Napoli Up Close alla Fondazione Gerardino Romano
Un dialogo sulla cultura e sul senso civile dell’arte con il professor Felice Casucci
Un incontro che resta
Ci sono serate che non si dimenticano, perché uniscono la passione delle idee all’emozione dell’incontro. Quella del 5 novembre alla Fondazione Gerardino Romano è stata una di queste: un luogo dove la parola diventa esperienza, e l’ascolto, dialogo. La Casa della Cultura, un tempo dimora di Gerardino Romano, sindaco per oltre trent’anni, conserva il respiro della memoria e il calore delle radici. La sua presenza aleggia ancora come un genius loci benevolo, custode e ispirazione per chiunque vi entri.
Gratitudine e riconoscenza
Desidero esprimere la mia più sincera gratitudine al professor Felice Casucci, Assessore al Turismo della Regione Campania, per l’ospitalità d’altri tempi e per la cultura con cui ha condotto l’incontro, maieuticamente: ha fatto emergere le mie idee rendendole chiare anche a me. La sua parola non domina, accompagna. La sua visione restituisce fiducia nel ruolo civile della cultura.
Grazie di cuore anche alla presidente Maria Teresa Imparato, di squisita cultura e rara empatia, e alla dott.ssa Antonella Totty Rosa, presenza instancabile e gentile, che con dedizione discreta tiene viva la fiamma di questo luogo. Tra le mura della Fondazione, la loro collaborazione è armonia e sostanza.
La Fondazione come tempio della cultura
Passando di sala in sala, si percepisce un senso di bellezza tangibile: la sede è una vera wunderkammer, dove l’eleganza degli arredi realizzati da artisti partenopei incontra la ritualità del pensiero. L’inizio e la fine di ogni incontro sono scanditi dal suono delle campane della chiesa vicina, un rito che unisce il tempo dell’anima a quello della parola. Con oltre 500 incontri in più di vent’anni, la Fondazione è patrimonio non solo campano ma italiano, testimonianza viva di un amore incondizionato per la conoscenza.
Un pensiero antico che ispira il presente
In questa atmosfera di condivisione, la memoria antica si fa moderna risonanza. Come ricordava il motto latino, “Graecia capta ferum victorem cepit”: la Grecia, conquistata, conquistò il suo conquistatore. È l’essenza del dialogo culturale, la capacità di lasciarsi trasformare dall’incontro con l’altro. E così, anche chi porta un messaggio finisce per essere conquistato dal messaggio stesso.
«La cultura non è un trofeo: è un pane da spezzare. Divide se esibita, unisce se condivisa.»
Il valore del dialogo e dell’umanità
La serata è proseguita in modo spontaneo e conviviale. Dopo le riflessioni, la cena è diventata un simposio di parole e sorrisi. Il professor Casucci ha mostrato una profonda umanità, raccontando aneddoti e pensieri con quella naturalezza che solo i veri maestri possiedono. È un uomo che resta nell’anima, come nei versi di Paolo Conte: un maestro che ricorda i suoi allievi per nome e li porta nel cuore.
Un ringraziamento ai presenti
Un grazie sincero a tutti gli ospiti intervenuti, ai relatori e al pubblico attento che ha saputo ascoltare, riflettere e condividere. Le domande e gli interventi hanno reso il confronto vivo, concreto, mai retorico. In quella sala, ogni voce ha contribuito a tessere una trama di umanità, dimostrando che il pensiero, quando è dialogo, diventa costruzione comune.
Il cammino di Napoli Up Close
Napoli Up Close continua il suo cammino (leggi la pagina dedicata) e guarda avanti con fiducia. La speranza è che il progetto possa evolvere nel sogno condiviso di un impegno concreto per il sociale. Perché, come è emerso con forza durante la serata, la cultura disgiunta dall’azione di miglioramento umano e collettivo rischia di restare un esercizio di stile. Ma quando incontra le persone, diventa seme di futuro.
Con gratitudine e rinnovata ispirazione — Antonio Nacarlo




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