Palazzo De Sangro: tra architettura, leggende e fantasmi

Architettura e narrazione: un legame profondo

Il filosofo francese Paul Ricoeur, nel suo saggio Architettura e narrativa: identità e differenze, scriveva che «racconto e costruzione operano una stessa sorta di iscrizione: l’uno nella durata, l’altro nella durezza del materiale».
A Napoli questo rapporto è evidente: la città è un immenso libro di pietra, dove ogni vicolo e ogni palazzo custodiscono storie stratificate nei secoli.

Le origini di Palazzo De Sangro

Nel cuore del Centro Storico di Napoli (Patrimonio UNESCO), accanto alla Chiesa di San Domenico Maggiore, sorge il Palazzo de Sangro di Sansevero, una delle dimore patrizie più affascinanti della città.

Costruito nel primo Cinquecento dall’architetto Giovanni Merliano da Nola su incarico di Giovan Francesco de Sangro, primo principe di Sansevero, il palazzo si innalzò su rovine romane, forse legate al culto di Iside.

Oltre agli appartamenti nobiliari, comprendeva giardini porticati, scuderie e una piccola cappella votiva dedicata alla Vergine Maria. Secondo la tradizione, la cappella fu eretta da un uomo ingiustamente condannato a morte e salvato da un miracolo: il crollo di un muro che rivelò un’immagine sacra.

Iside a Napoli. Disegno della Pudicizia Velata di Antonio Nacarlo
Iside a Napoli. Disegno della Pudicizia Velata di Antonio Nacarlo

La tragedia di Carlo Gesualdo e Maria d’Avalos

Il palazzo è indissolubilmente legato a una delle storie più drammatiche del Rinascimento napoletano: l’assassinio di Maria d’Avalos e del suo amante Fabrizio Carafa da parte del principe e musicista Carlo Gesualdo da Venosa.

Il matrimonio tra Carlo e Maria fu celebrato nel 1586 nella vicina San Domenico Maggiore. Inizialmente felice, l’unione precipitò quando Maria intrecciò una relazione con Carafa. Gesualdo, insospettito, finse di partire per una battuta di caccia. La notte del 17 febbraio 1590 sorprese gli amanti nella camera coniugale e li uccise con furia brutale.

I corpi furono esposti sulle scale del palazzo, illuminati a festa, in una macabra ostentazione dell’“onore ritrovato”. Le cronache raccontano perfino ulteriori abusi sul cadavere della sventurata principessa.

Assolto formalmente, ma segnato dal delitto, Gesualdo si ritirò nel suo castello irpino di Gesualdo (Av), dove compose i suoi capolavori musicali, tra cui i celebri Tenebrae Responsoria (1611).

Il “palazzo maledetto”

Dopo la tragedia, la fama del palazzo cambiò radicalmente. Per i napoletani divenne il “palazzo maledetto”, teatro di apparizioni, grida notturne e leggende sui fantasmi di Maria d’Avalos e Fabrizio Carafa.

Per cancellare questa sinistra memoria, il principe Alessandro di Sansevero, vescovo di Benevento, nel Seicento rifece la facciata in stile barocco, arricchendo gli interni con affreschi e commissionando una nuova cappella, dedicata alla Deposizione di Cristo.

Raimondo de Sangro e la Cappella Sansevero

Nel Settecento il palazzo ebbe come inquilino uno dei personaggi più enigmatici di Napoli: Raimondo de Sangro, Principe di Sansevero. Alchimista, inventore e mecenate, Raimondo trasformò la cappella familiare in uno dei capolavori artistici più celebri al mondo: la Cappella Sansevero, con il celebre Cristo Velato di Giuseppe Sanmartino.

Un passaggio coperto, chiamato dal popolo ’o carillone (per via dell’orologio che suonava una melodia ogni ora), collegava la cappella al palazzo. Crollato nell’Ottocento, rivelò una stanza murata che molti identificarono come il teatro del duplice delitto del 1590.

Dal teatro di Eduardo al cinema

Il mito oscuro del palazzo ha continuato a ispirare artisti nei secoli. Eduardo De Filippo ne trasse spunto per la sua celebre commedia Questi Fantasmi! (1945).
Quando nel 1966 venne girato il film con Sophia Loren e Vittorio Gassman, Palazzo De Sangro fu scelto come set delle riprese.

Bellezza e mistero a Napoli

Palazzo Sansevero racchiude in sé tutta l’anima di Napoli:

  • Architettura rinascimentale e barocca.
  • Musica e arte sacra.
  • Teatro, cinema e letteratura.
  • Leggende di fantasmi e maledizioni.

Un luogo in cui pietra e racconto si fondono, confermando l’intuizione di Ricoeur: la città non è solo spazio costruito, ma memoria vivente, scritta nei muri come nelle pagine di un libro.

palazzo de sangro di sansevero
Illustrazione di Antonio Nacarlo

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