Viviani e la città

Raffaele Viviani
Ritratto di Raffaele Viviani – disegno di Antonio Nacarlo
 

Modelli inediti di narrazione

Di Raffaele Viviani tanto si è scritto. Il genio self-made: poeta, scrittore, autore più affermato della nouvelle vague teatrale napoletana, precursore dell’espressionismo in scena, giusto tassello culturale che divide Scarpetta da Eduardo.

Viviani fu amato dal pubblico e odiato dall’intellighenzia giolittiana prima, e fascista poi, per quel suo modo impietoso e sarcastico di raccontare la realtà napoletana.

Ebbe un’infanzia e una giovinezza assai travagliate, dovendo lottare duramente per la vita e, insieme, per affermare la sua personalità artistica.

Fino alla prima guerra mondiale lavorò nei caffè-concerto e nei varietà come macchiettista e dicitore di canzoni, creando una serie di personaggi ripresi dalla vita popolare napoletana.

Poi la svolta, la decisione di formare una compagnia teatrale tutta sua dove dar vita ai propri lavori.

L’ostracismo

Il termine sarcasmo ha dentro la radice sarx (dal greco carne): veniva usato per indicare la punizione inflitta dal dio Apollo al sileno Marsia, reo di averlo sfidato in una gara di canto. La scarificazione come pena per la sua superbia (hýbris), lo scorticamento contro chi aveva osato sfidare gli dei.

Mussolini non era certo Apollo, anzi, ma all’opera omnia vivianesca venne riservata la stessa terribile punizione.

Con la miseranda scusa di favorire gli italici scrittori a scapito degli autori di opere minori dialettali, i critici di partito condannarono l’artista stabiese a una sorta di damnatio memoriae, relegandolo nel limbo riservato ai “talenti locali”.

Il pubblico borghese dei ruggenti anni Venti non apprezzava la sua arte e iniziò ad accusare Raffaele di portare in giro le vergogne d’Italia.

Incapace di accogliere il messaggio di denuncia del drammaturgo che raccontava di una Nazione che viaggia a due velocità.

Toledo di notte

La stessa Napoli diventò metafora della frattura, della insanabile spaccatura che insite nel suo stesso tessuto connettivo.

Opera simbolo del periodo è Toledo di notte, un viaggio nell’universo notturno costellato di personaggi che sembrano appartenere alla corte dei miracoli, ma che in realtà rappresentano la grande maggioranza degli abitanti della città.

“Viviani di quel popolo vive istintivamente rabbie e desideri, odi e miserie, lotte e speranza. Istintivamente: cioè con colpevole innocenza.” — Pietro Gargano

L’allestimento scenico prevede sette scene, sette tappe in luoghi fisici, mentre la notte scorre cercando di ricacciare indietro la miseria umana dal solare salotto cittadino della via simbolo, Toledo appunto.

La strada spartiacque tra due quartieri allora ultra popolari: il rione della Carità (per gran parte abbattuto dai picconi fascisti) e i Quartieri Spagnoli.

Scritta nel 1918, all’indomani della sconfitta di Caporetto, quando il governo nazionale decise di tassare pesantemente gli spettacoli “leggeri” per disincentivare opere non ritenute edificanti per il morale della Patria.

In un ritmo quasi cinematografico, nasce Toledo di notte, una pièce molto più vicina all’Espressionismo tedesco de’ L’Opera da tre soldi di Bertolt Brecht e Kurt Weill che alle pochade scarpettiane.

Il caffettiere ambulante Leopoldo Colletta, novello Virgilio, scende con noi en enfer per mostrarci la sua realtà.

Prostitute e lenoni, guardie e ladri, cocchieri e viveur, lavoratori di mestieri ormai spariti.

“Cavalieri della luna infastiditi dalla luce che cercano un angolo scuro.”

Come scrisse Georges Villard per la sua Valse Brune, valzer che ispirò lo stesso Viviani per l’aria di Bambenella de’ quartieri.

Anche i luoghi assumono un valore nodale: Viviani percepisce gli umori della città. È il primo intellettuale a capire che ogni rione, ogni via ha la sua declinazione, il suo dialetto, le sue peculiarità comportamentali.

Napoli come modulo

Lontano dalla retorica patinata, Napoli risulta essere la somma, non l’amalgama, delle sue parti. Microcosmo, cellula, tessuto mai veramente omogeneo, mai un singolo corpo.

Toledo di notte – disegno di Antonio Nacarlo
Toledo di notte – disegno di Antonio Nacarlo

Un commento

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

error: Content is protected !!

© Design Antonio Nacarlo 2026

Napoli Up Close è un progetto editoriale indipendente fondato da Antonio Nacarlo

Chi sono
Il progetto Contatti
Cerca nel sito
×