Il ragù

Un racconto noir

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Il ragù racconto noir
Illustrazione di Antonio Nacarlo©

La cipolla era diventata trasparente. Aggiunse la carota tagliuzzata e lasciò che il grasso si sciogliesse lentamente. Il vino bianco sibilò nella casseruola, portandosi via l’odore acre dell’alcol. Bastava aspettare. Le cose buone avevano bisogno di tempo.

Accese una Marlboro. Inspirò a fondo, senza staccare gli occhi dal sugo.

Il capello biondo sulla divisa poteva essere un caso. Gli autobus, gli ascensori, gli uffici… i capelli viaggiano. Se l’era ripetuto per giorni.

Era una donna ragionevole. Aveva lasciato il lavoro per crescere la figlia, mandava avanti la casa, non aveva mai controllato un telefono. Ma il rossetto sui boxer…No. Il rossetto non finisce tra le gambe di un uomo per sbaglio.

Sul fornello accanto l’acqua bolliva piano. Il coperchio tremava appena. Lui scriveva sempre. Sul divano, a tavola, persino a letto. Pollici veloci sullo schermo.

«Sto scrivendo.» Scrivendo, come no!

Una volta la bambina le aveva detto:— Papà parla con una signorina.

E lui, senza neanche alzare lo sguardo:— È il call center.

Troppo naturale. Troppo pulito. Come quando facevano l’amore. Troppo esperto. Troppo sicuro. La nonna aveva ragione. Vizio di natura fino a morte dura.

Spense la sigaretta.Prese il coltello grande.Tagliò con pazienza.Un pezzo.Poi un altro.E un altro ancora.Le venne quasi da sorridere. Alla fine erano tutti uguali. Dentro, gli uomini, erano fatti della stessa carne.

Quando ebbe finito, lasciò scivolare tutto nella pentola. Il pomodoro accolse ogni cosa con un gorgoglio lento. Abbassò la fiamma. Il ragù non sopporta la fretta. Lavò il coltello.mLavò il tagliere. Pulì il piano della cucina finché non rimase una macchia.

Poi prese il telefono di lui. Adesso avrebbe letto. Adesso avrebbe trovato i messaggi.

Scorse fotografie della bambina, la lista della spesa, appunti. Aprì la cartella Racconti.L’ultimo file si intitolava Il ragù.Lo aprì.La prima riga diceva:

“La cipolla era diventata trasparente. Aggiunse la carota e sfumò col vino bianco.”

Sentì il sangue ritirarsi dal viso.Continuò a leggere. Non c’erano donne.mNon c’erano appuntamenti. Solo pagine.bPagine e pagine.

Alle sue spalle la figlia entrò in cucina trascinando una Barbie per i capelli.

«Mamma…» Lei non rispose.

«Ti ricordi il rossetto della bambola? Quello che è sparito?» Silenzio.

«Avevo fatto un cuoricino sulle mutande di papà. Volevo fargli una sorpresa.»La bambina sorrise.«Gli era piaciuto tantissimo.»

La pentola sobbolliva piano. Lei si voltò. Il ragù aveva preso colore. Non si distingueva più niente. Solo una salsa densa, scura, perfetta.

Spense il fuoco.Era troppo tardi anche per bruciarlo.

Il ragù racconto noir
Disegno di Antonio Nacarlo©

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