello stesso circuito popolare della canzone napoletana. Non è un dettaglio da annotare a margine, ma il modo in cui il Trianon interpreta il proprio ruolo in città.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<div style="border: 3px solid #b3261e; background-color: #faf6ec; padding: 20px 24px; border-radius: 4px; font-family: Georgia, serif; max-width: 480px; margin: 24px 0;">
  <h3 style="margin: 0 0 12px 0; color: #b3261e; font-size: 18px; letter-spacing: 0.5px;">TRIANON VIVIANI</h3>
  <p style="margin: 0 0 10px 0; font-size: 14px; color: #2b2b2b;">
    Il Trianon Viviani si avvale del sostegno della Regione Campania, della Città metropolitana di Napoli e del Ministero della Cultura, con il patrocinio di Rai Campania.
  </p>
  <hr style="border: none; border-top: 1px solid #d8c9a3; margin: 14px 0;">
  <p style="margin: 0 0 6px 0; font-size: 14px; color: #2b2b2b;"><strong>Biglietti e abbonamenti</strong></p>
  <p style="margin: 0 0 10px 0; font-size: 14px; color: #2b2b2b;">
    Posto unico: 5 euro.<br>
    Card TrianonDanza (accesso a tutti gli spettacoli): 15 euro.
  </p>
  <p style="margin: 0 0 6px 0; font-size: 14px; color: #2b2b2b;"><strong>Botteghino</strong></p>
  <p style="margin: 0 0 10px 0; font-size: 14px; color: #2b2b2b;">
    Martedì – sabato: 10:00–13:30 e 16:00–19:00<br>
    Domenica e festivi: 10:00–13:30
  </p>
  <p style="margin: 0 0 10px 0; font-size: 14px; color: #2b2b2b;">
    Tel. 081 0128663 · <a href="mailto:boxoffice@teatrotrianon.org" style="color: #b3261e;">boxoffice@teatrotrianon.org</a>
  </p>
  <a href="https://www.google.com/maps/place/Trianon+Viviani+-+teatro+della+Canzone+napoletana/@40.8504537,14.2608651,17z/data=!4m14!1m7!3m6!1s0x133b083ff1a8a3af:0x465dd57a8027ee11!2sTrianon+Viviani+-+teatro+della+Canzone+napoletana!8m2!3d40.8504497!4d14.2634454!16s%2Fg%2F1td8np1m!3m5!1s0x133b083ff1a8a3af:0x465dd57a8027ee11!8m2!3d40.8504497!4d14.2634454!16s%2Fg%2F1td8np1m?entry=ttu&#038;g_ep=EgoyMDI2MDkyMC4wIKXMDSoASAFQAw%3D%3D" target="_blank" style="display: inline-block; margin-top: 6px; color: #b3261e; font-size: 14px; text-decoration: underline;">
    Vedi la posizione del teatro →
  </a>
</div>



<p class="wp-block-paragraph">❦ ❦ ❦</p>



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		<title>San Gennaro, Napoli, il suo santo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Nacarlo Antonio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 19 Sep 2026 07:56:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[LUOGHI]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[Filosofia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tra reliquie, processioni, martirio e prodigio del sangue, la storia di San Gennaro segue per secoli il rapporto profondo tra il santo e la città di Napoli. ❦ ❦ ❦ Per i napoletani San Gennaro è il patrono, ma anche una presenza familiare. Gli si parla come a un padre, a un fratello, a uno [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Tra reliquie, processioni, martirio e prodigio del sangue, la storia di San Gennaro segue per secoli il rapporto profondo tra il santo e la città di Napoli.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">❦ ❦ ❦</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/09/e-sangue-e-nun-e-acqua-1024x683.jpg" alt="San Gennaro e la città" class="wp-image-1959" srcset="https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/09/e-sangue-e-nun-e-acqua-1024x683.jpg 1024w, https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/09/e-sangue-e-nun-e-acqua-300x200.jpg 300w, https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/09/e-sangue-e-nun-e-acqua-768x512.jpg 768w, https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/09/e-sangue-e-nun-e-acqua.jpg 1535w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Per i napoletani San Gennaro è il patrono, ma anche una presenza familiare. Gli si parla come a un padre, a un fratello, a uno zio. Gli si chiede una grazia, lo si rimprovera quando tarda, gli si promettono ceri e preghiere. E almeno tre volte l&#8217;anno gli occhi della città tornano alle due ampolle custodite nella Cappella del Tesoro.«È sango e nun è acqua», canta Enzo Avitabile in <em>Faccia Gialla</em>. Poche parole che appartengono ormai alla memoria musicale della città e che mettono insieme la materia della reliquia e il rapporto affettivo con il santo. </p>



<h3 class="wp-block-heading">La storia di Januario</h3>



<p class="wp-block-paragraph">A Pozzuoli, non lontano dalla Solfatara, una piccola chiesa dedicata al santo conserva un rudere di un altare del VI secolo che per molto tempo è stato identificato con la pietra sulla quale Gennaro avrebbe appoggiato la testa prima della decapitazione. La tradizione è stata poi ridimensionata dagli studi: nelle fonti antiche non esiste una testimonianza dell&#8217;uso di un ceppo per la decapitazione e il rito romano prevedeva che il condannato si inginocchiasse mentre il carnefice, alle sue spalle, vibrava il colpo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Del santo sappiamo relativamente poco. Il suo martirio durante la persecuzione del 305 è ricordato dal Martirologio Geronimiano e da quello di Cartagine, entrambi del V secolo, mentre una lettera del prete Uranio del 432 racconta che Gennaro e Martino apparvero a san Paolino di Nola sul letto di morte.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sappiamo che fu vescovo di Benevento. E sappiamo il suo gentilizio: <em>Ianuarius</em>, appartenente alla <em>gens Ianuaria</em>. Non era il nome personale del santo, che non ci è stato tramandato, ma il nome della famiglia. La parola deriva da <em>Ianus</em>, Giano, l&#8217;antica divinità romana dalle due facce, e significa «consacrato a Giano». È un dettaglio che riporta Gennaro dentro la società romana della Campania, prima ancora che la sua memoria venisse trasformata dalla tradizione cristiana.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="552" height="788" src="https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/09/martirio.jpg" alt="" class="wp-image-1965" srcset="https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/09/martirio.jpg 552w, https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/09/martirio-210x300.jpg 210w" sizes="(max-width: 552px) 100vw, 552px" /></figure>



<h3 class="wp-block-heading">Gli atti bolognesi</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Gli Atti Bolognesi, risalenti al VI-VII secolo, raccontano la vicenda di Gennaro, Festo e Desiderio e del diacono Sossio, conosciuto a Miseno. Quando il giudice Dragonio seppe che i cristiani si riunivano per le funzioni religiose, ordinò il loro arresto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gennaro e i suoi compagni decisero di andare a confortare Sossio in carcere, pur sapendo a quali conseguenze andavano incontro. Furono arrestati e condannati a morte perché si rifiutavano di sacrificare agli dèi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo la tradizione furono destinati <em>ad bestias</em>, alle belve dell&#8217;anfiteatro puteolano. L&#8217;Anfiteatro Flavio conserva ancora nei sotterranei gli ambienti attraverso i quali gli animali venivano condotti nell&#8217;arena. La tradizione cristiana racconta che le belve si sarebbero ammansite davanti ai condannati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Passio aggiunge poi la fornace. Gennaro sarebbe stato rinchiuso nel fuoco e ne sarebbe uscito illeso. È l&#8217;episodio che Jusepe de Ribera dipinse nel 1646 per la Cappella del Tesoro, <strong>San Gennaro esce illeso dalla fornace</strong>.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="750" height="423" src="https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/09/san-gennaro_ribera.jpg" alt="" class="wp-image-1960" srcset="https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/09/san-gennaro_ribera.jpg 750w, https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/09/san-gennaro_ribera-300x169.jpg 300w" sizes="(max-width: 750px) 100vw, 750px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">La condanna venne infine eseguita presso la Solfatara il 19 settembre del 305.</p>



<h3 class="wp-block-heading">La pia tradizione</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Una leggenda racconta che insieme alla testa venne reciso anche un dito del santo. Gennaro lo avrebbe portato alla gola nel momento della decapitazione e il colpo della spada lo avrebbe reciso insieme alla testa. Il dito sarebbe stato poi ritrovato e conservato come reliquia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo la tradizione, Eusebia, nutrice del santo, raccolse il sangue del martire in due ampolle. Gli Atti Bolognesi, però, non ne fanno menzione. La raccolta del sangue dei martiri era una pratica diffusa nelle prime comunità cristiane, che conservavano in piccoli recipienti una parte del sangue versato durante il martirio. Nel caso di Gennaro, dunque, la tradizione delle ampolle è successiva alla più antica testimonianza del martirio, ma si inserisce in una pratica devozionale già attestata nei primi secoli del cristianesimo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I corpi dei martiri furono sottratti nottetempo dai cristiani e divisi. A Gennaro toccò ai napoletani, che lo seppellirono nell&#8217;area di Fuorigrotta, nell&#8217;antico agro Marciano.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="1920" height="1272" src="https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/09/ossa-di-gennaro.jpg" alt="" class="wp-image-1966" srcset="https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/09/ossa-di-gennaro.jpg 1920w, https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/09/ossa-di-gennaro-300x199.jpg 300w, https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/09/ossa-di-gennaro-767x508.jpg 767w, https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/09/ossa-di-gennaro-1024x678.jpg 1024w, https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/09/ossa-di-gennaro-1536x1018.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></figure>



<h3 class="wp-block-heading">Finalmente a Napoli</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Nel 431 le reliquie furono trasferite nelle catacombe di Capodimonte. Il complesso sotterraneo avrebbe preso proprio da allora il nome di San Gennaro. Affreschi, iscrizioni, mosaici e sepolture mostrano quanto il culto fosse già radicato nel V secolo. Molti cristiani volevano essere sepolti accanto al martire e facevano ornare le proprie tombe con immagini del santo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La critica storica contemporanea distingue però diversi gruppi di martiri campani riuniti dalla tradizione in un&#8217;unica vicenda: Gennaro, Festo e Desiderio a Benevento; Sossio a Miseno; Proclo, Eutichete e Acuzio a Pozzuoli. La costruzione della Passio avrebbe poi riunito le loro storie.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il culto di Gennaro assunse una nuova dimensione nel 472.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il 5 novembre di quell&#8217;anno una violenta eruzione del Vesuvio spinse molti napoletani verso il sepolcro del santo. Fino ad allora il principale patrono della città era stato sant&#8217;Agrippino. Dopo quell&#8217;episodio Gennaro cominciò ad assumere il ruolo che ancora oggi gli appartiene.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel 512 il Vesuvio tornò a eruttare. Il vescovo Stefano I promosse le preghiere e fece costruire una chiesa dedicata a Gennaro accanto alla basilica di Santa Restituta. La chiesa sarebbe poi confluita nel complesso sul quale venne costruito il Duomo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il cranio e le ampolle furono così conservati a Napoli anche quando le altre reliquie presero una strada diversa.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="608" src="https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/09/ampolle-reliquiario-1024x608.jpg" alt="" class="wp-image-1963" srcset="https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/09/ampolle-reliquiario-1024x608.jpg 1024w, https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/09/ampolle-reliquiario-300x178.jpg 300w, https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/09/ampolle-reliquiario-768x456.jpg 768w, https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/09/ampolle-reliquiario-1536x912.jpg 1536w, https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/09/ampolle-reliquiario.jpg 1600w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h3 class="wp-block-heading">Le ossa trafuggate</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Nell&#8217;831 il duca longobardo Sicone, durante l&#8217;assedio della città, penetrò nelle catacombe attraverso uno scavo e portò via le ossa del santo, trasferendole a Benevento. Le reliquie rimasero a Napoli divise dal capo e dalle ampolle.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel 1156 le ossa furono trasferite a Montevergine. Vi rimasero per più di tre secoli. Nel 1480, durante uno scavo sotto l&#8217;altare maggiore del santuario, vennero ritrovate antiche urne di marmo. Ognuna era identificata da una lamina di piombo con il nome del santo al quale appartenevano le reliquie. C&#8217;era anche quella di Gennaro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo lunghe trattative con i monaci di Montevergine, le ossa tornarono a Napoli il 13 gennaio 1492. Furono riunite al capo e alle ampolle.</p>



<h3 class="wp-block-heading">A quel punto la città aveva nuovamente il proprio santo intero.</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Il rapporto con Napoli si sarebbe rafforzato ancora nel 1527, quando la città, colpita dalla peste e dalle calamità, fece voto a San Gennaro. Da quella promessa nacquero la Cappella del Tesoro e la Deputazione, istituzione laica incaricata della custodia delle reliquie e del patrimonio del santo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Cappella venne inaugurata nel 1646. È qui che si incontrano la storia del culto e quella dell&#8217;arte napoletana. Ribera, Domenichino e altri grandi pittori furono chiamati a raccontare sulla tela gli episodi della vita e dei miracoli del patrono.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Tesoro crebbe intanto attraverso le donazioni di sovrani, nobili e cittadini. Il busto reliquiario del santo, realizzato nel 1305 dagli orafi di Carlo II d&#8217;Angiò, è uno dei pezzi più antichi e importanti della raccolta. Nei secoli successivi si aggiunsero croci, calici, ostensori, reliquiari e gioielli, molti realizzati nelle botteghe del Borgo degli Orefici.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Gennaro fuori dalla cattedrale</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Nei decumani, una tradizione individua la sua casa nella cosiddetta <em>domus Ianuaria</em>. Poco distante, San Gennaro all&#8217;Olmo è legata alla storia delle antiche diaconie e all&#8217;assistenza ai poveri. A Capodimonte, San Gennaro dei Poveri conserva un&#8217;altra traccia della lunga storia assistenziale della città.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A Porta Capuana il santo compare in un&#8217;edicola votiva. Sul Ponte della Maddalena una sua statua settecentesca guarda verso il Vesuvio con il braccio sollevato. La tradizione vuole che quella posizione ricordi l&#8217;eruzione del 1767 e l&#8217;arresto della lava.Sono luoghi diversi e raccontano episodi diversi. Messi insieme, mostrano quanto profondamente il culto sia entrato nella geografia di Napoli.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il sangue, intanto, continua ad aspettare nella teca.La prima testimonianza documentaria della liquefazione risale al 1389. Nel tempo il rito si è legato soprattutto a tre momenti dell&#8217;anno: il sabato precedente la prima domenica di maggio, il 19 settembre e il 16 dicembre.</p>



<h3 class="wp-block-heading">la processione di Maggio</h3>



<p class="wp-block-paragraph">A maggio il busto e le ampolle escono dal Duomo e percorrono il centro storico fino alla <strong>Basilica di Santa Chiara</strong>, dove si celebra il prodigio legato alla memoria della traslazione delle reliquie. La processione è accompagnata dai busti d&#8217;argento degli altri 51 santi compatroni della città.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/09/processione-maggio-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-1964" srcset="https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/09/processione-maggio-1024x683.jpg 1024w, https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/09/processione-maggio-300x200.jpg 300w, https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/09/processione-maggio-768x512.jpg 768w, https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/09/processione-maggio-1536x1024.jpg 1536w, https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/09/processione-maggio.jpg 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">È una scena che appartiene alla città quanto la Cappella del Tesoro: il santo attraversa le strade, passa davanti alle botteghe e ai palazzi dei decumani, arriva a Santa Chiara e lì la folla attende il sangue.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se si scioglie, Napoli esulta. Se tarda, cominciano le preoccupazioni, i pronostici e le interpretazioni. Ma il presunto rapporto con il lotto è una fantasia per turisti, un artificio letterario nato dalla penna di Dumas nel corridoio. Con Gennaro non esiste alcun rapporto storico con il lotto, al di là della scenetta furba di Troisi. Altri santi, certamente, sono stati associati ai numeri, come san Pantaleone; non San Gennaro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La devozione napoletana è passata anche attraverso queste voci, ma il legame con il santo è molto più profondo di qualsiasi superstizione.</p>



<h3 class="wp-block-heading">La scienza davanti alle ampolle</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Sul sangue di San Gennaro esiste una lunga storia di analisi. Il 25 settembre 1902 Gennaro Sperindeo e il chimico Raffaele Januario eseguirono un&#8217;analisi spettroscopica che rilevò lo spettro dell&#8217;ossiemoglobina. Nel 1989 Pierluigi Baima Bollone ripeté l&#8217;esame con una nuova analisi spettroscopica, ottenendo un risultato compatibile con la presenza di emoglobina. Nel 2010 il biologo Giuseppe Geraci, dell&#8217;Università Federico II di Napoli, condusse una nuova serie di osservazioni sulla reliquia: non rilevò variazioni di peso associate ai cambiamenti di stato e concluse che non esisteva un dato scientifico univoco capace di spiegare perché il contenuto delle ampolle passi dallo stato solido a quello liquido e viceversa.</p>



<h3 class="wp-block-heading">È sango e nun è acqua</h3>



<p class="wp-block-paragraph">È qui che entra in gioco l&#8217;esperimento di Luigi Garlaschelli e del CICAP. Nel 1991 Garlaschelli propose sulla rivista <em>Nature</em> un&#8217;ipotesi tissotropica e realizzò una miscela capace di comportarsi in modo simile a una sostanza che cambia consistenza quando viene sottoposta a sollecitazioni. L&#8217;esperimento dimostrava la possibilità di ottenere artificialmente un comportamento analogo; non dimostrava però che quella fosse la sostanza contenuta nelle ampolle di San Gennaro. Geraci contestò proprio questo passaggio: il problema era che l&#8217;ipotesi tissotropica non teneva conto dei dati spettroscopici relativi alla presenza di sangue. Anche Guido Trombetti, nel convegno scientifico del 2010 all&#8217;Accademia Nazionale di Scienze Fisiche e Matematiche, osservò che nella teca vi era sangue umano e che gli esperimenti disponibili non spiegavano perché il contenuto si liquefacesse proprio in determinate circostanze.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La pagina di UCCR che ricostruisce questa vicenda raccoglie le analisi del 1902, 1989 e 2010 e la discussione sulla tissotropia, riportando anche la bibliografia scientifica utilizzata.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://www.uccronline.it/2010/05/04/il-sangue-di-san-gennaro-cosa-dice-la-scienza/?utm_source=chatgpt.com">Il sangue di San Gennaro e la scienza, UCCR</a></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="1536" height="1024" src="https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/05/focus_san_gennaro.jpg" alt="focus san gennaro,ampolle su foglio ruvido avorio e veduta del vesuvio" class="wp-image-1478"/></figure>



<h3 class="wp-block-heading">La valutazione conciliare, un mito da sfatare</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Nel 1971 San Gennaro non fu oggetto di una valutazione negativa da parte della Chiesa e non venne “declassato”. La riforma del calendario liturgico, avviata dal Concilio Vaticano II, stabilì che il calendario romano generale riservasse le celebrazioni ai santi di «importanza veramente universale», lasciando alle Chiese particolari le altre memorie. Si trattò di una riorganizzazione dell’anno liturgico, non di una graduatoria della santità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Resta però la domanda su cosa significhi davvero “universale” per un culto che da quasi duemila anni appartiene alla storia religiosa e civile di Napoli e che, attraverso le comunità napoletane, si è diffuso nel mondo. Il culto di San Gennaro è documentato fin dall’antichità cristiana e ha attraversato guerre, pestilenze, eruzioni e profonde trasformazioni sociali. Ancora oggi il santo viene celebrato a New York, Boston, San Paolo del Brasile e in altre città.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La modifica del calendario non cancellò questa storia. San Gennaro rimase nel calendario proprio della Chiesa napoletana, legato al patronato, alle reliquie e a una devozione tuttora viva. Anche i pontefici hanno continuato a rendere omaggio al santo: Giovanni Paolo II nel 1990 e Benedetto XVI nel 2007 pregarono davanti alle sue reliquie, senza che in quelle occasioni il sangue si liquefacesse.</p>



<h3 class="wp-block-heading">San Gennà, futtetenne!</h3>



<p class="wp-block-paragraph">A Napoli quella decisione fu accompagnata da una reazione rimasta nella memoria popolare. Sulla porta del Duomo comparve, secondo una tradizione ripresa da diverse fonti, la scritta anonima: «San Gennà, futtetenne!». Una frase breve, ironica, che registrava a modo suo la distanza tra una modifica del calendario romano e il rapporto quotidiano della città con il proprio patrono.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché San Gennaro è il vescovo e il martire, il santo delle reliquie e del Tesoro più ricco del modo. È anche quello al quale si parla senza formalità, quello che deve fare il miracolo quando Napoli glielo chiede.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E i napoletani lo amano perché lo sentono visceralmente loro, anche oltre la fede stessa. Il prodigio del sangue è una parte di questo legame, ma non lo esaurisce. È il santo della città, della sua memoria, delle sue paure e delle sue speranze. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche per questo è sangue e nun è acqua.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">❦ ❦ ❦</p>



<h3 class="wp-block-heading">Bibliografia</h3>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Alfredo Cattabiani</strong>, <em>Santi d’Italia</em>, BUR, Milano, 2004.</li>



<li><strong>Jean-Noël Schifano</strong>, <em>Napoli</em>, Gallimard, Parigi, 1981.</li>



<li><strong>Giovanni Battista Chiarini</strong>, <em>Notizie storiche del Duomo di Napoli</em>, Napoli, 1864.</li>



<li><strong>Bartolomeo Capasso</strong>, <em>Napoli greco-romana</em>, Napoli, 1905.</li>



<li><strong>Giovanni Celano</strong>, <em>Notizie del bello, dell’antico e del curioso della città di Napoli</em>, Napoli, 1692</li>



<li><strong>Francesco Paolo de Ceglia</strong>, <em>Il segreto di San Gennaro. Storia naturale di un miracolo napoletano</em>, Einaudi, Torino, 2016</li>



<li><strong>Aldo Caserta, Gastone Lambertini</strong>, <em>Storia e scienza di fronte al miracolo di S. Gennaro</em>, M. D’Auria, Napoli, 1972.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Antichi rituali magici napoletani</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Nacarlo Antonio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Sep 2026 12:23:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[OMBRE DI NAPOLI]]></category>
		<category><![CDATA[Antichi rituali magici napoletani]]></category>
		<category><![CDATA[capa e sant'anastasio]]></category>
		<category><![CDATA[fatture]]></category>
		<category><![CDATA[janare]]></category>
		<category><![CDATA[l'acqua e pesce]]></category>
		<category><![CDATA[malocchio e fascinazione]]></category>
		<category><![CDATA[nciarmatrici]]></category>
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		<category><![CDATA[sud e magia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nella cultura popolare il cibo può assumere significati che vanno molto oltre la tavola. Alcuni alimenti vengono utilizzati nelle feste religiose, altri entrano nelle pratiche terapeutiche, altri ancora diventano elementi di un rito. ❦ ❦ ❦ A Napoli e nel resto della Campania molte di queste consuetudini sono legate al calendario religioso. Una delle date [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Nella cultura popolare il cibo può assumere significati che vanno molto oltre la tavola. Alcuni alimenti vengono utilizzati nelle feste religiose, altri entrano nelle pratiche terapeutiche, altri ancora diventano elementi di un rito.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">❦ ❦ ❦</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/09/antichi-riti-magici-1024x576.jpg" alt="Antichi rituali magici napoletani" class="wp-image-1955" srcset="https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/09/antichi-riti-magici-1024x576.jpg 1024w, https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/09/antichi-riti-magici-300x169.jpg 300w, https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/09/antichi-riti-magici-768x432.jpg 768w, https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/09/antichi-riti-magici-1536x864.jpg 1536w, https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/09/antichi-riti-magici.jpg 1672w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">A Napoli e nel resto della Campania molte di queste consuetudini sono legate al calendario religioso. Una delle date più importanti è il 24 giugno, festa di san Giovanni Battista, che cade nei giorni del solstizio d’estate. Intorno a questa ricorrenza sono sopravvissute pratiche legate alle erbe, all’acqua, alla rugiada e alla raccolta di determinati frutti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La presenza della festa cristiana non ha cancellato completamente un patrimonio di credenze molto più antico. Nel corso dei secoli le due tradizioni si sono sovrapposte, dando vita a rituali nei quali elementi religiosi e pratiche magiche possono trovarsi insieme.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A Napoli la <a href="https://www.napoliupclose.it/notte-di-san-giovanni-napoli/">notte di san Giovanni</a> aveva anche un carattere particolare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nella zona di piazza Mercato, nei pressi della chiesa di San Giovanni a Mare, si celebrava quella che veniva chiamata la “Festa &#8216;a Mare”. La chiesa, un tempo molto più vicina alla linea di costa, si trovava in rapporto diretto con le acque del golfo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le testimonianze ricordano bagni notturni ai quali partecipavano uomini e donne. La nudità dei partecipanti e il rapporto diretto con il mare hanno fatto pensare a una sopravvivenza di riti legati al solstizio, successivamente inseriti nel calendario cristiano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il poeta Velardiniello, nel Cinquecento, ricordava così quelle donne che nella notte di san Giovanni scendevano verso il mare:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">Li femmene la sera de san Gianne<br>Ievano tutte ’n chietta a la marina,<br>Allere se nne jeano senza panne,<br>Cantando sempre maie la romanzina…</p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Il solstizio era anche il periodo nel quale venivano raccolte alcune erbe destinate alla preparazione di rimedi, filtri e preparazioni rituali. In molte tradizioni europee la notte di san Giovanni è associata alle piante medicinali e alla rugiada, considerata particolarmente preziosa.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Janare e &#8216;nciarmatrici</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Tra le figure femminili alle quali la tradizione attribuisce una conoscenza particolare delle piante ci sono le janare. Il nome viene generalmente collegato alle <em>dianare</em>, donne associate al culto di Diana, e compare nella tradizione campana soprattutto in relazione alle pratiche magiche e alle riunioni notturne.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La loro fama è legata soprattutto al territorio beneventano e al grande noce intorno al quale, secondo la tradizione, si sarebbero riunite per celebrare i loro riti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il noce possiede in effetti una storia particolare nella cultura popolare. L’albero è stato considerato per secoli ambivalente, capace di offrire frutti e sostanze utili, ma anche circondato da credenze relative alla sua pericolosità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La raccolta delle noci verdi nel periodo di san Giovanni è rimasta legata alla preparazione del nocillo. Le noci vengono raccolte quando il frutto è ancora tenero e adatto alla macerazione. La data della raccolta, tradizionalmente collocata intorno al 24 giugno, costituisce ancora oggi uno degli elementi caratteristici della preparazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;albero e il suo frutto appartengono quindi contemporaneamente alla cucina, alla medicina popolare e alla tradizione rituale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La stessa sovrapposizione riguarda l’acqua.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="768" src="https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/09/Studio-in-inchiostro-blu-del-martire-incappucciato-1024x768.jpg" alt="" class="wp-image-1954" srcset="https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/09/Studio-in-inchiostro-blu-del-martire-incappucciato-1024x768.jpg 1024w, https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/09/Studio-in-inchiostro-blu-del-martire-incappucciato-300x225.jpg 300w, https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/09/Studio-in-inchiostro-blu-del-martire-incappucciato-768x576.jpg 768w, https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2026/09/Studio-in-inchiostro-blu-del-martire-incappucciato.jpg 1448w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Testa di San Anastasio il Siro- disegno di Antonio Nacarlo</figcaption></figure>



<h3 class="wp-block-heading">L’acqua ’e pesce</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Tra le pratiche ricordate nella tradizione magica napoletana c’è quella conosciuta come <em>acqua ’e pesce</em>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il procedimento utilizza un pesce di media grandezza, generalmente uno sgombro, chiamato a Napoli <em>palammeto</em>. Il pesce viene lessato insieme ad alcuni ingredienti che possiedono anche un significato simbolico: prezzemolo, basilico, peperoncino e cipolla.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il prezzemolo e il basilico vengono associati rispettivamente al principio maschile e a quello femminile. Il peperoncino appartiene invece alla lunga tradizione degli oggetti apotropaici napoletani. La cipolla richiama le lacrime e il dolore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il liquido della cottura viene conservato per il rito.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La preparazione deve essere compiuta in un determinato momento della giornata e, secondo la tradizione, l’acqua viene utilizzata all’alba. La persona per la quale viene eseguita la pratica si colloca al centro dell&#8217;ambiente mentre l’operatore, generalmente una donna, asperge l’acqua nei quattro angoli della stanza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La formula recitata durante il rito è:</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>«Addò va l’acqua ’e ’stu pesce, aonna e cresce.»</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Quel <em>aonna</em> richiama il linguaggio dei pescatori e il movimento dell’onda che cresce.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La formula, infatti, presenta una sorprendente vicinanza con i canti utilizzati durante la pesca a sciabica. Raffaele Viviani ha raccolto e restituito alla letteratura uno di questi canti.</p>



<h3 class="wp-block-heading"> <em>Tirata d’ ’a rezza</em>:</h3>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">«Soh, vaie ch’è cchiena!<br>Soh, forza, ch’aonna!».<br>Tiranno, s’affonna<br>cu ’e piede int’ ’arena.<br>Nu viecchio ’nturciglia<br>na funa, ch’aumenta.<br>Quann’uno rallenta,<br>va n’ato e ripiglia.<br>Cappielle scagnate;<br>nu sfuorzo ogne faccia;<br>cu ’e gamme e cu ’e bbraccia<br>d’ ’o sole scuttate.<br>Nu sùvero sponta,<br>già n’ato s’affaccia.<br>«P’ ’o mare è bunaccia!<br>Soh, ’a maneca è pronta!».<br>«Tirammo, strignimmo<br>ca ’a rezza se ’nzerra!<br>Soh, forza, sta ’nterra!<br>E aunimmo sti ccimme!».<br>«Soh, vaie, ch’è cchiena!<br>Soh, forza, ch’aonna!».<br>Sta rezza se mena,<br>prianno ’a Maronna.<br>«Soh, vaie, ch’è cchiena!».</p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Il riferimento al mare non è casuale. La pesca apparteneva alla vita quotidiana di intere comunità e dalla pesca dipendeva una parte del sostentamento familiare. Il canto accompagnava il lavoro, mentre la preghiera e il gesto rituale chiedevano al mare una condizione favorevole.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nell’<em>acqua ’e pesce</em> questo stesso linguaggio viene trasferito dentro lo spazio domestico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’acqua di cottura, il pesce e la formula diventano strumenti di un rito propiziatorio.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Malocchio e fascinazione</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Ernesto De Martino, in <em><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Sud_e_magia">Sud e magia</a></em>, studiò la magia meridionale partendo dalle situazioni nelle quali l&#8217;individuo sperimenta una condizione di particolare esposizione: la malattia, la morte, il parto, l&#8217;infanzia, il lavoro, le calamità naturali, i rapporti amorosi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il concetto centrale è quello di <em>fascinazione</em>. La persona può percepire una forza estranea come causa della propria difficoltà. Il male viene allora interpretato attraverso una relazione con qualcuno o con qualcosa che avrebbe acquisito la capacità di agire sulla sua vita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il malocchio è una delle forme più conosciute.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;invidia, lo sguardo e la parola possono diventare elementi attraverso i quali viene interpretata una disgrazia. Un malessere improvviso, un periodo di sfortuna, una serie di eventi negativi possono essere ricondotti alla presenza di una persona ritenuta capace di portare male.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il rito serve a diagnosticare la condizione e, successivamente, a rimuoverla.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo sistema assume importanza la figura della donna che conosce le formule e i gesti necessari.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A seconda dei luoghi e delle tradizioni può essere chiamata <strong><em>nciarmatrice</em>, fattucchiera, guaritrice, <em>votaseggie</em> </strong>o con altri nomi locali.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Le nciarmatrici</h3>



<p class="wp-block-paragraph">La parola <em>nciarmatrice</em> richiama l’idea dell’incanto. È la donna che conosce l’<em>nciarmo</em>, la formula, il gesto o la pratica attraverso la quale si interviene su una situazione ritenuta anomala.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il suo campo può riguardare il malocchio, le fatture, i problemi amorosi, la protezione dei bambini, la paura, la malattia e altre difficoltà della vita quotidiana.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Queste conoscenze venivano generalmente trasmesse oralmente. Una parte importante della tradizione magica meridionale è infatti affidata alla memoria. Formule che devono essere pronunciate in una determinata maniera, gesti da compiere secondo un ordine preciso, oggetti da utilizzare e momenti della giornata considerati più adatti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La competenza dell’operatrice non consiste soltanto nella conoscenza della formula. Comprende il riconoscimento del male, la scelta del rito e la capacità di interpretare ciò che accade durante la pratica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È una forma di sapere che appartiene alla comunità e che per molto tempo è stata trasmessa soprattutto attraverso le donne, le preparatrici del cibo da somministrare attraverso il quale somministrare protezione o sciagura.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Le votaseggie</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Tra queste figure troviamo anche le <em>votaseggie</em>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il termine indica una donna alla quale vengono attribuite capacità particolari nella diagnosi e nella cura di determinati malesseri attraverso pratiche rituali. La sedia, come elemento della vita domestica, entra in alcune forme tradizionali di diagnosi e di trattamento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il nome stesso conserva il ricordo di una pratica nella quale il gesto quotidiano viene inserito in una procedura rituale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La <em>votaseggie</em>, come la <em>nciarmatrice</em>, appartiene a un mondo nel quale il sapere non è separato in compartimenti rigidi. Rimedi naturali, alimenti omeopatici, religione, preghiera e magia possono essere praticate dalla stessa persona e richieste dalla stessa famiglia.</p>



<h3 class="wp-block-heading">La fattura</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Diverso è il caso della fattura.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel linguaggio della magia popolare, la fattura presuppone l&#8217;azione intenzionale di qualcuno che vuole provocare un danno. Non si tratta quindi soltanto della paura di uno sguardo o di una presenza negativa. Esiste un agente che avrebbe compiuto un&#8217;azione rituale contro una determinata persona.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La fattura può riguardare la salute, i rapporti amorosi, la vita familiare, il lavoro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per realizzarla vengono utilizzati oggetti appartenuti alla persona o capaci di rappresentarla: capelli, fotografie, indumenti, fili, cera, alimenti, animali o parti di animali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;oggetto diventa una rappresentazione della persona sulla quale dovrebbe ricadere l&#8217;effetto della pratica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È qui che compare la <em><strong>capa ’e pecuriello</strong></em>.</p>



<h3 class="wp-block-heading">La capa ’e pecuriello</h3>



<p class="wp-block-paragraph">La <em>capa ’e pecuriello</em>, letteralmente “testa dell’agnello”, appartiene al repertorio delle pratiche di fattura ricordate nella tradizione dell’area vesuviana e delle isole flegree.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La preparazione utilizza materiali poveri e facilmente reperibili. Pezzi di stoffa o calze possono essere riempiti con diversi elementi e poi fermati con fili, aghi o spilli. Possono essere aggiunti capelli, fotografie, limoni, aglio o parti di animali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il nome identifica una particolare forma assunta dall&#8217;insieme degli oggetti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una volta preparato, il manufatto viene associato alla persona destinataria della fattura attraverso il nome, un&#8217;immagine, un oggetto personale o altri elementi ritenuti capaci di stabilire il collegamento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche il luogo nel quale viene lasciato ha una funzione. Può essere nascosto, gettato nell’acqua, deposto in un luogo appartato o abbandonato in un bosco.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;acqua e il bosco ricorrono frequentemente nelle tradizioni relative agli oggetti rituali. Sono luoghi nei quali l&#8217;oggetto può essere sottratto allo sguardo e lasciato compiere, secondo la credenza, l&#8217;azione per la quale è stato preparato.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Legamenti e magie d’amore</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Un capitolo particolarmente ricco riguarda le pratiche amorose.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La magia può essere utilizzata per favorire un incontro, conquistare una persona, impedire un abbandono, riavvicinare qualcuno o separare due persone.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I <em><strong>legamenti</strong></em> appartengono proprio a questa categoria.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il principio simbolico è semplice: ciò che viene legato nel rito dovrebbe essere legato anche nella realtà. Fili, nastri, nodi e oggetti personali possono diventare quindi strumenti di una pratica destinata a stabilire o rafforzare un vincolo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La stessa logica può essere utilizzata in senso contrario, attraverso riti destinati a sciogliere un legamento o a interrompere una relazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La magia amorosa mostra con particolare chiarezza quanto il rito sia legato alle emozioni e all&#8217;incertezza dei rapporti umani. Quando l&#8217;esito di una relazione sfugge alla volontà individuale, il rito offre una possibilità di intervento.</p>



<h3 class="wp-block-heading">La protezione</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Accanto alle fatture esistono naturalmente pratiche destinate alla protezione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il corno è l&#8217;oggetto apotropaico napoletano più conosciuto, ma il repertorio è molto più vasto. Ferro, sale, aglio, peperoncino e altri elementi possono assumere una funzione protettiva.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche il gesto delle corna appartiene a questa cultura della protezione, così come numerose formule pronunciate davanti a una situazione ritenuta pericolosa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La protezione riguarda soprattutto le persone considerate più esposte: bambini, donne incinte, puerpere, malati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il parto è uno dei momenti nei quali la tradizione magica meridionale concentra un numero particolarmente elevato di pratiche. La nascita comporta un rischio concreto e per secoli la mortalità materna e infantile ha reso quel momento ancora più carico di paura.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La protezione rituale interviene proprio quando la vita appare più vulnerabile.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="720" height="720" src="https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2025/06/Notte-di-San-Giovanni-a-Napoli-riti-leggende-e-magia.jpeg" alt="Notte di San Giovanni a Napoli riti, leggende e magia fondo avorio, effetto carta ruvida, disegno a matita con inchiostro schizzato e contrasti marcati in stile noir" class="wp-image-431" srcset="https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2025/06/Notte-di-San-Giovanni-a-Napoli-riti-leggende-e-magia.jpeg 720w, https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2025/06/Notte-di-San-Giovanni-a-Napoli-riti-leggende-e-magia-300x300.jpeg 300w, https://www.napoliupclose.it/wp-content/uploads/2025/06/Notte-di-San-Giovanni-a-Napoli-riti-leggende-e-magia-150x150.jpeg 150w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /><figcaption class="wp-element-caption">Napoli è magia &#8211; opera grafica di Antonio Nacarlo</figcaption></figure>



<h3 class="wp-block-heading">Tra religione e magia</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Nella cultura popolare meridionale la separazione fra religione e magia non è sempre stata così netta come siamo portati a pensare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una stessa persona può recitare una preghiera e contemporaneamente utilizzare un gesto apotropaico. Può rivolgersi a un santo e, nello stesso tempo, consultare una <em>nciarmatrice</em>. Può portare un&#8217;immagine sacra e conservare un amuleto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo stesso accade con il cibo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il pesce dell’<em>acqua ’e pesce</em> nasce dalla cucina e finisce nel rito. La noce diventa nocillo. Le erbe possono essere utilizzate come alimento, medicamento o ingrediente rituale. Il peperoncino è contemporaneamente un condimento e un oggetto apotropaico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il significato cambia insieme alla situazione. A Napoli questa cultura ha assunto forme proprie, legate alla città, al mare, al lavoro, alla famiglia e alla sua lunga storia religiosa e popolare</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non oggetti di una vecchia superstizione. Ma tracce di un modo nel quale per generazioni si è cercato di dare un nome alla paura, di interpretare una disgrazia e di trovare qualcuno capace di intervenire quando le spiegazioni disponibili sembravano non bastare.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">❦ ❦ ❦</p>



&#8220;`html
<section class="nuc-bibliografia">
  <h2>Bibliografia essenziale</h2>

  <div class="nuc-biblio-list">

    <div class="nuc-biblio-item">
      <span class="nuc-biblio-autore">Ernesto De Martino</span>
      <em>Sud e magia</em>, Feltrinelli, Milano, 1959.
    </div>

    <div class="nuc-biblio-item">
      <span class="nuc-biblio-autore">Ernesto De Martino</span>
      <em>Il mondo magico. Prolegomeni a una storia del magismo</em>,
      Einaudi, Torino.
    </div>

    <div class="nuc-biblio-item">
      <span class="nuc-biblio-autore">Ernesto De Martino</span>
      <em>La terra del rimorso. Contributo a una storia religiosa del Sud</em>,
      Il Saggiatore, Milano.
    </div>

    <div class="nuc-biblio-item">
      <span class="nuc-biblio-autore">Martin Rua</span>
      <em>Napoli esoterica e misteriosa</em>,
      Newton Compton Editori, Roma.
    </div>

    <div class="nuc-biblio-item">
      <span class="nuc-biblio-autore">Giuseppe Pitrè</span>
      <em>Usi e costumi, credenze e pregiudizi del popolo siciliano</em>,
      Palermo, 1889-1890.
    </div>

    <div class="nuc-biblio-item">
      <span class="nuc-biblio-autore">Giuseppe Cocchiara</span>
      <em>Storia del folklore in Europa</em>,
      Boringhieri, Torino.
    </div>

    <div class="nuc-biblio-item">
      <span class="nuc-biblio-autore">Giulio Cesare Capaccio</span>
      <em>Il Forastiero</em>,
      Napoli, 1634.
    </div>

    <div class="nuc-biblio-item">
      <span class="nuc-biblio-autore">Carlo Celano</span>
      <em>Notizie del bello, dell&#8217;antico e del curioso della città di Napoli</em>,
      Napoli, XVII secolo.
    </div>

    <div class="nuc-biblio-item">
      <span class="nuc-biblio-autore">Raffaele Viviani</span>
      <em>Poesie</em>,
      per i canti popolari napoletani legati al lavoro del mare e alla tradizione dei pescatori.
    </div>

  </div>
</section>

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