Viaggio al termine della notte
5 maggio 1938, Napoli.
Nella birreria Löwenbräu di Piazza Municipio, il locale è gremito. Sono le 22:00. L’aria è densa di fumo, alcol e fanatismo. Divise nere e brune invadono ogni tavolo, si canta, si ride, si beve. Si ostenta una virilità grottesca, fatta di manganelli e pacche sulle spalle. È il giorno della visita di Hitler a Napoli. Mussolini l’ha accolto con una sfilata trionfale tra fasci littori, svastiche e salve di cannone. Un’intera città trasformata in palcoscenico dell’Impero.
La brutalità fascista
In questo clima esaltato, il vecchio pianista del locale – capelli bianchi e smoking consunto – cerca invano di accompagnare la serata. Non prova nemmeno a sovrastare le marcette. Lo sa: questi fascisti sono maneschi, basta nulla a scatenare la violenza. E infatti succede. Tre miliziani lo raggiungono. Gli sciolgono il cravattino, gli imbrattano il viso col carbone, lo insultano.
«Invertito! Pederasta! La sai suonare Faccetta nera?»
«Veramente no…»
Un ceffone, poi un pugno. Il vecchio si ritrae. La sala osserva in silenzio, fingendo indifferenza. C’è chi esce. C’è chi si nasconde dietro il bicchiere. L’OVRA, la polizia segreta, è ovunque.
Un gesto inatteso
A un tavolo più discosto, un uomo e una donna osservano. Il ragazzo, longilineo, elegante, si alza. Consegna al pianista un biglietto da 100 lire e lo invita a sedersi con loro. Gli offre del cognac. Poi si avvicina al pianoforte. Nessuno lo ferma. E comincia a suonare.
“Allons enfants de la Patrie / Le jour de gloire est arrivé…”
La Marsigliese esplode nel cuore della birreria. È un affronto. È un inno alla libertà nel luogo e nel tempo più sbagliato. L’uomo continua. Canta contro la tirannia. Lo guardano. Nessuno osa avvicinarsi.
L’intervento e la violenza
Un uomo distinto, tra gli avventori, si alza. Mostra un distintivo, forse è un funzionario. Si avvicina ai miliziani, li invita a fermare il “pazzo”. Ma prima che lo aggrediscano, prende la parola:
«Per chi non la conoscesse, questa è l’inno della libertà. Esiste ancora la libertà in questa città? In questo Paese?»
Il silenzio è assoluto. Poi la furia. Calci, pugni. L’uomo viene pestato. Le sue parole riecheggiano tra le urla:
«Solo calci sapete dare, perché siete tutti ciucci!».
Epilogo: chi era quell’uomo?
Questo episodio non è una rivisitazione della celebre scena di Casablanca, ambientata al Rick’s Bar. È una vicenda vera, accaduta a Napoli, alla birreria Löwenbräu. L’uomo che suonò la Marsigliese si chiamava Renato Caccioppoli, matematico geniale e antifascista.Per quel gesto fu arrestato. Evitò il confino solo perché la famiglia riuscì a farlo internare come malato mentale. Ma quella notte segnò per lui l’inizio di un lungo viaggio verso la disillusione.
La parabola di Renato Caccioppoli
Come nel romanzo di Céline Viaggio al termine della notte, anche Renato intraprese un cammino verso il buio. Negli anni successivi, perse tutto: La fede nel comunismo, dopo l’invasione sovietica della Cecoslovacchia. L’amore, abbandonato dalla donna della sua vita. La passione per la matematica, cessando di pubblicare. La notte lo avvolse lentamente, fino a quando, nel 1959, decise di togliersi la vita.
L’eredità di una ribellione
Quell’atto solitario, in mezzo a un’orgia di fanatismo, resta scolpito nella memoria. Renato Caccioppoli fu un eroe tragico, la cui lotta per la libertà – breve, lucente e dolorosa – continua a insegnarci il valore del coraggio.




