La lezione di don Mimmo Battaglia al centenario del Napoli
❦ ❦ ❦

La presentazione della maglia del centenario del Calcio Napoli aveva tutti gli elementi del grande evento istituzionale. Sul palco, accanto ai vertici della società, erano presenti le autorità civili e religiose della città, il sindaco Gaetano Manfredi, il presidente Aurelio De Laurentiis e molti dei protagonisti chiamati a celebrare i cento anni della storia azzurra.
Era il momento della memoria, dell’orgoglio e della festa. Eppure, a rimanere impresso non è stato il disegno della maglia, né il peso delle parole di circostanza. A lasciare il segno è stata una preghiera.
La scelta di affidare l’apertura della cerimonia al cardinale Mimmo Battaglia non è stata soltanto una scelta di protocollo. Aurelio De Laurentiis conosce il linguaggio della scena e sa che ogni evento possiede un momento destinato a definirne il significato. Affidare quel momento al cardinale ha dato all’intera serata una profondità inattesa. Dopo quella preghiera, tutto il resto è sembrato appartenere alla cronaca.
Quelle parole, invece, hanno cominciato un altro viaggio. Non parlavano soltanto ai tifosi del Napoli. Parlavano a chiunque creda che lo sport possa ancora custodire un’etica, in un tempo in cui il calcio rischia sempre più spesso di essere raccontato esclusivamente attraverso i bilanci, il marketing, gli sponsor, i diritti televisivi e il valore dei cartellini. Quando Battaglia scrive che «questa maglia azzurra non è solo un pezzo di stoffa, è un pezzo di pane spezzato», restituisce al calcio una dimensione umana che sembrava dimenticata.
Quella maglia torna a essere il luogo di una memoria condivisa, di una responsabilità, di un’appartenenza che nessun contratto commerciale può acquistare. Colpisce che un messaggio tanto moderno provenga da una delle istituzioni più antiche d’Occidente. Mentre il dibattito pubblico appare spesso imprigionato nella contrapposizione permanente, la Chiesa, attraverso le parole di Papa Leone XIV sulla pace e sulla dignità della persona e attraverso il magistero quotidiano del cardinale Mimmo Battaglia, continua a proporre una grammatica diversa. Non quella dello scontro, ma dell’incontro. Non quella della vittoria a ogni costo, ma della responsabilità condivisa.
È una modernità che sorprende proprio perché non rincorre la contemporaneità. Nasce dalla semplicità del Vangelo, da parole antiche che, rilette dentro il presente, acquistano una forza inattesa. È forse questo l’aspetto più disarmante della preghiera di Don Mimmo: non pretende di insegnare il calcio, ma ricorda al calcio ciò che rischia di dimenticare dell’uomo. Per questo quelle righe meriterebbero di uscire dalla cornice della celebrazione del centenario.
Dovrebbero essere lette nelle scuole calcio, nei consigli di amministrazione delle società, negli spogliatoi, nelle sedi delle federazioni e negli uffici dove il calcio è diventato un’industria da miliardi. Perché un sistema può crescere economicamente senza perdere la propria anima. Ma, se perde la propria anima, nessun bilancio riuscirà a restituirgliela.
La preghiera del Cardinale Battaglia
Signore della Vita e della Speranza, oggi ti affidiamo il cuore di questa città e il cammino del Calcio Napoli, che celebra cento anni di storia. Cento anni di gioie e ferite, di cadute e risalite, di sogni condivisi e di passione che ha attraversato generazioni.
Il Napoli non è stato solo una squadra di calcio, ma simbolo di una speranza possibile, il racconto di un riscatto, il volto fiero di un popolo che non ha mai smesso di credere nella bellezza anche quando tutto sembrava perduto.
Benedici questa squadra, Signore, perché continui a essere casa per tanti, motivo di unità, occasione di festa semplice e sincera. Fa’ che ogni vittoria non generi arroganza, ma gratitudine. Che ogni sconfitta non diventi motivo di rabbia, ma scuola di umiltà. Proteggi i calciatori, gli allenatori, i dirigenti, quanti lavorano ogni giorno con impegno spesso nascosto. Custodisci i tifosi, la loro passione, il loro amore fedele. Fa’ che gli stadi siano luoghi di incontro e non di divisione, di entusiasmo e non di violenza, di amicizia e non di odio.
E ricordaci sempre che questa maglia azzurra non è solo un pezzo di stoffa: è un pezzo di pane spezzato, è il battito di un popolo, è il sogno di bambini che imparano a sperare guardando un pallone rincorrere il cielo.
Dona a tutti noi la sapienza di custodire questa storia senza trasformarla in idolo, vivendo lo sport come palestra di fraternità, di lealtà, di rispetto e di pace. Perché il vero traguardo non sarà mai una coppa alzata al cielo, ma il bene che sapremo costruire insieme sulla terra.
Amen.
❦ ❦ ❦



