Annella di Massimo, la pittrice dimenticata

Annella di Massimo, ritratto ideale di Antonio Nacarlo

Una petizione al sindaco e un nome da cancellare

Nella Napoli dei primi anni ’50, tra le ferite ancora aperte della guerra e i cantieri della ricostruzione, sulla scrivania del sindaco Domenico Moscati (in carica dal 1948 al ’52) arrivò una petizione curiosa. I cittadini del Vomero chiedevano il ripristino del toponimo “Via Vomero Vecchio” in sostituzione della recente dedica ad “Annella di Massimo”.Il motivo? Secondo i firmatari, Annella di Massimo non era mai esistita. Ma davvero era così?

Chi era Annella di Massimo?

Annella, al secolo Diana De Rosa, fu una pittrice partenopea vissuta nel cosiddetto “secolo d’oro della pittura napoletana”. Nacque nel 1601 da Tommaso De Rosa e Caterina De Mauro. Suo padre, il fratello Pacecco, il patrigno Filippo Vitale, il cognato Juan Do e persino il marito Agostino Beltrame, appartenevano tutti al mondo dell’arte.Cresciuta nel cuore di Napoli, tra Largo Carità e Piazzetta Spirito Santo, Diana fu presto notata per la sua naturale inclinazione al disegno. Dopo la morte del padre, fu il patrigno Vitale a introdurla nel mondo della pittura, presentandola a Massimo Stanzione, uno dei maggiori esponenti del barocco.

L’allieva prediletta del maestro

Stanzione, colpito dal talento della ragazza, la accolse nella sua bottega. Diana, cresciuta in beltà e bravura, divenne prima assistente del maestro. Fu da allora che tutti iniziarono a chiamarla affettuosamente Annella di Massimo.Grazie alla sua abilità, Annella conquistò numerosi committenti tra nobili napoletani e spagnoli. Il suo sogno, però, era lavorare per la Chiesa.

Il sogno ecclesiastico e il grande incarico

Con l’aiuto del maestro, ottenne un prestigioso incarico dall’Arciconfraternita della Pietà dei Turchini: dipingere due grandi tele per la chiesa di Santa Maria Incoronatella, raffiguranti la Nascita della Vergine e la Dormitio Virginis. Si pensava fossero andate perdute durante i bombardamenti del 1943, ma furono solo riposizionate ai lati dell’altare maggiore (come ricordato da Achille Della Ragione).Il successo delle due tele fu tale che numerosi ordini religiosi iniziarono a richiederle opere per le loro chiese.

Una fine tragica, tra invidia e calunnia

La fama, però, scatenò invidie. Secondo Bernardo De Dominici, una serva, per vendicarsi dei rimproveri ricevuti, diffuse la voce di una relazione tra Annella e Stanzione. La calunnia giunse alle orecchie del marito, Agostino Beltrame, che, accecato dalla gelosia, uccise la moglie colpendola al cuore con un pugnale.Fuggito a Parigi, lasciò dietro di sé un dolore profondo. Stanzione, per onorare la sua memoria, la ritrasse nel quadro Susanna e i Vecchioni (oggi nella collezione dei Marchesi di Bovino).

Dubbi storici e riscatto postumo

Per secoli, però, la figura di Annella fu avvolta nel mistero. Nessun documento certo, nessuna firma, nessun pagamento registrato. Solo la biografia di De Dominici, spesso ritenuta poco attendibile.Tutto cambiò nel 1951, quando lo studioso Ulisse Prota Giurleo scoprì tra le rovine dell’archivio di San Paolo Belsito il certificato di morte di Diana De Rosa. Annella era esistita davvero.

La via, il nome e la Memoria

La diatriba toponomastica si chiuse senza esito: il nome di via Annella di Massimo non fu rimosso. Forse per le prove storiche finalmente emerse, forse perché l’autorevole Roberto Longhi le attribuì opere firmate “A.D.M.”, o forse semplicemente perché la città era già proiettata verso la cementificazione selvaggia che avrebbe stravolto per sempre il Vomero.

Una visita all’Incoronatella

Se vi trovate nei pressi di via Medina, non perdete l’occasione di visitare la splendida Chiesa dell’Incoronatella. Un tempo conservatorio dove si formarono Scarlatti, Cimarosa e Paisiello, oggi conserva le opere di Annella, del patrigno Vitale (Angelo custode), del cognato Juan Do (Natività) e del marito Beltrame (San Nicola).

È bello immaginare, come è successo a me, che mentre il mondo la credeva scomparsa tra le pieghe del tempo, Annella di Massimo ci osservasse in silenzio, sorridendo.

Se il mistero di Annella di Massimo vi ha incuriositi

Se il mistero di Annella di Massimo vi ha incuriositi, vi consiglio la lettura di Annella De Rosa (Annella di Massimo) La pittrice mai esistita
di Isabella Pedicini (Armando De Nigris editore). un racconto che intreccia rigore storico e tono narrativo, l’autrice ricostruisce la vita e l’opera di Diana De Rosa, tra verità documentate, ipotesi, e suggestioni. Una vera e propria indagine d’autore, dove la Napoli barocca si riflette in quella contemporanea.

2 commenti

  1. […] Massimo Stanzione è una delle figure più significative della pittura napoletana del Seicento, protagonista di un’epoca in cui Napoli era uno dei centri artistici più vitali d’Europa. Nato intorno al 1585, si formò in un ambiente profondamente influenzato dalla rivoluzione caravaggesca, che aveva introdotto un linguaggio pittorico inedito basato sul naturalismo e sull’uso drammatico della luce. Tuttavia, a differenza di altri seguaci di Caravaggio, Stanzione sviluppò uno stile più equilibrato e armonioso, fondendo la forza espressiva del realismo con la grazia e la compostezza della pittura bolognese di Guido Reni e dei Carracci. Questa sintesi tra intensità emotiva e raffinatezza classica lo rese uno dei pittori più apprezzati del suo tempo, attivo per committenze ecclesiastiche e aristocratiche, e maestro di una generazione di artisti napoletani. […]

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