Marzia Basile: la vera storia tra violenza, resistenza e stregoneria

Marzia Basile - illustrazione idealizzata di Antonio Nacarlo
Marzia Basile – illustrazione idealizzata di Antonio Nacarlo

Marzia Basile è uno dei simboli più drammatici della condizione femminile tra Rinascimento e Barocco. La sua vicenda, che si credeva inventata dal poeta seicentesco napoletano Giovanni della Carretòla, è in realtà accaduta. Lo ha dimostrato il lavoro di ricerca negli archivi giudiziari e canonici del giornalista e saggista Maurizio Ponticello.

Avvicinatevi, currite, pigliate posto, allumatevi, e arapite ’e grecchie: nu’ cunto accussì non l’avite maje manco addurato!

Una sposa bambina venduta per denaro

Nel 1594, Marzia ha appena undici anni quando viene venduta dal padre Bellisario, in gravi difficoltà economiche. A “comprarla” è Don Maurizio Guarnieri, detto Muzio, un ricco mercante vedovo vicino alla corte vicereale.Sebbene non nobile, Muzio ha ottenuto potere corrompendo membri del clero con denaro e favori sessuali. L’uomo è volgare, violento, giocatore d’azzardo e “puttaniere”.

Appena pubere, Marzia viene stuprata dal marito e subisce per anni continue violenze fisiche e morali. Il motivo? Non avergli dato figli maschi.

La bellezza usata come merce

A diciotto anni, Marzia è ormai una donna splendida. Il poeta la descrive:

“Alta e snella nel sembiante di donna ammaliante, come il fuoco le lunghe chiome e dagli occhi celestrini.”

Quella bellezza diventa merce di scambio. Muzio, incarcerato per debiti, cede la moglie al governatore di Ariano Irpino, Don Matthias, per saldare un debito. Marzia viene ripetutamente stuprata, rinchiusa nelle segrete del palazzo e abusata anche dai cortigiani del governatore.

La fuga e la Rinascita

Nonostante il gelo dell’inverno avellinese, Marzia fugge e riesce a tornare a Napoli, quasi morta. Trova le figlie affidate alla nutrice Desiata. Desiata, per curarla, si rivolge a delle guaritrici popolari, le cosiddette Janare, esperte di erbe e riti antichi. Le stesse che il popolo invocava e poi denunciava all’Inquisizione. Marzia, guarita, ritrova se stessa. E scopre anche l’amore: Hermanno Gajola, capitano della guardia spagnola, le regala un breve momento di felicità.

L’omicidio di Don Muzio

Una sera, Don Muzio ritorna. Trova Marzia a cena con Hermanno e il servo Giamelio. L’uomo insulta violentemente la moglie e si dirige verso la stanza delle bambine.Marzia allora esplode. Come una tigre, si avventa su di lui e lo uccide con decine di coltellate.Il cadavere viene avvolto in un tappeto e lanciato in mare dal ponte della Maddalena. Desiata ripulisce tutto. Per qualche giorno, sembra che l’incubo sia finito.

La denuncia e la prigione

La serva Desiata, però, rivela il segreto a una donna del popolo, che corre a denunciarla. Lei e Giamelio vengono arrestati e torturati nella Vicaria.Durante gli interrogatori, Desiata confessa: è Marzia ad aver ucciso il marito. Anche lei viene arrestata e torturata, ma resiste senza confessare.

In dubbio pro reo

Dopo mesi di prigione e torture, sembra che Marzia possa salvarsi. Il corpo non si trova, lei non ha confessato e il clamore iniziale si spegne. Ma l’arrivo del nuovo Viceré, Juan Alfonso Piementel de Herrera, cambia tutto. In cerca di notorietà, decide di trasformare il processo in un caso di stregoneria.

Il supplizio dell’inquisizione

Il tribunale della Vicaria passa il caso alla Santa Inquisizione. Marzia viene denudata, violata, rasata e sottoposta al “supplizio della corda“, che le slogherà le spalle.Gli inquisitori la torturano con spilli arroventati, infilzando i suoi nei per cercare il “marchio di Satana“. Marzia, sfinita, confessa: ammette il delitto e inventa anche di aver partecipato a un sabba. Tutto pur di far cessare i tormenti.

Il tragico epilogoIl 7 maggio 1603, Marzia Basile viene decapitata. Il suo corpo è bruciato e le ceneri disperse al vento.

Un monito a riflettere

La storia di Marzia Basile deve restare viva. È il simbolo di una gioventù rubata, di una società misogina e corrotta, che ha trasformato una bambina in oggetto di scambio e poi in capro espiatorio. Il mondo si è evoluto ma sembra non aver imparato il rispetto per le donne. Marzia Basile non ha avuto giustizia allora, ma chiede memoria oggi.

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