Fuorigrotta, le origini

Fermi al semaforo dell’ incrocio rovente tra Via Terracina e Via Cintia chi potrebbe immaginare che sullo stesso luogo, circa venti secoli fa, sorgesse “Marcianum“, primo insediamento urbano nell’area dell’attuale Fuorigrotta.

Fuorigrotta storia
Fuorigrotta, chiesa di San Vitale – disegno di Antonio Nacarlo da una stampa del ‘700

Marcianum e la gens Marciana

Il villaggio era cresciuto nei secoli attorno alla villa agricola della gens Marciana (nobile famiglia della Roma imperiale), sviluppandosi lungo l’asse viario “per Collem” che congiungeva il porto di Napoli a quello di Pozzuoli.


San Gennaro e la storia cristiana del luogo

Lungo la strada che costeggiava il villaggio di Marcianum fu sepolto, secondo una antica tradizione, il corpo di San Gennaro, dopo il martirio subito nel 305 D.C.


L’età Claudia e la Crypta Neapolitana

In età Claudia il porto puteolano divenne lo scalo principale della flotta militare pertanto si decise la costruzione di una strada alternativa e più agevole. Fu scavato allora un tunnel nella collina di Posillipo, la “Crypta Neapolitana” che velocizzò il transito di uomini e merci. l’intera zona all’uscita del tunnel, prese il nome di “foram Cryptam“, fuori dalla grotta, Fuorigrotta, toponimo che conserva ancor oggi


La fertile pianura vulcanica

La fertile pianura vulcanica, fu “l’orto e il bosco della città di Napoli” fino a tutto il XIX secolo. I ricchi fondi agricoli, parcellizzati in età aragonese, furono acquistati o ceduti ai grandi ordini monastici cittadini . Carmelitani, Domenicani e Francescani, attraverso il sistema della concessione in mezzadria dei terreni, favorirono l’inurbamento dell’area.


Canapa, boschi e briganti

Nella zona prospicente Agnano, ricca di laghi di origine vulcanica, si insediarono i lavoratori della canapa. Sotto la collina del Vomero, dove sorgeva un fitto bosco (attuale Loggetta) dimoravano i boscaioli ma anche briganti e grassatori che rapinavano gli incauti viandanti lungo la “scesa de li Canzani” (attuale via Caravaggio).



Il primo nucleo di Fuorigrotta

Il primo piccolo centro abitato nominato Fuorigrotta si formò nel XVII secolo attorno all’antica cappella di San Vitale, nell’attuale area compresa tra piazza Italia e Via Giulio Cesare. La vecchia chiesa, abbattuta alla fine dell’Ottocento, ospitò per oltre un secolo le spoglie di Giacomo Leopardi (dal 1939 inumate nel monumento funebre di Piedigrotta).


Il piano post-colera e il Risanamento

Nel piano urbanistico post colera del 1884 l’area occidentale della città fu individuata per la costruzione di nuovi rioni di edilizia popolare per ospitare gli sfollati dei quartieri napoletani “sventrati” dal Risanamento.


Infrastrutture moderne: tranvia, Cumana e lampioni

Con le case arrivarono le infrastrutture come la nuova galleria (oggi Galleria quattro giornate) nel 1885, la linea tranviaria a cavallo 1886, la Ferrovia Cumana, inaugurata nel tratto Montesanto-La Pietra nel 1889. Lo stesso anno arrivò l’illuminazione pubblica. L’ultimo lampione ad olio combustibile della rete civica, il numero 6666, installato presso il teatro dei pupi “Verdi” (all’inizio dell’attuale via Consalvo) divenne proverbiale. Il modo di dire “l’urdemo lampione ‘e Forerotta” indicava una persona irrilevante, il cui parere non contava nulla.


Toponomastica e Ventennio fascista

Gran parte della toponomastica viaria attuale, che celebra i personaggi dell’antica Roma e della battaglia di Lepanto, la dobbiamo alla inane magniloquenza degli amministratori del ventennio fascista.


La Mostra d’Oltremare e la nuova Fuorigrotta

Dal 1931 al 1940, anno dell’ inaugurazione del complesso fieristico “Mostra triennale delle terre Italiane d’Oltremare”, il quartiere fu interessato da radicali lavori che fecero sparire completamente la vecchia Fuorigrotta. Al grido di “la parola a Sua Maestà il piccone” si partì. Il progetto, che interessò un’area di 850000 mq, prevedeva la costruzione di una funivia di collegamento con Posillipo (ora sparita) e di un nuovo traforo di collegamento con Mergellina (attuale galleria Laziale), da cui si partiva un’immenso viale a doppia corsia (Viale Augusto) fino alla piazza per le adunanze fasciste intitolata Piazza dell’Impero (piazzale Tecchio). Per la realizzazione della parallela Via Giulio Cesare fu abbattuto il quartiere operaio nominato Castellana.


Dal dopoguerra al boom economico

Dalla megalomania fascista al razionalismo organico degli anni sessanta del ‘900. In quegli anni si costruirono il Centro di produzione Rai, le sedi del Consiglio Nazionale delle Ricerche, il Politecnico e lo stadio San Paolo (dal 2020 dedicato alla memoria del D10s del Calcio Diego Armando Maradona).


La speculazione edilizia e Pasolini

Anche negli anni del cosiddetto boom economico, la più bieca speculazione edilizia colpì duramente, sfregiando il “giardino di Napoli” con anonimi palazzoni in cemento armato. Non fu tanto l’assenza di un piano regolatore a causare il degrado urbano, quanto piuttosto una cementificazione selvaggia. Espressione della massificazione del capitale, come denunciava Pasolini. Questo fenomeno è stato efficacemente rappresentato da Francesco Rosi nel film Le mani sulla città, che descrive con lucidità la speculazione edilizia e le sue conseguenze sociali.


Crescita urbana e nuove contraddizioni

Secondo una statica dell’università Federico II, nell’ultimo trentennio del secolo scorso, Napoli ha edificato più metri cubi che nei precedenti tre secoli. Il quartiere in questione allora diviene metafora di un’intera metropoli che ha visto raddoppiare la sua popolazione in meno di mezzo secolo.


Memoria e natura perduta 🌿

Ripensando al tempo in cui i pascoli e le dolci pianure flegree lambivano il mare sferzate dalle brezze di ponente e guardando come è diventato, mi sovviene il verso.

“Hanno l’impercettibile sussurro,
Non fanno più rumore
Del crescere dell’erba,
Lieta dove non passa l’uomo”,

“Non gridate più” di Giuseppe Ungaretti, scritta nel 1945 e inclusa nella raccolta “Il dolore”

Forse un giorno la Natura c’è ne chiederà il conto .

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