Oculus-Spei: lo sguardo della speranza
Oculus-Spei, l’imponente installazione multimediale di Annalaura di Luggo, torna a Napoli, sua città d’origine, e trova dimora nel Museo del Tesoro di San Gennaro. Dopo il Pantheon di Roma, il Museo de’ Medici di Firenze e la Cappella della Sindone di Torino, l’opera approda nel cuore spirituale della città per restituire al pubblico un messaggio di rinascita e partecipazione: la speranza come forza che attraversa tempi, fedi e fragilità umane. Il progetto, curato da Ivan D’Alberto, nasce nell’ambito delle celebrazioni di Napoli 2500, promosse dal Comitato Nazionale Neapolis 2500 con il sostegno del Ministero degli Affari Esteri e del Ministero della Cultura. L’opera si inserisce nel percorso giubilare come esperienza immersiva e interattiva, articolata in cinque Porte Sante: soglie simboliche che il visitatore è chiamato ad attraversare in un cammino di luce, ascolto e introspezione. Ogni porta è un varco che mette in dialogo arte e spiritualità, corpo e memoria, visione e contatto. Attraverso sensori, immagini e suoni, lo spettatore diventa parte integrante del racconto — non semplice osservatore ma pellegrino contemporaneo. L’installazione invita a guardare la speranza non come sentimento astratto, ma come movimento: un atto di fiducia che nasce dall’incontro con l’altro e si traduce in gesto condiviso. Al centro del progetto, la luce: elemento fisico e simbolico che rimanda all’oculo del Pantheon e al miracolo napoletano del sangue di San Gennaro. Una luce che trapassa la materia e diventa metafora della grazia, dell’illuminazione interiore, del superamento del buio. È la stessa luce che anima l’omonimo documentario diretto dall’artista, in cui quattro protagonisti con disabilità provenienti da diverse nazioni ma residenti a Napoli raccontano la propria rinascita personale: voci e volti di un’umanità che rinasce dal limite. “Attraversare la speranza significa attraversare se stessi. Ogni porta è una soglia dell’anima.” L’approdo al Tesoro di San Gennaro non è solo una tappa espositiva, ma un ritorno alle origini. Lì dove la devozione e l’arte convivono da secoli, Oculus-Spei rinnova il dialogo fra il sacro e il contemporaneo, fra la città e il mondo. È un gesto di restituzione, un invito a ritrovare nel patrimonio napoletano la capacità di credere ancora nella luce che attraversa le cose. Visitabile fino all’ 11 febbraio 2026, l’opera diventa così uno spazio di incontro: un laboratorio sensoriale e spirituale che parla di accoglienza, diversità e futuro. In un tempo che tende a chiudere porte, Oculus-Spei ci ricorda che la speranza, per esistere, ha bisogno solo di essere guardata da vicino.
Annalaura di Luggo
Monografia – Arte multimediale, luce e partecipazione
Profilo. Artista multimediale nata a Napoli, lavora tra la città e contesti internazionali. Il suo linguaggio intreccia fotografia, video, regia, sound design e installazioni interattive, con una forte attenzione alla dimensione partecipativa e all’impatto sociale del gesto artistico.
Ricerca e temi. Al centro del lavoro di Annalaura di Luggo ci sono persone e comunità: inclusione, disabilità, diritti, ambiente, detenzione, dipendenze, biodiversità. La tecnologia non è mai puro effetto, ma un dispositivo di relazione che trasforma lo spettatore in co-autore dell’opera.
Metodo. La luce come sostanza narrativa; lo sguardo come incontro; lo spazio espositivo come soglia. Le opere sono concepite come percorsi esperienziali: si attraversano, si ascoltano, si toccano. L’azione del pubblico – varcare, bussare, sostare – è parte integrante del significato.
Progetti chiave. Oculus-Spei (installazione immersiva su speranza e inclusione, articolata in “Porte Sante”); Blind Vision (ritratti e narrazioni sulla percezione oltre la vista); Pluribus (identità plurali e tessuto sociale); Collòculi (memoria condivisa, riti, comunità). Le opere vivono in dialogo con luoghi simbolici, creando cortocircuiti fra patrimonio storico e contemporaneità.
Visione. L’arte come responsabilità. Ogni lavoro apre un varco emotivo e civile: l’estetica è chiamata a generare prossimità, a far emergere la dignità degli sguardi, a trasformare lo spazio in esperienza di consapevolezza.
La luce non illumina soltanto: svela la relazione. L’opera esiste quando qualcuno la attraversa.
Mostre e sedi. Il lavoro di Annalaura di Luggo è stato presentato in siti di alto valore simbolico e museale – tra cui Pantheon (Roma), Museo de’ Medici (Firenze), Cappella della Sindone (Torino) – ed è spesso accompagnato da film e documentari che estendono l’opera nella dimensione narrativa.
Impatto. Le installazioni attivano reti con istituzioni culturali, realtà sociali e comunità locali, generando processi di partecipazione che proseguono oltre la durata della mostra. L’arte si fa pratica di cittadinanza, cura dello sguardo, educazione alla speranza.
Link ufficiale: annalauradiluggo.com



