Identità Culinaria Partenopea
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Pasqua è alle porte. In ogni casa napoletana che si rispetti non mancheranno i piatti della tradizione, preparazioni semplici o complesse di cui ogni famiglia rivendica, con orgoglio, la custodia dell’unica vera ricetta.
Eppure, se il valore culturale di queste pietanze è indiscusso, più difficile è risalire al motivo originario che ne ha generato la forma e il significato. È lì, in quel punto remoto, che la cucina smette di essere solo nutrimento e diventa racconto.
Proveremo, allora, a seguirne una traccia.

Acqua di millefiori, cannella, fragranze di forno: è questa l’aria primaverile che invade le strade quando la Pasqua si avvicina. Un odore che non appartiene a una sola casa, ma alla città intera.
Il nostro racconto comincia da Via San Gregorio Armeno all’altezza del numero civico 13. Se, con la gentilezza che contraddistingue ogni vero partenopeo, riusciremo a far spostare un poco la bancarella ingombra di pastori all’artigiano presepiale, riusciremo ad ammirare lo splendido rilievo di una canefora che è ivi esposto da appena ventuno secoli.
La leggiadra vergine portatrice di canestro e fiaccola rappresenta una delle sacerdotesse della Dea delle messi Demetra che abitavano il tempio ad essa dedicata che insisteva al posto della chiesa successivamente dedicata al Santo del Ponto Gregorio.





