Le carte da gioco napoletane

Preparate le carte

le carte da gioco napoletane
la Buona Fortuna – disegno di Antonio Nacarlo

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Le carte da gioco napoletane sono un must delle giornate di festa, da tenere sempre in casa per alleggerire il tedio tra una mangiata pantagruelica e l’altra. Come molti oggetti di uso comune, spesso non ci si interroga sulla loro origine o sulle affascinate storie che potrebbero raccontarci. In questo breve escursus proveremo a raccontarne la storia e la magia.

Carte da gioco napoletane: le origini

Le carte da gioco hanno origini molto antiche. Le prime testimonianze di tali manufatti sono reperibili nella Cina del XI secolo. Nella stessa Cina dove fu inventa la tecnica di stampa con cui venivano prodotte: la Xilografia. Tecnica di stampa che permetteva di riprodurre immagini in serie utilizzando una matrice incisa sul legno. Molto probabilmente viaggiarono insieme a merci e spezie sui sentieri della via della seta. Sulle coste napoletane arrivarono molto presto. Si pensa infatti che siano stati portate nell’Italia Meridionale nel XII secolo dai Mamelucchi, i soldati di origine turca al servizio del sultano Saladino. Fatto sta che da un documento angioino apprendiamo che il gioco delle carte era uno dei passatempi preferiti della regina Giovanna II.

Le carte dei mamelucchi antenate di quelle napoletane

Nei mazzi da gioco dei Mamelucchi vi erano 4 semi simili a quelli napoletani: DHIRAM, che era una valuta araba, divenuta per noi DENARISUYÛF erano le scimitarre, trasformato nel seme napoletano di SPADE. Le JAWKÂN, ovvero le mazze da pastore, antenati dei nostri “BASTONI”. I calici di rame, detti TÛMÂN divenne il seme di COPPE. Unica variazione sul tema, certamente occidentale, l’introduzione delle “figure” dei Fanti, dei Cavalieri e dei Re. Non possono essere di matrice araba in quanto l’Islam vieta la raffigurazione della figura umana.

La variante medievale

Le prime fiches da gioco prodotte erano in osso o avorio inciso. I primi a stamparle sulla carta e colorarle a mano furono i catalani. A Barcellona nel 1377 troviamo i primi mazzi di carta detti Nabid. Il valore figurativo introdotto nelle carte da gioco con le Figure, avrebbe lo scopo di rispecchiare la società del tempo. Secondo l’ipotesi dello storico Jacopo Gelli (Giochi e passatempi, Milano, Hoepli, 1989) i semi delle carte napoletane rappresenterebbero le classi sociali del Medioevo. Il seme di Coppe indicherebbe il clero, i Denari i mercanti, le Spade per gli armigeri e i Bastoni per i servi della gleba. Secondo un’altra teoria, che apprendiamo nel testo citato, i semi delle carte deriverebbero da alcuni simboli (un sole, una spada, un bastone e una coppa) incisi su alcune monete romane chiamate assi, da cui verrebbe anche il nome dell’Asso.

La produzione nella Napoli vicereale

Quello che era un passatempo ad appannaggio dei soli ricchi, divenne un gioco molto popolare tra la gente di ogni estrazione, grazie alla produzione in serie. Ogni quartiere della città aveva il suo stampatore preferito ed autorizzato dalla corona. Una prammatica del 1577 imponeva il pagamento di un carlino per ogni mazzo di carte prodotto nella capitale del vice regno. Quello dei disegnatori di carte divenne una professione molto ambita, tramandata di padre in figlio e le contraffazioni erano punite con pene molto severe per chiunque stampasse carte napoletane prive di sigillo reale.

Le carte napoletane come tramiti per la divinazione

Nel XVI secolo le carte napoletane non venivano utilizzate solo per gioco ma divennero lo strumento di lavoro preferito di chi voleva prevedere gli accadimenti della sorte. Le severe leggi di matrice cattolica infatti punivano col rogo anche solo chi possedeva un mazzo di Tarocchi mentre le carte da gioco erano tollerate, pertanto inventario e codificarono un un modo per conoscere il futuro con queste ultime.

le carte da gioco napoletane

Dagli Arcani Minori alle Carte Napoletane

Il mazzo delle carte napoletane e la sua lettura è stato tramandato di generazione in generazione, pervaso di significati simbolici antichissimi che devono essere interpretati attraverso l’arte divinatoria. la cartomanzia con le carte napoletane è fatta da un passato antico di donne normali che accudivano la propria famiglia ma che erano anche depositarie del sapere antico; tenute in grande considerazione dalla società erano in grado di fornire predizioni e letture di un’esattezza incredibile. Questo sapere e queste capacità si sono indissolubilmente legate al mazzo che ancora oggi viene trattato con lo stesso rispetto e la stessa riverenza.

Eccone un esempio tratto dal libro Angela Natale

Questi i campi della vita legati ai 4 semi:

Coppe: sentimenti, innamoramento, amicizie, allegria e gioia, feste, famiglia, rapporti sociali.
Spade: aspetti connessi alla giustizia, ai tradimenti, inganni, giochi di potere, sofferenze ed aspetti in generale di ostacolo.
Denari: commercio, beni materiali, aspetti economici, affari.
Bastoni: lavoro, forza di volontà, vigore fisico, sensualità. A volte possono indicare alcuni ostacoli da dover superare.

La Storia della Scopa

La scopa è considerato un gioco molto antico e che risale lontano nel tempo, e si ritiene sia nato per diretta discendenza da un gioco spagnolo, chiamato “Escoba”, che mantiene molto stretto il regolamento con la Scopa giocata oggi nel nostro paese.

Sempre di origine spagnola è l’altra ipotesi, ossia quella per cui la Scopa tragga origine da due giochi iberici dai nomi di Primiera e Scarabucion, molto in voga nel Quattocento.

La tradizione italiana narra invece di questo affascinante gioco praticato nel ‘400 a Napoli, e precisamente nel porto di Napoli, dove pescatori e pirati si giocavano i bottini conquistati con le razzie delle abitazioni dei nobili o con i bottini conquistati nell’assalto alle navi mercantili. (Andrea Angiolino e Beniamino Sidoti, Dizionario dei Giochi, Bologna, Zanichelli, 2010)

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Carte napoletane
“I Bari”,1590–1594 -Michelangelo Merisi da Caravaggio – Kimbell Art Museum di Fort Worth

 

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