il mito tra archeologia, culto e trasformazioni

Dal 3 aprile al 6 luglio 2026 il Museo Archeologico Nazionale di Napoli ospita la mostra “Parthenope. La Sirena e la città”. L’esposizione ricostruisce il rapporto tra la figura della sirena e Napoli lungo un arco cronologico che va dall’VIII secolo a.C. fino alla contemporaneità.
Il tema non viene affrontato come racconto mitologico isolato. Il percorso utilizza materiali archeologici, fonti iconografiche e riferimenti alla cultura urbana per mostrare come la figura di Parthenope sia stata reinterpretata nel tempo.
Origine e trasformazioni iconografiche
Parthenope non è solo un mito di fondazione.
È una figura che attraversa la storia di Napoli, cambiando forma, funzione e significato.
Le testimonianze più antiche mostrano le sirene come creature ibride con corpo di uccello e testa femminile. Questa forma è documentata nella ceramica greca e nelle rappresentazioni legate al mito di Odisseo.
A partire dall’età medievale si afferma progressivamente l’immagine della sirena con corpo di donna e coda di pesce. Questa trasformazione è documentata anche nei materiali esposti in mostra, che permettono di seguire il passaggio tra le diverse tipologie iconografiche.
Il cambiamento non è solo formale. La sirena perde parte della sua funzione legata al mondo dei morti e assume caratteristiche più legate alla seduzione e alla rappresentazione estetica.
Parthenope e la fondazione della città
La tradizione antica collega Parthenope alla nascita della città. Dopo il fallimento nel tentativo di incantare Odisseo, la sirena si lascia morire e il suo corpo approda sulle coste dove sorgerà il primo insediamento greco.
Il riferimento non è solo simbolico. Le ricerche archeologiche presentate in mostra collegano la figura della sirena ai primi nuclei abitativi dell’area di Pizzofalcone e alla successiva fondazione di Neapolis.
Il mito entra quindi nella costruzione dell’identità urbana e viene ripreso in contesti diversi nel corso dei secoli.

Uso cultuale e funzione pubblica
Le fonti e i materiali esposti indicano che la sirena non resta confinata al racconto mitologico.
Nel mondo antico assume una funzione rituale e pubblica. Un esempio è il riferimento ai giochi isolimpici e alle pratiche rituali legate alla corsa con fiaccole, che mantengono viva la memoria della sirena nel contesto civico.
Le fonti iconografiche più antiche mostrano sirene con corpo di uccello e volto femminile. Solo in epoca successiva compare la figura metà donna e metà pesce. Questa trasformazione non è solo formale, ma indica un cambiamento nel modo in cui la sirena viene percepita e utilizzata all’interno della cultura urbana.
Questo dato mostra come Parthenope venga integrata nella vita della città e non resti solo un elemento narrativo.
Persistenze nella città moderna
La presenza della sirena continua anche in epoca moderna.
Un caso significativo è la fontana della Spinacorona, dove la figura femminile con seno da cui sgorga acqua viene tradizionalmente identificata con Parthenope. In questo contesto la sirena assume una funzione protettiva e viene collegata alla vita quotidiana, in particolare ai riti legati alla fertilità e al parto.
Studi recenti, tra cui quelli pubblicati su Napoli Up Close, hanno evidenziato come questa immagine presenti elementi che non coincidono pienamente con la tradizione classica e possano essere letti come risultato di sovrapposizioni simboliche.

Dal mito all’immagine urbana
Nel passaggio tra età moderna e contemporanea la figura della sirena perde progressivamente il suo ruolo cultuale diretto e diventa un elemento iconografico diffuso.
La mostra documenta questa fase attraverso opere artistiche, oggetti decorativi e riferimenti alla cultura visiva contemporanea, inclusi murales e reinterpretazioni urbane.
La sirena continua a essere presente, ma in una forma diversa, legata più alla rappresentazione che alla funzione rituale.

L’ottimo lavoro dei curatori consente di osservare Parthenope come una figura in trasformazione continua.
La mostra chiarisce un punto spesso trascurato: Parthenope non è un’immagine fissa. È una costruzione culturale che Napoli ha modificato nel tempo, mantenendola però sempre riconoscibile.
Questa continuità spiega la permanenza della sirena nell’identità culturale della città.
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