Elvira Notari, la prima regista italiana

Una pioniera del cinema mondiale

Questa è una storia italiana fatta di ingegno e passione, ma anche di ostracismo e prevaricazione politica. È la storia di Elvira Notari, una donna che ha scritto il suo nome nel libro della storia del cinema, sfidando pregiudizi borghesi e discriminazioni di genere. È lei la prima regista cinematografica italiana e una delle prime al mondo. Un talento riconosciuto troppo tardi, come spesso accade in un Paese dalla memoria breve e dalla riconoscenza intermittente.

Il cinema compie 150 anni

Nel 2025 il cinema compie 150 anni. Tutto cominciò a Parigi nel 1895, quando i fratelli Lumière proiettarono le prime immagini in movimento: un treno che entra in stazione, un gruppo di operai che esce da una fabbrica. Il mondo osservò, sorpreso e divertito, quel curioso fenomeno ottico che sembrava sfidare le leggi della realtà.

All’epoca il cinema era poco più di un esperimento tecnico, un’attrazione da fiera. Ma nel giro di pochi decenni si trasformò in un’industria culturale globale, capace di modellare l’immaginario collettivo. Diventò arte, propaganda, evasione, documento. Una lente attraverso cui leggere l’anima dei popoli e delle epoche.

Napoli e il cinema: un legame precoce e profondo

Pochi sanno che Napoli fu una delle prime città del mondo ad accogliere il nuovo linguaggio delle immagini in movimento. Già nel 1897, appena due anni dopo la proiezione parigina dei Lumière, Mario Recanati, un italo-americano originario del Vomero, aprì nella Galleria Umberto I la prima sala cinematografica d’Italia. Quel locale, con la sua luce tremolante e il rumore della pellicola che scorreva, cambiò per sempre il modo di raccontare e vedere il mondo.

Il cinema a Napoli non rimase confinato alle élite. Il suo successo popolare fu immediato. A Foria, il visionario Menotti Cattaneo capì che il cinematografo poteva essere un’arma democratica: lo rese accessibile a tutti, con proiezioni a pochi centesimi nelle baracche dei quartieri popolari, mescolando film brevi a spettacoli di varietà. Era una formula vincente: il cinema diventava festa, rito collettivo, passione quotidiana.

La capitale del cinema muto

Negli anni Dieci del Novecento, Napoli divenne la capitale del cinema italiano. Qui nacquero case di produzione come la Vesuvio Film, la Partenope Film, la Polifilms e soprattutto la Lombardo Film, fondata nel 1917 da Gustavo Lombardo e destinata a diventare la leggendaria Titanus.

Nel 1907 fu prodotto a Napoli Il delitto delle Fontanelle, uno dei primi lungometraggi italiani, girato nella zona dei Vergini. Tra il 1907 e il 1915 oltre il 50% dei film realizzati in Italia veniva girato a Napoli, in esterni naturali o negli stabilimenti di produzione che sorgevano tra il Vomero e il centro storico.

La città era al centro di una stagione pionieristica, dove tutto era sperimentazione: montaggio, scenografia, scrittura. Il cinema napoletano parlava il linguaggio del popolo e delle strade, anticipando il neorealismo di almeno trent’anni.

Elvira Notari e la Dora Film

In questo contesto vivace e anticonformista, Elvira Notari si affermò come prima regista italiana. Figlia della Napoli post-unitaria, donna colta e determinata, lasciò l’insegnamento per dedicarsi anima e corpo al cinema. Fondò insieme al marito Nicola la Dora Film, con sede in via Roma (l’attuale via Toledo). Lei scriveva, dirigeva, montava; lui curava la fotografia.

La Dora Film non fu solo una casa di produzione: fu una fucina di idee, uno sguardo autonomo sulla realtà napoletana. Elvira non si piegava agli stereotipi ed evitava le “napoletanerie” in voga all’epoca. Preferiva la Napoli autentica, quella dei vicoli e dei sentimenti estremi, quella delle passioni e delle lotte quotidiane.

La sua cifra stilistica era il post-verismo: un cinema che si nutriva della cronaca, del dolore e della speranza, ispirato ai romanzi di Matilde Serao e Salvatore Di Giacomo. I suoi film raccontavano il mondo delle donne, dei bambini, degli ultimi. Erano spesso ispirati a storie realmente accadute, e girati nei luoghi reali, tra la Sanità e i Quartieri Spagnoli, senza set artificiali.

Eduardo Notari: il primo scugnizzo del cinema

Il figlio di Elvira, Eduardo Notari, fu uno dei primi attori bambini del cinema italiano. Conosciuto dal pubblico come Gennariello, era il volto popolare e ribelle di una Napoli infantile ma già consapevole. I film in cui recitava venivano proiettati con accompagnamento musicale dal vivo e cantanti che eseguivano romanze scritte per l’occasione. Era una forma primitiva ma potentissima di cinema totale, immersiva, dove immagine, parola e canto si fondevano in un’unica emozione.

Il successo internazionale

Il successo della Dora Film travalicò presto i confini italiani. Le pellicole della Notari venivano distribuite a New York, dove fu aperta una sede per il mercato degli emigrati italiani. I suoi film – ‘A Santanotte, ‘A legge, ‘E piccerella – raccontavano storie che parlavano direttamente al cuore dei migranti. Spesso superavano al botteghino capolavori internazionali come Il Monello di Chaplin o Il Gabinetto del Dottor Caligari.

L’ostracismo del regime fascista

Ma il cinema libero e popolare di Elvira dava fastidio al regime. Il fascismo capì presto la potenza del mezzo e decise di centralizzare la produzione cinematografica. Nacquero gli studi di Cinecittà, mentre si imponevano nuovi codici linguistici e tematici, funzionali alla propaganda.

Nel 1928, una legge proibì l’uso del dialetto nei film. Fu un colpo mortale per Elvira Notari. Il suo cinema – in dialetto, ambientato nelle strade, interpretato da attori non professionisti – fu prima censurato, poi di fatto eliminato. La Dora Film venne chiusa, il suo catalogo disperso o distrutto, la memoria della sua fondatrice relegata all’oblio.

L’eredità di Elvira Notari

Elvira Notari girò oltre 60 lungometraggi e 100 corti tra il 1906 e il 1930. Fu una pioniera nel senso più pieno del termine: fu regista, sceneggiatrice, montatrice, direttrice di produzione. Inventò un linguaggio cinematografico prima ancora che l’Italia avesse una vera industria del cinema. Diede dignità narrativa al vissuto popolare.

Oggi, il suo nome viene finalmente riscoperto e celebrato. La sua opera rappresenta un punto di riferimento per chiunque voglia fare un cinema etico, autentico e vicino all’umanità reale. In un’epoca di immagini patinate e artificiali, Elvira Notari resta un faro. Il suo sguardo – lucido, partecipe, indomito – ci ricorda che raccontare il mondo è un atto di giustizia.

Elvira Notari film santanotte, Rose Angioni
Elvira Notari, un fotogramma del film “Santanotte”, nell’immagine la diva del muto napoletano Rosè Angioni

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