La ‘nfrascata

Dall’Infrascata a Via Salvator Rosa: storia di una collina sacra

Dalla Neapolis greca al quartiere moderno: viaggio lungo l’antico asse che univa il mare alla collina.

Due lavandaie ottocentesche sui gradoni del Petraio guardano Napoli dall’alto; china e matita, bianco-nero con tocchi rossi, stile noir d’autore.
‘Nfracata — disegno di Antonio Nacarlo

Le origini greche del colle sacro

I greci fondatori di Neapolis furono i primi a guardare con interesse la dolce collina a ovest dell’Acropoli, che digradava verso la città appena nata. Esposta perfettamente al sole, quella terra sembrava fatta apposta per ospitare gli alberi sacri agli Dei: la vite e l’ulivo. La chiamarono Bomòs (pronuncia: vomos), cioè “altura sacra”, e tracciarono un sentiero tra le rocce per raggiungerne la sommità.

L’età romana e l’asse tra Napoli e Pozzuoli

Durante il regno dell’imperatore Nerva, la stradina greca si trasformò in un’arteria più ampia, inserita nell’asse viario Puteolis Neapolis per Collem. Serviva a collegare i porti di Napoli e Pozzuoli scavalcando la collina. Ancora oggi, durante i lavori della stazione metro Salvator Rosa, sono riemerse tracce archeologiche di quell’antica via. Lungo il percorso fiorirono villaggi di contadini e allevatori, e gli scambi con la città si fecero sempre più intensi.

Dal Medioevo alla rinascita aragonese

Dopo la caduta dell’Impero Romano, l’asse si ridusse a un sentiero impervio. Nel 1385, con la costruzione della Certosa di San Martino e del Castello Belforte (oggi Castel Sant’Elmo), il percorso fu ripulito e allargato. Per collegare le nuove strutture con la città, Tino da Camaino progettò la Pedamentina di San Martino, un sistema di scalinate che ancora oggi scendono fino al cuore di Napoli.

Con gli Aragonesi, l’antico tracciato romano conobbe nuovi lavori di ampliamento. Per costruire la nuova via, i ruscelli usati dalle lavandaie del Vomero vennero chiusi. Nacque allora la famosa villanella — considerata la prima canzone napoletana — come protesta contro Alfonso d’Aragona, che aveva promesso alle donne appezzamenti di terra in cambio dei ruscelli, promessa poi mai mantenuta. Le lavandaie si trasferirono poco più avanti, sui gradoni dell’Imbrecciata del Petraio, nei pressi della chiesa di Santa Maria Apparente.

L’Infrascata e i suoi nomi

Nel 1556, sotto il viceré Pedro Alvarez de Toledo, il sentiero divenne una vera strada: la Via Infrascata. Compare già con questo nome nella pianta Lafrery del 1538. La via, che saliva tra orti e vigneti, doveva il suo nome alle frasche che la ombreggiavano. Secondo lo storiografo Salazar, però, il toponimo derivava dalla famiglia romana De Infrascato, proprietaria di vasti possedimenti nella zona, come dimostrano antichi atti conservati nella chiesa di San Liborio alla Pignasecca. Un’ultima ipotesi lo lega alle numerose osterie che esponevano una frasca d’alloro come insegna.

“Scampagnat’a ‘Nfrascat” era il modo popolare di dire “una gita fuori porta” tra vino, sole e natura: un piccolo rito cittadino nel verde della collina.

Tra vino, muli e tram a vapore

Qui si producevano i vini fravulella e falanghina. I popolani inventarono persino un sistema di risalita: muli addestrati che facevano la spola tra via Pessina e piazza Mazzini, caricando merce o passeggeri. Tutto questo durò fino al 1888, quando arrivò la linea di tram a vapore, più moderna ma meno pittoresca.

Ville, artisti e musica all’Infrascata

Nel Seicento e Settecento l’Infrascata divenne luogo di villeggiatura per famiglie patrizie. Sorsero eleganti dimore come Villa Ricciardi — che ospitò Leopardi e Dumas — e la residenza dei marchesi Genzano-Majo, costruita da Antonio Nicolini, autore della facciata del Teatro San Carlo. Qui Gaetano Donizetti musicò la Lucia di Lammermoor nel 1835 e dedicò alla collina le sue Soirées d’Automne à l’Infrascata.

Dal paesaggio rurale alla città moderna

L’esplosione demografica del XVIII secolo portò a un forte inurbamento. L’Infrascata divenne la principale arteria tra il Vomero e il centro, mentre la campagna arretrava. Nel 1869 il toponimo ’Nfrascat scomparve definitivamente, sostituito dal nome Via Salvator Rosa. Con il tempo, la collina sacra si trasformò in uno dei quartieri più popolosi di Napoli.

La rinascita dei percorsi urbani

Oggi il Comune di Napoli promuove progetti di riqualificazione e valorizzazione delle aree di cerniera tra il centro storico e la collina, attraverso il recupero di scale, gradoni e sentieri urbani. Questi percorsi — ideali per passeggiate e trekking cittadini — stanno restituendo nuova vita a un paesaggio che da secoli accompagna l’ascesa e la discesa della città.

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