“O dolce madre, tu che raccogli i frammenti e ridai forma al corpo spezzato, che conosci il dolore della perdita e la gioia del ritrovamento…”
Queste parole sembrano una preghiera cristiana, forse un’invocazione alla Vergine Maria. In realtà, sono una supplica antica rivolta a Iside, la grande madre del pantheon egizio. Il culto di Iside a Napoli ha radici profonde e misteriose, sopravvissute per secoli sotto nuove forme e simboli.
Iside, dea dei viaggi e delle metamorfosi
Iside era la sposa devota di Osiride, ucciso e smembrato dal fratello Seth. Ricomponendo il suo corpo con l’aiuto di Anubi, Iside diede alla luce Horus, il figlio vendicatore. Questo mito di morte e resurrezione rese Iside amata e vicina ai suoi fedeli. A differenza di molte altre divinità pagane, Iside prometteva salvezza personale anche dopo la morte, un concetto poi ereditato dal Cristianesimo. La sua figura si fuse con quella della Madonna: entrambe madri divine, entrambe raffigurate con un bambino, entrambe protettrici dei marinai.
Le origini del culto di Iside a Napoli
Secondo Ruggiero di Castiglione (Alle Sorgenti della Massoneria, Atanor, 1988), Napoli fu una delle prime città del Mediterraneo occidentale ad accogliere il culto di Iside. Già nel II secolo a.C., una comunità egizia si insediò nei pressi dei Campi Flegrei e nella zona dell’attuale Piazzetta Nilo.Qui fu eretta una statua dedicata al fiume Nilo, oggi nota come Corpo di Napoli. Questa scultura, inizialmente creduta raffigurazione della sirena Partenope, è un uomo barbuto con il ventre rigonfio, simbolo della piena del Nilo. Circondato da putti, rappresenta l’eredità viva del culto egizio nella città.

Tracce egizie nei nomi e nei luoghi
La toponomastica partenopea conserva segni evidenti: Via Egiziaca a Pizzofalcone e a Forcella, la Chiesa di S. Maria Egiziaca, Piazzetta Nilo, Via del Sole, Via Serapide. Tutti questi nomi rimandano alla presenza di Iside e del suo culto. A Marechiaro, un sacello dedicato a Iside venne cristianizzato con la costruzione della Chiesa della Madonna del Faro. Ancora oggi si avverte un legame con l’antica funzione protettiva della dea verso i marinai.
Iside tra cunicoli e facciate: segni visibili in città
A Via Cattaneo, un affresco nascosto in un ex garage mostra Iside che allatta Horus. Poco distante, in Via Duca Ferrante Della Marra, una lastra con Arpocrate (Horus bambino) cita in greco antico Apollo e Horus, segnando un incontro tra culture e culti.
Il simbolismo isiaco sopravvive anche nell’arte e nell’esoterismo barocco.
Giovanni Pontano e Giambattista Della Porta attinsero a una sapienza egizia nascosta, tramandata nei secoli in circoli filosofici ed ermetici.
Il Tempio di Iside a Pompei e l’eredità vesuviana
Il culto di Iside a Napoli e in Campania trova testimonianze impressionanti a Pompei. Il tempio di Iside, salvatosi dall’eruzione del 79 d.C., conserva pitture e iscrizioni legate ai riti misterici. In una scena, Arpocrate impone il silenzio, simbolo dell’iniziazione ai segreti sacri.Altri luoghi, come le Terme Suburbane, la Casa dei Ceii e la Casa di Paquius Proculus, mostrano paesaggi nilotici, porti egizi, e scene di culto. Simili iconografie emergono anche a Ercolano, Stabiae e Baia.
La Cappella Sansevero: Iside velata nel cuore di Napoli
Si ritiene che l’antico tempio di Iside sorgesse vicino a Piazza San Domenico Maggiore, dove oggi si trova la Cappella Sansevero. Il principe Raimondo di Sangro, alchimista e studioso, recuperò l’antica iconografia egizia nella celebre statua della Pudicizia, opera di Antonio Corradini.Questa figura femminile velata rappresenta la madre del Principe, ma richiama la dea Iside, custode del mistero e della rinascita.
Iside a Napoli oggi: una presenza invisibile ma viva
Napoli è una città stratificata, dove il sacro e il profano convivono. Le antiche divinità non sono scomparse: Iside vive nei simboli, nelle chiese, nei riti popolari. Chi cammina per la città può ancora sentire la sua presenza, sotto veli di pietra e secoli.






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