Napoli 1780
Il sole del pomeriggio entra obliquamente dalle grandi finestre del palazzo, illuminando la stanza affrescata con immagini celestiali che sembrano voler sfondare il soffitto. Le pareti sono adornate da librerie colme di volumi rari e preziosi, mentre diversi oggetti curiosi, provenienti da terre lontane, aggiungono un tocco di esotismo all’ambiente austero. Fuori, nello slargo della strada detta d’a menesta, il mercato della frutta è in pieno fermento. Voci di venditori che richiamano clienti e il fruscio delle gonne delle popolane si mescolano con il tintinnio delle monete. La folla si muove in un caotico balletto per accaparrarsi la merce più fresca e a buon mercato.
All’interno del palazzo, un uomo elegantemente vestito si attarda alla scrivania in noce e palissandro intarsiata con volute di madreperla. Il suo volto è concentrato, assorto nella scrittura di una lettera. Non sembra minimamente infastidito dal rumore che proviene dalla strada. L’uomo è Gaetano Filangieri, il filosofo napoletano, e sta scrivendo una missiva destinata a un interlocutore speciale: Benjamin Franklin, ambasciatore degli Stati Uniti in Francia.
Filangieri si ferma un momento, solleva la penna d’oca e osserva l’inchiostro nero che si asciuga sulla carta d’Amalfi. Il contenuto della lettera è di grande importanza; non sono semplici parole, ma idee che potrebbero influenzare il destino di una nazione lontana. Egli riflette sul concetto di felicità, un diritto inalienabile che ogni essere umano dovrebbe poter perseguire. La lettera che sta scrivendo non è solo un contributo filosofico. È un invito a pensare a un mondo migliore, dove la legislazione non sia solo un insieme di regole. Sia invece uno strumento per garantire il benessere e la felicità di tutti i cittadini.
Filangieri riprende a comporre, consapevole che le sue idee vergate, attraversando l’oceano, potranno contribuire alla costruzione di una nuova nazione fondata su principi di giustizia e libertà. Nonostante il frastuono proveniente dalla strada, il filosofo non ne è minimamente distratto.“Stimato Ambasciatore.” Scrive Filangieri. “Mi permetta di esprimere la mia ammirazione per i progressi che la sua nazione sta compiendo. Credo fermamente che il diritto alla felicità debba essere uno dei pilastri su cui fondare ogni società giusta e libera”.
Si ferma un momento, sollevando lo sguardo verso il soffitto affrescato, come se cercasse ispirazione nelle figure angeliche. Pensava all’America, quella terra lontana che stava cercando di costruire una nuova società.“Il legislatore”, continua a scrivere. “Deve considerare la felicità come il fine ultimo delle sue leggi. Una nazione prospera è una nazione dove ogni individuo può perseguire la propria felicità senza oppressioni né ingiustizie”.
Filangieri appoggia la penna nel calamo, soddisfatto. Chiude con cura la lettera e la sigilla con ceralacca rossa, imprimendovi il suo stemma. Intimamente sa che quelle parole sono destinate a fare la differenza. Percepisce che Benjamin Franklin, con la sua mente aperta e il suo spirito illuminato, apprezzerà e forse accoglierà quei suggerimenti.Con la lettera in mano, si alza dalla scrivania e si dirige verso la finestra. Guarda il mercato in fermento. Pensa alla moltitudine di persone che, come quei popolani, desiderano solo una vita serena e felice. Si sente rincuorato: forse, grazie a quei suoi pensieri, un giorno il diritto alla felicità sarebbe diventato realtà per tutti.
Il principe osserva ancora una volta il plico prima di consegnarla al suo fidato messaggero. Il sole sta calando, tingendo il cielo di un arancio intenso. In quel momento si sentì parte di un grande disegno.Un filo invisibile che univa Napoli all’America, due mondi agli antipodi geografici avvicinati dal potere delle idee e della parola.
Gaetano Filangieri (1753-1788) è stato uno dei più importanti filosofi e giuristi del XVIII secolo e il suo lavoro ha lasciato un segno significativo sia in Italia che all’estero. Nato a Napoli, la sua opera più celebre, “La Scienza della Legislazione”, rappresenta una delle espressioni più avanzate del pensiero illuminista. Pubblicata in più volumi tra il 1780 e il 1788, “La Scienza della Legislazione” è un trattato che affronta vari aspetti della legge e del governo. Filangieri sosteneva che le leggi dovessero essere razionali e orientate al benessere comune, opponendosi a leggi arbitrarie e tiranniche. Un concetto centrale della sua filosofia era che il fine ultimo della legislazione dovesse essere il raggiungimento della felicità per il maggior numero possibile di cittadini.
Filangieri godeva di grande stima tra i pensatori illuministi. Le sue idee erano apprezzate per la loro profondità e la loro attenzione al benessere umano. Oltre a Franklin, anche altri intellettuali e riformatori del tempo, come Cesare Beccaria, conoscevano e apprezzavano il suo lavoro, le sue idee influenzarono le riforme legislative in vari paesi europei e contribuirono a modellare il pensiero giuridico moderno.Lo stesso Napoleone Bonaparte attinse a piene mani al lavoro dell’illuminista napoletano quando fece redigere il Code civil des français o Code Napoléon, entrato in vigore nel 1804. Il filosofo rappresenta un esempio brillante di come le idee possono viaggiare oltre i confini geografici e temporali, influenzando profondamente lo sviluppo delle società.
La sua corrispondenza con Franklin e il suo contributo alla filosofia del diritto mostrano come Napoli e l’Italia abbiano giocato un ruolo cruciale nel grande movimento dell’Illuminismo.Nonostante il suo impatto significativo, la storia e l’opera di Filangieri non sono ampiamente conosciute oggi. La sua visione di una legislazione giusta e razionale è un contributo prezioso al pensiero politico e giuridico che merita di essere riscoperto e valorizzato.
Le recenti elezioni politiche in vari paesi europei hanno mostrato una crescente adesione alle destre nazionaliste. Leader come Marine Le Pen e Jordan Bardella in Francia, Giorgia Meloni in Italia e Viktor Orbán in Ungheria rappresentano movimenti che promuovono politiche liberticide e classiste, con una minore enfasi sui principi di partecipazione sociale e uguaglianza. Questi sviluppi sottolineano l’importanza di riscoprire e rileggere le opere dei grandi pensatori del passato.
diceva il pittore spagnolo Francisco Goya, pertanto riscoprire il pensiero di Filangieri significa riaffermare l’importanza di una società giusta e partecipativa, dove le leggi sono create non per favorire pochi privilegiati, ma per garantire il benessere e la felicità di tutti. In un’epoca in cui le divisioni sociali e politiche sembrano acuirsi, il messaggio del filosofo napoletano risuona con una forza rinnovata, ricordandoci che la vera democrazia si basa su principi di giustizia, equità e solidarietà.





[…] non ci sono i vicoli pittoreschi, eppure si avverte sempre un tono, un’intonazione che porta con sé quella città. Una presenza discreta che plasma lo sguardo, gli dona ironia e ritmo, lo rende partecipe e mai […]