Ferrante Imparato

Sedetevi e ascoltate

Farmacia rinascimentale – Disegno di Antonio Nacarlo

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La strada che può divenire condanna


Uno stradone pieno di buche tormentato dal sole o sferzato dal vento, ai lati scheletri di capannoni industriali, per arredo urbano alberelli striminziti e prostitute di colore con relativi falò di pneumatici. Un qualsiasi scenario extraurbano dove sfilano veloci gli autoarticolati.

Agli opposti incroci della bisettrice nord-sud, targhe scolorite di marmo ci informano che la via è intitolata a Ferrante Imparato. Se per un fortuito caso vi troverete a percorrere l’arteria viaria per raggiungere l’autostrada in un giorno di pioggia, maledicendo l’amministrazione cittadina, vi chiederete forse cosa avrà combinato di male questo Imparato per avere in dono cotanta dedica toponomastica. Andiamo a vedere.


Un uomo del Rinascimento napoletano

Ferrante Imparato nacque a Napoli nel 1525 e fu erborista e farmacista eccelso in quegli anni in cui la nostra città fu il secondo agglomerato urbano del Mediterraneo per dimensioni e popolazione, dopo Istanbul. Siamo nell’epoca della transizione del potere tra la dinastia aragonese dei Trestámara e l’insediamento del Vicereame spagnolo.

In quel periodo che va sotto il nome di Rinascimento napoletano si assistette a una enorme fioritura delle arti e delle scienze. Questo fenomeno culturale fu reso possibile anche grazie alla visione politica di Alfonso il Magnanimo, che pose un freno all’opera oscurantista dell’Inquisizione nel regno, dichiarandosi protettore dei liberi pensatori e degli artisti.

Alchimia, scienza e conoscenza condivisa

Importanti figure di raffinati e colti intellettuali e studiosi si radunarono a corte. Alcuni di essi, nel segreto dei loro laboratori, si dedicarono allo studio dei saperi ermetici e dell’alchimia, che da secoli permeava la capitale del Regno.

“Alchimia”: termine che suscita da tempi immemorabili interesse, mistero e curiosità. Secondo la definizione Treccani, essa è un complesso di conoscenze pratiche, filosofiche ed esoteriche che, sviluppatosi nel mondo arabo e in Europa nel Medioevo, propugnò, tra l’altro, la trasmutabilità dei metalli vili in oro. La sua fine si colloca al termine del Rinascimento, con il sorgere del metodo sperimentale nelle scienze e il declino delle pratiche magiche.

Ferrante Imparato è però un uomo del nuovo secolo. Borghese di nascita, acuto osservatore per vocazione, per lui il sapere è essoterico e non esoterico: la conoscenza deve essere alla portata di tutti e non è delittuoso ricavarne un guadagno.


La bottega, il laboratorio, la rete europea

Grazie alla sua attività di farmacista ed erborista riuscirà in poco tempo a farsi una posizione economica di prestigio. Ferrante è un professionista privo di formazione universitaria, ma dotato di un vasto sapere pratico acquisito dopo un lungo apprendistato sotto la guida del padre.

Anni passati al chiuso di uno studiolo alchemico a preparare ricette prescritte dagli archiatri: imparare a maneggiare erbe, spezie, resine, balsami, minerali e persino animali. La carne di serpente era ingrediente indispensabile della celebre teriaca.

Quando si sente pronto, apre la sua bottega nella centralissima via Santa Chiara. Mortai, storte, alambicchi e strumenti per pestare, impastare e distillare sono in bella vista. Ferrante intrattiene un fitto carteggio con studiosi europei e partecipa annualmente alla fiera-mercato del libro di Francoforte, dove scambia idee e materiali di ricerca.


Il Teatro della Natura: una Wunderkammer napoletana

Nel tempo accumula un vastissimo campionario di elementi appartenenti ai tre regni naturali, animale, vegetale e minerale. Non solo li cataloga nella sua opera monumentale Dell’Historia Naturale, ma li espone in una sorta di museo domestico nella sua casa a Palazzo Gravina, oggi sede della Facoltà di Architettura.

Una elegante scaffalatura in legno mostra scatole, sacchetti e boccette; sulla parete opposta una libreria traboccante di volumi. Vi sono tassidermie di uccelli esotici e animali marini. Tra tutti spicca un coccodrillo, vera star della camera delle meraviglie.

Per volontà dello stesso Imparato, i visitatori possono non solo ammirare la collezione ma usufruire del laboratorio e raccogliere le erbe medicamentose dal giardino botanico pensile su cui si affacciava la Wunderkammer. Un museo interattivo ante litteram.

camera delle meraviglie di Ferrante Imparato, illustrazione dal suo libro Dell’Historia Naturale

Dalla peste alla dispersione del sapere

Ferrante Imparato godette di grande fama in vita. La sua sterminata produzione, compreso un Erbario di ottanta volumi, fu un punto di riferimento imprescindibile della farmacopea.

Purtroppo, a causa delle vicende legate alla peste che imperversò su Napoli alla fine del Seicento, le collezioni furono disperse. Nel Settecento Sante Cirillo ereditò parte della raccolta, trasmettendola al nipote Domenico Cirillo, botanico, medico e patriota.


Scienza, rivoluzione e vendetta

Domenico Cirillo partecipò attivamente alle vicende della Repubblica del 1799 insieme alla meglio gioventù napoletana. Sconfitto dalle orde sanfediste sul ponte della Maddalena, fu arrestato e rinchiuso nella fossa del coccodrillo del Maschio Angioino.

Durante il processo, mentre Orazio Nelson e lady Hamilton imploravano la grazia, Ferdinando IV avrebbe gridato:

Noi siamo re per diritto divino, tu davanti a me, Cirillo, chi cazz’ sì!

Cirillo rispose:
Per i miei figli fui padre, per i miei pazienti medico e amico. Al tuo cospetto, codardo, io sono un eroe.

Fu impiccato in piazza del Carmine. Il suo corpo sepolto in una fossa comune all’ingresso della Basilica del Carmine Maggiore. Il giorno stesso, il governo borbonico permise ai sanfedisti di saccheggiarne la casa, distruggendo scritti e materiali scientifici di inestimabile valore, incluso l’erbario di Imparato.

Un solo volume si salvò, oggi custodito alla Biblioteca Nazionale di Napoli.


Una strada, una memoria tradita

Il toponimo viario dedicato a Ferrante Imparato fu scelto nel primo dopoguerra dalla commissione urbanistica del Comune di Napoli per ricordare l’illustre scienziato e omaggiare il costruendo polo petrolchimico-farmaceutico che sarebbe sorto al confine tra Poggioreale e Barra, come ricorda Gino Doria.

Così, tornando all’inizio di questo racconto, quella strada dissestata non è una punizione ma una metafora perfetta: la memoria scientifica e civile di Napoli affidata all’asfalto più maltrattato.

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Piazza dei Martiri, Napoli –  MONUMENTO AI MARTIRI PER LA LIBERTA’ – particolare del leone ferito 

 

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