L’eco di Artemide in mostra al MANN

Al Museo Archeologico Nazionale di Napoli viene presentato in anteprima un biscuit di Filippo Tagliolini ispirato alla celebre statua della Collezione Farnese raffigurante l’Artemide di Efeso, recentemente acquisito dal Ministero della Cultura per il Museo e Real Bosco di Capodimonte.

l'eco di Artemide

L’Atrio del MANN ospita due opere che dialogano attraverso i secoli. La statua antica dell’Artemide Efesia, risalente al II secolo d.C., e la porcellana settecentesca Il Sacrificio a Diana d’Efeso, realizzata intorno al 1790 da Filippo Tagliolini, un prezioso biscuit appena entrato a far parte delle collezioni di Capodimonte.

Il Museo Archeologico Nazionale di Napoli e il Museo e Real Bosco di Capodimonte narrano insieme un pezzo di storia comune, ripercorrendo il legame tra le antichità farnesiane e la Real Fabbrica di Napoli. Nella Real Fabbrica delle porcellane di Napoli, che ebbe sede dapprima nella Reggia di Portici e in seguito nel Palazzo Reale, gli artigiani avevano la possibilità di ammirare, disegnare e quindi riprodurre i capolavori della scultura antica, spesso reinterpretati nella preziosa porcellana non smaltata, ovvero il biscuit.

Tra le opere esposte c’era anche l’Artemide Efesia. Come testimoniato da Carlo Gastone della Torre di Rezzonico, intellettuale del Settecento, che descrisse la statua in una sala dove molti giovani dipingevano le porcellane.

“una Diana Efesina, ossia la Natura multimammia, di cui non vedesi la più bella; le mani, i piedi e la testa sono di bronzo; il corpo carico di animali e di emblemi tutto d’alabastro”.

il capolavoro di Tagliolini

È probabilmente in questo contesto che Filippo Tagliolini, scultore e ceramista della Real Fabbrica Ferdinandea, vide la statua. Il biscuit presentato in anteprima al MANN arricchisce la figura della dea. Tre offerenti, tra cui un genio alato. Questa una variante iconografica frequente nella produzione della Real Fabbrica di Napoli. Spesso ispirata a sculture e manufatti antichi provenienti sia dalla Collezione Farnese sia dagli scavi di Ercolano e Pompei.

La statua di Artemide Efesia, realizzata in alabastro, fa parte del nucleo originario della Collezione Farnese. Giunta a Napoli da Roma negli anni Ottanta del XVIII secolo grazie all’eredità di Carlo di Borbone, figlio di Elisabetta Farnese.In previsione del trasferimento, le sculture della collezione furono sottoposte a un restauro generale; in questa circostanza, lo scultore Giuseppe Valadier realizzò, in bronzo verniciato, la testa, i piedi e le mani mancanti dell’Artemide. Successivamente, queste ultime, danneggiate durante l’occupazione francese, vennero nuovamente integrate nel 1805. In occasione del passaggio della Collezione Farnese al Nuovo Museo dei Vecchi Studi di Napoli, di cui il MANN è l’erede diretto.

La scultura appartiene al gruppo delle numerose repliche del II secolo d.C. della statua di culto del santuario di Artemide a Efeso, nell’attuale Turchia. La dea indossa una sopravveste stretta e rigida, una sorta di grembiule chiamato ependytes, decorato con figure di animali, e un collare a disco su cui compaiono personaggi femminili alati e simboli zodiacali. Al busto pendono elementi tondeggianti disposti su più file, tradizionalmente interpretati come mammelle, ma che in realtà rappresentano gli scroti dei tori offerti alla dea. Nel santuario di Efeso, l’immagine originale della dea, simbolo di dominio sulla natura e sull’ordine cosmico, era probabilmente una scultura in legno risalente all’età arcaica, addobbata con abiti e gioielli.

Artemide Efesia

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Artemide di Efeso (II secolo d.C.)

La statua è una delle numerose copie della celebre immagine di culto della dea venerata nel santuario di Efeso, nota soprattutto attraverso monete ellenistiche. Artemide è rappresentata in posizione eretta e rigida, con le braccia protese, quasi a richiamare la forma di uno xoanon (statua lignea arcaica). Indossa un polos a forma di torre con porte ad arco, affiancato da dischi decorati con protomi di leoni alati.

Sul petto sfoggia un pettorale con i segni zodiacali del Leone, Cancro, Gemelli, Bilancia e Sagittario, e una collana da cui pendono ghiande. Il busto è adornato da quattro file di elementi tondeggianti, interpretati come mammelle (simbolo di fecondità) o scroti di tori sacrificati. La veste aderente è riccamente decorata. Sulla parte anteriore delle gambe compaiono protomi di leoni, tori e cavalli alati, mentre sui fianchi si alternano sirene, rosette, sfingi e api, ripetute anche sulla fascia inferiore. Le maniche sono ornate da tre leoni rampanti.

Il volto, le mani e i piedi, in bronzo, sono frutto di restauri ottocenteschi di Giuseppe Valadier e Carlo Albacini

MANN e Capodimonte: l’eco di Artemide


Periodo: 13 maggio – 8 giugno 2026


Orario: Orari di apertura del museo


Biglietto: Incluso nel biglietto d’ingresso

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